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Luigi Di Maio sale in cattedra: professore onorario al King’s College di Londra

Un altro tassello si aggiunge al percorso di Luigi Di Maio. L’ex vicepremier e già ministro degli Esteri è stato nominato professore onorario al King’s College London, una delle università più antiche e prestigiose del Regno Unito. A comunicarlo è stato lo stesso Di Maio attraverso i suoi canali social, spiegando che il nuovo incarico sarà dedicato ai temi della sicurezza internazionale, delle relazioni tra Europa e Golfo e delle dinamiche geopolitiche. Un riconoscimento accademico che si affianca al ruolo istituzionale che già ricopre a livello europeo e che segna un’ulteriore evoluzione rispetto alla sua stagione politica italiana.

Il nuovo incarico a Londra

Di Maio collaborerà con il Defence Studies Department del King’s College, un dipartimento specializzato in studi strategici, sicurezza e difesa, considerato tra i punti di riferimento accademici in Europa. Tra i docenti figurano spesso ex diplomatici, ufficiali delle forze armate e consulenti governativi, a testimonianza del legame stretto tra ricerca e istituzioni.

Nel messaggio pubblicato online, l’ex ministro ha sottolineato l’intenzione di contribuire al dibattito su temi globali delicati, mettendo a disposizione l’esperienza maturata negli anni alla guida della Farnesina e nei rapporti internazionali sviluppati durante il suo mandato. La qualifica di “honorary professor” viene generalmente attribuita a personalità che si sono distinte nel proprio campo, anche al di fuori dell’ambito strettamente accademico, e che possono offrire un contributo qualificato alla formazione e alla ricerca.

L’ascesa politica: dai 26 anni alla vicepresidenza della Camera

La traiettoria di Di Maio è stata, fin dall’inizio, segnata da una rapidità fuori dal comune. A soli 26 anni diventa vicepresidente della Camera dei Deputati, il più giovane nella storia repubblicana a ricoprire quell’incarico. È uno dei volti emergenti del Movimento 5 Stelle, che in quegli anni si consolida come forza antisistema capace di intercettare una larga fetta di elettorato. Nel 2017 assume la guida politica del M5S, a 31 anni. Pochi mesi dopo è tra i protagonisti della campagna elettorale che porta il Movimento al risultato storico del 33% alle politiche del 2018. È l’ingresso definitivo dei “grillini” nel cuore delle istituzioni.

Vicepremier e ministro

Con la nascita del governo Conte I, Di Maio diventa vicepremier insieme a Matteo Salvini e assume il ministero del Lavoro. In seguito, nel governo guidato da Mario Draghi, ricopre l’incarico di ministro degli Esteri, consolidando un profilo sempre più internazionale. Nel frattempo, però, il Movimento 5 Stelle attraversa una fase di difficoltà. Le tensioni interne e il calo nei consensi portano Di Maio a dimettersi da capo politico nel gennaio 2020. È l’inizio di un progressivo distacco dalla forza che lo aveva lanciato.

La rottura con il M5S e la sconfitta elettorale

Nel giugno 2022 Di Maio lascia ufficialmente il Movimento e fonda una nuova formazione politica, “Impegno Civico”, in alleanza con il Centro Democratico di Bruno Tabacci. L’esperimento elettorale si rivela però fallimentare: alle politiche il nuovo soggetto politico non supera la soglia di sbarramento, fermandosi sotto l’1%. Per molti osservatori, quella battuta d’arresto segna la fine della sua parabola nazionale. Per alcuni mesi Di Maio resta lontano dalla scena politica, con sporadiche apparizioni pubbliche e interventi su temi internazionali.

La svolta europea

La ripartenza arriva nel 2023, quando l’allora Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Josep Borrell, lo indica come candidato idoneo al ruolo di inviato speciale dell’Ue per il Golfo Persico. La nomina viene formalizzata poche settimane dopo. Da quel momento, Di Maio si concentra su dossier legati alla stabilità regionale, all’energia e ai rapporti strategici tra Europa e Paesi del Golfo. Un incarico che consolida il suo riposizionamento su un piano sovranazionale.

Dalla politica all’accademia

L’ingresso nel King’s College rappresenta dunque una naturale estensione del percorso intrapreso negli ultimi anni. Non un ritorno alla politica domestica, ma un consolidamento di un profilo internazionale e istituzionale. La nomina a professore onorario non comporta un incarico accademico tradizionale, ma offre la possibilità di intervenire in seminari, incontri e programmi di ricerca, portando un’esperienza maturata sul campo. Dalla vicepresidenza della Camera a Bruxelles, fino alle aule di una delle università più prestigiose d’Europa: la traiettoria di Di Maio continua a sorprendere, tra svolte inattese e nuovi ruoli. Una carriera che, al di là delle polemiche, dimostra una capacità di reinventarsi ben oltre i confini della politica italiana.