Giorgia Meloni tira dritto e sceglie la linea della continuità, nonostante le tensioni politiche e le dimissioni che hanno segnato le ultime settimane di governo. Nell’informativa alla Camera sull’azione dell’esecutivo, la presidente del Consiglio ha ribadito la volontà di proseguire senza cambi di rotta, respingendo ogni ipotesi di rimpasto e rivendicando la solidità della maggioranza.
Governo compatto e nessun passo indietro
La premier ha escluso con nettezza qualsiasi ipotesi di crisi interna, chiarendo che “non servono dimissioni né rimpasto” e che l’esecutivo continuerà a governare fino al termine naturale della legislatura. La linea è quella di una “maggioranza solida e coesa”, capace – secondo Meloni – di anteporre l’interesse nazionale alle polemiche politiche.
Nel passaggio dedicato alle recenti uscite dal governo, la presidente del Consiglio ha riconosciuto che si è trattato di scelte “non semplici né indolori”, ma ha difeso il lavoro svolto dagli ex membri dell’esecutivo, sostenendo che il governo non può permettersi di perdere tempo in scontri politici sterili. Da qui la sfida rivolta alle opposizioni: “sgomberato il campo, vi sfido sulla vera politica”.
Referendum sulla giustizia e riforme da rilanciare
Meloni è tornata anche sul referendum sulla giustizia, che ha bocciato la riforma proposta dal governo. Pur riconoscendo la forte partecipazione e la polarizzazione del voto, ha insistito sulla necessità di non abbandonare il percorso di riforma.
Secondo la premier, il “cantiere della giustizia” deve proseguire, puntando a soluzioni che garantiscano una magistratura “libera da condizionamenti politici e ideologici”. Un cambio di tono rispetto alle tensioni precedenti, ma senza autocritica esplicita sull’impianto della riforma respinta dagli elettori.
Politica estera, equilibrio tra Europa e Stati Uniti
Sul piano internazionale, Meloni ha respinto le accuse di subalternità agli Stati Uniti, rivendicando una collocazione dell’Italia che definisce “testardamente occidentale”. L’obiettivo, ha spiegato, resta quello di mantenere un equilibrio tra il legame con Washington e l’appartenenza europea.
La premier ha negato che esista una scelta da compiere tra Trump e l’Europa, sostenendo che la forza dell’Italia risieda proprio nell’unità dell’Occidente. Una posizione che arriva in un momento di crescente difficoltà nei rapporti transatlantici, segnati dalle tensioni sulla guerra in Iran.
Il nodo Hormuz e il rischio energetico
Ampio spazio è stato dedicato alla crisi energetica legata allo Stretto di Hormuz, ancora parzialmente bloccato nonostante la tregua. Meloni ha chiesto il “pieno ripristino della libertà di navigazione”, mettendo in guardia contro l’ipotesi di restrizioni o pedaggi che potrebbero avere conseguenze economiche rilevanti.
Secondo la presidente del Consiglio, l’Europa deve prepararsi a una risposta straordinaria in caso di peggioramento dello scenario, arrivando a ipotizzare anche una sospensione del Patto di stabilità sul modello delle misure adottate durante la pandemia.
Lo scontro con Schlein
La “sfida sulla vera politica” lanciata dalla premier è stata raccolta dalla segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, che ha attaccato duramente l’operato del governo. La leader dem ha definito l’intervento di Meloni “un discorso di autoconvincimento”, accusando l’esecutivo di aver fallito sulle riforme e sulle condizioni economiche del Paese.
Schlein ha puntato il dito anche sulla politica estera, chiedendo una posizione più netta nei confronti degli alleati e criticando quella che ha definito una mancata capacità di guidare l’Europa in una fase di crisi internazionale.
Il confronto in Aula ha così segnato un ulteriore irrigidimento dei rapporti tra maggioranza e opposizione, in un contesto politico che resta teso sia sul piano interno che su quello internazionale.





