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Groenlandia, Meloni critica Trump e rilancia il ruolo della Nato

La saletta riservata al quindicesimo piano del Lotte Hotel, nel cuore di Seul, è stata allestita in fretta. Il punto stampa è stato convocato poche ore prima e l’atmosfera è tesa. La presidente del Consiglio entra, saluta rapidamente i cronisti, si avvicina al microfono e va dritta al punto. La previsione di un aumento dei dazi nei confronti dei Paesi che hanno contribuito alla sicurezza della Groenlandia, afferma, «è un errore» e «non la condivido». È un passaggio tutt’altro che scontato. Per la prima volta dall’insediamento di Donald Trump, Giorgia Meloni critica apertamente una scelta dell’amministrazione americana, dicendo esplicitamente che sta sbagliando. Nella sala cala il silenzio. Il volto della premier è una maschera di tensione, ma anche di determinazione: sa che le sue parole segnano un punto di discontinuità.

Artico strategico, ma senza equivoci

Meloni chiarisce subito il quadro in cui si colloca la sua presa di posizione. Dice di condividere l’attenzione che la presidenza americana riserva alla Groenlandia e, più in generale, all’Artico, una regione che definisce strategica e nella quale è necessario evitare ingerenze ostili. Ma proprio per questo, sottolinea, occorre distinguere tra cooperazione e contrapposizione.

Secondo la presidente del Consiglio, la volontà di alcuni Paesi europei di inviare truppe o di rafforzare la presenza militare nell’area andava letta come un contributo alla sicurezza comune, non come un’iniziativa rivolta contro gli Stati Uniti. Non si trattava di un messaggio antiamericano, ma di una risposta a rischi condivisi. È su questo equivoco, spiega, che si è innestata una reazione sproporzionata.

La scelta di chiamare Washington

Proprio per evitare che l’incomprensione degenerasse, Meloni racconta di aver interrotto il programma della sua giornata e di aver preso il telefono. Ha chiamato la Casa Bianca, spiegando direttamente la posizione italiana. L’obiettivo, dice, è evitare una escalation e riportare la questione su un piano di dialogo. La premier riferisce di aver parlato anche con il segretario generale della Nato, che le ha confermato l’avvio di un lavoro dell’Alleanza proprio sul fronte artico. Ed è su questo punto che Meloni insiste: la Nato è il luogo naturale in cui coordinare gli strumenti di deterrenza e di sicurezza, evitando iniziative isolate e letture distorte delle intenzioni altrui.

Il problema della comunicazione

Alle domande dei cronisti su come sia stata accolta la sua telefonata, Meloni risponde con prudenza. Non entra nei dettagli del colloquio, ma lascia intendere che il nodo principale sia stato un problema di comprensione e di comunicazione tra le due sponde dell’Atlantico. Dal suo punto di vista, il messaggio arrivato dall’Europa non è stato recepito correttamente a Washington. Il rischio, spiega, è che le iniziative di alcuni Paesi europei siano state interpretate come mosse ostili nei confronti degli Stati Uniti. Un’interpretazione che, ribadisce, non corrispondeva alle intenzioni originarie. Gli attori che destano preoccupazione sono altri, e su questo fronte europei e americani dovrebbero muoversi insieme.

Il riferimento a Cina e Russia

Il riferimento, seppur implicito, è chiaro. Nella regione artica crescono le attenzioni e le ambizioni di potenze come Cina e Russia. È rispetto a queste presenze che, secondo Meloni, va costruita una strategia condivisa. Da qui l’insistenza sul ruolo della Nato e sulla necessità di un coordinamento che eviti fraintendimenti e reazioni a catena. Il messaggio che la premier cerca di far passare è quello di una responsabilità comune: l’Artico non può diventare terreno di scontro tra alleati, ma deve restare uno spazio in cui rafforzare la cooperazione occidentale.

Gaza e il ruolo dell’Italia

Prima di chiudere l’incontro, Meloni affronta anche il tema del Medio Oriente. Conferma di aver ricevuto l’invito della Casa Bianca a partecipare al board sul piano per Gaza e sottolinea che l’Italia è pronta a fare la propria parte nella costruzione di un percorso di pace. Secondo la presidente del Consiglio, l’Italia può giocare un ruolo di primo piano grazie ai rapporti mantenuti con tutti gli attori regionali. Il Paese, aggiunge, è già molto attivo nell’area e intende continuare a esserlo, convinto di poter offrire un contributo concreto in una fase estremamente delicata.

Le reazioni politiche in Italia

Le parole di Meloni non chiudono il dibattito interno. Dall’opposizione arrivano critiche nette. La segretaria del Partito democratico Elly Schlein afferma che la politica estera di un grande Paese come l’Italia non può ridursi all’attesa o all’interpretazione delle mosse di Trump. Secondo Schlein, i nodi stanno venendo al pettine anche per la premier, e su un tema come la Groenlandia sarebbe servita una presa di posizione più netta a difesa dell’integrità territoriale di uno Stato membro dell’Unione europea.

La linea della mediazione

Di segno diverso la posizione del ministro degli Esteri Antonio Tajani, che rivendica per l’Italia un ruolo di mediazione. La linea, spiega, è quella del buonsenso: parlare con tutti, dire sempre la verità e cercare soluzioni condivise. Secondo Tajani, l’Italia ha già dimostrato di saper lavorare in contesti complessi e potrà farlo anche in questa fase.

La giornata di Seul segna così un passaggio significativo. L’Italia prova a ritagliarsi uno spazio tra alleati, tensioni e nuovi equilibri globali, rivendicando il dialogo come strumento principale per evitare che una crisi diplomatica si trasformi in una frattura più profonda.