Ursula Von der Leyen ha ancora davanti a sé qualche giorno per cercare di assicurarsi quanti più voti possibili. Il 18 luglio, infatti, il Parlamento Europeo si riunirà per approvare la scelta di un suo secondo mandato. Se non dovesse raggiungere la soglia di 361 richiesta per la conferma, la sua nomina verrebbe messa da parte. A quel punto, ci si troverebbe davanti una situazione del tutto inedita: il Consiglio Ue dovrebbe accordarsi e puntare ad un altro candidato. Una crisi politica che l’Europa non può permettersi in questo momento, che è forse il più delicato dalla fine della seconda guerra mondiale. E, in realtà, proprio l’assenza di alternative (ma è davvero così?), potrebbe giocare a favore suo.
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Ursula Von der Leyen teme i franchi tiratori e cerca voti ovunque
Ursula Von der Leyen appartiene al Partito Popolare Europeo, di centrodestra, il gruppo più grande del Parlamento Ue con 188 deputati. Si era candidata ad un secondo mandato già lo scorso febbraio, non solo. Nella campagna elettorale per le elezioni europee del 9 giugno, la 65enne si è data un gran da fare per esaltare i risultati raggiunti durante i suoi cinque anni di mandato, che ha avuto le sue ombre: dalla gestione della crisi sanitaria alle sanzioni alla Russia, passando per l’eccessivo personalismo e smania di apparire, errori talvolta grossolani che hanno indebolito la già fragile Europa.

Ursula Von der Leyen sarà eletta per la seconda volta? Lo spettro dei franchi tiratori e l’incognita Meloni
Consapevole (e forse in cuor suo compiaciuta) di non avere rivali all’orizzonte, von der Leyen sta puntando principalmente sui partiti che l’hanno già sostenuta nella scorsa legislatura, la cosiddetta “maggioranza Ursula”: il PPE, i Socialisti (S&D, di centrosinistra) e i liberali di Renew. C’è da dire però che questa settimana il Parlamento chiamato a votare non è più quello del 2019: l’esito delle recenti elezioni europee ha indebolito sia i Socialisti che Renew. Si sono rafforzati, al contrario, i partiti di estrema destra. Per non tradire i suoi sostenitori, negli ultimi giorni Von der Leyen ha escluso fermamente qualsiasi alleanza con Patrioti per l’Europa e con Europe of Sovereign Nations. Diverso l’atteggiamento suo nei confronti dei Conservatori e Riformisti (ECR), sempre di estrema destra, che include il partito di Giorgia Meloni Fratelli d’Italia. Non sarebbe male per Von der Leyen ottenere i voti di quest’ultimo.

Meloni orientata verso il “no”: decisive le trattative sui commissari
Al momento FdI è orientato per un “no”, ma le insistenze del leader di Forza Italia Antonio Tajani nel convincere gli alleati di governo che un voto negativo isolerebbe l’Italia potrebbero fare la differenza. Ad ogni modo, l’incontro decisivo è previsto per martedì: soltanto allora si saprà se il gruppo dei Conservatori Europei (Ecr) entrerà in maggioranza oppure no. Non è esclusa al momento l’ipotesi dell’astensione. Decisive saranno le trattative sui commissari e su ciò che spetta al nostro Paese. «Voglio portare a casa il massimo risultato possibile. Deve essere riconosciuto il ruolo dell’Italia», ha dichiarato la presidente del consiglio Meloni. Insomma, la Von Der Leyen dovrà mettere in campo tutta sé stessa per restare presidente della Commissione europea e tenere insieme la sua maggioranza, rassicurando gli scettici e facendo breccia nel cuore degli indecisi. Strada che, come avrete capito, è in salita e non priva di ostacoli. Anche perché i franchi tiratori, coperti dal segreto dell’urna, possono essere ovunque. L’esperienza insegna, l’abbiamo visto più volte anche in Italia durante l’elezione del presidente della Repubblica. In sostanza, la certezza, che sia eletta, Ursula Von Der Leyen non ce l’ha. Brutale? Però come altro avrei potuto dirlo senza dirlo.
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