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Usa-Iran, venti di guerra sempre più forti: il “gioco” coperto di Russia e Cina

Usa-Iran, diplomazia e muscoli militari avanzano in parallelo. Mentre Washington e Teheran mantengono aperti canali negoziali, sul terreno si moltiplicano i segnali di un’escalation potenziale. Il Pentagono sta rafforzando in modo significativo la propria presenza nel Medio Oriente, con un ponte aereo che nelle ultime ore ha trasferito numerosi caccia verso le basi regionali.
Secondo le informazioni disponibili, sono stati ridislocati F-16, F-22 e F-35, mentre ulteriori velivoli sono partiti dall’Europa. Anche la portaerei USS Gerald R. Ford, tra le più avanzate della U.S. Navy, è in navigazione verso il Mediterraneo, dove potrebbe unirsi a un dispositivo navale già consistente.

Una concentrazione di forze senza precedenti recenti

La presenza americana nella regione includerebbe due gruppi portaerei, cacciatorpediniere e sottomarini a propulsione nucleare equipaggiati con missili da crociera Tomahawk. Nelle basi di Arabia Saudita e Giordania si registrerebbe un incremento di velivoli da combattimento, con l’obiettivo di garantire sia capacità offensiva sia difesa contro eventuali ritorsioni.

Gli analisti ipotizzano che Washington voglia mantenere aperte diverse opzioni operative: dalla pressione militare per ottenere concessioni negoziali fino a eventuali azioni mirate contro infrastrutture strategiche iraniane. Al momento, tuttavia, non vi sono annunci ufficiali su un’imminente operazione.

Le possibili reazioni iraniane

In caso di attacco, la risposta di Teheran potrebbe articolarsi attraverso il lancio di missili balistici e droni contro obiettivi regionali, inclusi Israele e basi statunitensi. Per questo parte del dispositivo americano sarebbe destinato alla difesa aerea, con batterie Patriot e THAAD affiancate dai sistemi navali Standard.

Il leader supremo iraniano Ali Khamenei ha evocato la possibilità di colpire una portaerei americana, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno rilanciato la minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio globale di petrolio.

L’ingresso di Russia e Cina nello scenario

A rendere ancora più delicato il quadro è l’annuncio di esercitazioni congiunte tra Iran, Russia e Cina nel Golfo Persico. Navi militari dei tre Paesi partecipano a manovre denominate “Cintura di sicurezza”, con simulazioni che includono anche il controllo temporaneo del traffico marittimo.

Secondo fonti russe, almeno alcune unità navali di Mosca e Pechino opereranno nelle stesse acque in cui è presente la flotta americana. Una dinamica che introduce un elemento di confronto diretto tra grandi potenze e aumenta il rischio di incidenti o incomprensioni operative.

Diplomazia e deterrenza

Nonostante la retorica crescente, restano aperti canali diplomatici. La concentrazione di forze potrebbe essere letta anche come una forma di deterrenza, volta a rafforzare la posizione negoziale di Washington.

Lo scenario resta fluido e carico di incognite. L’eventuale coinvolgimento simultaneo di Stati Uniti, Iran, Russia e Cina trasformerebbe una crisi regionale in un confronto globale, con conseguenze difficilmente prevedibili per la stabilità del Medio Oriente e per l’economia internazionale.