Il premier spagnolo Pedro Sánchez non arretra e ribadisce con forza la posizione del suo governo: la Spagna non sosterrà l’escalation militare in Medio Oriente. In una dichiarazione istituzionale diffusa dalla Moncloa, senza domande dei giornalisti, il leader socialista ha risposto indirettamente alle pressioni e alle minacce del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, riaffermando la scelta di Madrid di non partecipare alle operazioni militari.
«Non saremo complici di qualcosa che riteniamo pessimo per il mondo soltanto per paura delle rappresaglie di qualcuno», ha affermato Sánchez, rivendicando il diritto della Spagna di mantenere una posizione autonoma nel contesto della crisi internazionale. Il premier ha spiegato che il suo governo considera la guerra un errore politico e strategico, e ha ricordato quanto accaduto oltre vent’anni fa con il conflitto in Iraq. Allora, ha sottolineato, la Spagna guidata dal conservatore José María Aznar si schierò accanto agli Stati Uniti di George W. Bush e al Regno Unito di Tony Blair, una decisione che per Sánchez resta ancora oggi «inaccettabile».
Il richiamo alla guerra in Iraq
Il riferimento alla guerra del 2003 non è casuale. Sánchez ha evocato quella stagione per mettere in guardia contro il rischio di ripetere gli stessi errori. «Non possiamo giocare alla roulette russa con il futuro di milioni di persone», ha dichiarato, sostenendo che l’uso della forza militare rischia di aggravare una situazione già estremamente fragile. Il capo del governo spagnolo ha voluto chiarire che Madrid non nutre alcuna simpatia per il regime iraniano, ma ritiene che la risposta militare non sia la strada giusta. «Ripudiamo il regime degli ayatollah», ha detto, «ma rifiutiamo questo conflitto e chiediamo una soluzione diplomatica e politica». Secondo Sánchez, pensare che la violenza possa portare stabilità è un’illusione. «È ingenuo credere che le bombe possano risolvere una crisi di questa portata», ha aggiunto, insistendo sulla necessità di fermare l’escalation prima che sfugga definitivamente di mano.
L’attacco indiretto agli interessi economici
Senza citare direttamente Trump o l’amministrazione americana, Sánchez ha lasciato intendere che dietro l’operazione militare potrebbero esserci anche interessi economici. L’offensiva, ha suggerito, rischia di servire soprattutto a «riempire le tasche di pochi», un riferimento implicito al complesso militare-industriale e ai grandi interessi energetici. Il premier ha poi lanciato un messaggio agli altri leader europei, invitandoli a non seguire automaticamente la linea di Washington. «Seguire servilmente non è un modo per guidare», ha affermato, chiedendo all’Europa di assumere una posizione autonoma e più equilibrata.
Le tensioni con Washington
Le parole di Sánchez arrivano dopo una giornata di forte tensione diplomatica con gli Stati Uniti. Trump aveva infatti minacciato ritorsioni economiche contro Madrid dopo il rifiuto spagnolo di autorizzare l’utilizzo delle basi militari americane presenti sul territorio nazionale per le operazioni in Medio Oriente. «La Spagna è un pessimo alleato», aveva dichiarato il presidente americano, arrivando a parlare di un possibile stop ai rapporti commerciali bilaterali. Madrid, tuttavia, non sembra intenzionata a cambiare linea. Il ministro degli Esteri José Manuel Albares ha ricordato che le basi utilizzate congiuntamente con gli Stati Uniti restano sotto sovranità spagnola e sono regolate da accordi precisi. «Il loro utilizzo è disciplinato da trattati e da norme chiare», ha spiegato, sottolineando che la Spagna agisce nel pieno rispetto degli impegni internazionali.
La risposta della Moncloa
Dietro le quinte, il governo spagnolo prova a raffreddare lo scontro con Washington. Fonti della Moncloa hanno ricordato che la Spagna resta un alleato fondamentale della NATO e continua a contribuire in modo significativo alla sicurezza europea. Allo stesso tempo Madrid rivendica la propria autonomia nelle decisioni di politica estera. La Spagna, spiegano dal governo, è una delle principali economie esportatrici dell’Unione Europea e intrattiene relazioni commerciali con quasi duecento Paesi, compresi gli Stati Uniti. Se Washington decidesse davvero di rivedere i rapporti economici, ha fatto sapere la Moncloa, la Spagna dispone degli strumenti per attutire l’impatto e diversificare le proprie catene di approvvigionamento.
Il messaggio finale di Sánchez è chiaro: «Chiediamo che Stati Uniti, Israele e Iran cessino le ostilità e tornino alla diplomazia». Per il premier spagnolo, solo il negoziato può evitare che la crisi si trasformi in un conflitto ancora più ampio. «A un atto illegale non si può rispondere con un altro», ha concluso. «È così che iniziano i grandi disastri della storia».





