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Manager calibro 9, vent’anni di malavita a Milano nel racconto del pentito Saverio Morabito

Manager calibro 9. Vent’anni di malavita a Milano nel racconto del pentito Saverio Morabito, scritto da Piero Colaprico e Luca Fazzo, è molto più di un libro di cronaca giudiziaria. È il racconto diretto di una stagione criminale che ha segnato la Lombardia e la storia d’Italia, osservata dall’interno attraverso la voce di uno dei suoi protagonisti più controversi.

Il cuore del volume è la testimonianza di Saverio Morabito, figura centrale nella storia della criminalità organizzata al Nord. Nato in Calabria, nel disgraziato paese di Platì colpito da una devastante alluvione nel 1951, Morabito arriva nel 1959, a soli sette anni, a Buccinasco – allora Romano Banco –, territorio che negli anni diventerà uno dei simboli dell’insediamento della ’ndrangheta in Lombardia. Il suo ingresso nella malavita è precoce: ancora minorenne, alla fine degli anni Sessanta, finisce al Beccaria per una serie di furti.

Negli anni Settanta il suo percorso criminale si consolida. Prima le rapine con gruppi siciliani, poi – dal 1977 – i sequestri di persona insieme ai compaesani di Platì. Il salto di qualità arriva negli anni Ottanta con il narcotraffico, che lo proietta dentro le grandi dinamiche della criminalità organizzata internazionale e ne fa uno snodo tra le cosche calabresi e il mondo economico milanese.

Chi scrive questo articolo Morabito “l’ha visto” da vicino, grazie ai racconti di chi nei primi anni ’90 ha lavorato all’inchiesta scaturita dalla sua collaborazione con la magistratura. Nel 1994 ero un giovane aspirante cronista di giudiziaria ed ebbi l’opportunità di parlare con l’allora ispettore della Criminalpol Carmine Gallo, l’artefice, assieme al Pm Alberto Nobili, del pentimento di Morabito. Ecco, ricordando benissimo le sue parole, il ritratto che Colaprico e Fazzo fanno di Morabito – “Cattivik” come l’avevano soprannominato alla Dia nelle fasi preparative del blitz “Nord Sud” – in Manager calibro 9 è fedele e tagliente come la lama di un coltello.

La Milano del boom e l’ombra delle cosche

Il libro non si limita alla biografia criminale di Morabito. Attraverso il racconto del ragazzo di Platì diventato manager del narcotraffico, Colaprico e Fazzo ricostruiscono una Milano parallela, quella che cresce negli anni del benessere, della moda e della finanza, mentre nelle sue periferie si strutturano reti mafiose solide e radicate.

La forza del volume sta nella capacità di mostrare come la criminalità organizzata non sia stata un corpo estraneo trapiantato al Nord, ma abbia trovato spazio dentro un tessuto economico dinamico, talvolta permeabile, spesso distratto. Le dinamiche interne alle cosche, i rapporti tra ’ndrangheta, mafia siciliana e ambienti imprenditoriali emergono con chiarezza, senza romanticismi né compiacimenti.

Il valore della testimonianza

Morabito non è un narratore neutrale: è un uomo che ha scelto di collaborare con la giustizia dopo anni ai vertici del sistema criminale. La sua voce restituisce il linguaggio, la mentalità e la logica di potere di quell’ambiente. Il libro alterna il racconto personale alla ricostruzione giornalistica, offrendo così sia la dimensione umana sia quella investigativa.

Il titolo, evocativo, richiama un immaginario cinematografico – quello del noir milanese – ma qui non c’è finzione: chi come me ha frequentato da cronista Milano e il suo hinterland in quegli anni lo sa bene. C’è piuttosto il racconto di un percorso che attraversa furti, rapine, sequestri e traffici di droga, fino alla caduta e alla scelta di raccontare.

Un libro per capire la criminalità al Nord

Manager calibro 9 è una lettura che colpisce perché costringe a guardare dentro una realtà spesso rimossa: la strutturazione della ’ndrangheta in Lombardia, la sua capacità di adattarsi e di fare affari lontano dalla Calabria.

Non è un saggio accademico, né un romanzo. È una testimonianza mediata dall’esperienza di due giornalisti di lungo corso nella cronaca giudiziaria, che riescono a trasformare un materiale complesso in un racconto leggibile e incisivo.

Il risultato è un libro che aiuta a comprendere come la criminalità organizzata abbia costruito nel tempo un sistema solido anche nel Nord produttivo. E che mostra, attraverso la parabola di Morabito, come la storia personale di un uomo possa intrecciarsi con quella più ampia di una città e di un’epoca.