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Una mano tra i detriti: così è riemersa la verità sulla scomparsa di Federica Torzullo

Una mano che spunta da un cumulo di detriti. È questa l’immagine che, domenica mattina, ha segnato una svolta drammatica nelle indagini sulla scomparsa di Federica Torzullo, di cui non si avevano più notizie dall’8 gennaio scorso. I carabinieri, impegnati in una nuova sessione di scavi nella sede operativa della ditta del marito, Claudio Carlomagno, in via Comunale San Francesco, alle porte di Anguillara Sabazia, hanno rinvenuto un cadavere sepolto sotto materiali e detriti. Poco dopo, il sospetto ha assunto i contorni della certezza: il corpo apparteneva alla donna.

La scoperta è avvenuta non lontano dalla villetta dove la coppia viveva, in via Costantino. Un dettaglio geografico che oggi pesa come un macigno e che rafforza l’ipotesi investigativa maturata negli ultimi giorni. Durante le operazioni di scavo, condotte con estrema cautela, i militari si sono imbattuti prima in un arto, poi nel resto del corpo, sepolto con modalità che ora saranno al vaglio degli inquirenti. Fonte: accertamenti dei carabinieri e comunicazioni della Procura.

Il corpo e gli accertamenti medico-legali

Il cadavere recuperato presenta una corporatura compatibile con quella di Federica Torzullo. Prima ancora dell’autopsia, disposta nelle prossime ore, sarà necessario il riconoscimento ufficiale da parte dei familiari. Il corpo verrà trasferito in un istituto di medicina legale della Capitale, dove gli esami serviranno a chiarire non solo l’identità, ma soprattutto le cause e l’epoca della morte.

Nel deposito della ditta, intanto, il lavoro degli investigatori non si è fermato. I militari del Ris sono ancora impegnati nei rilievi tecnici, scavo dopo scavo, centimetro dopo centimetro. L’obiettivo è ricostruire con precisione il contesto del ritrovamento e verificare eventuali tracce utili a definire responsabilità e dinamica dei fatti. Anche qui, la parola d’ordine è prudenza: ogni elemento potrebbe rivelarsi decisivo.

Il marito fermato e trasferito in carcere

Claudio Carlomagno è stato portato nella caserma dei carabinieri di Anguillara intorno alle 10 del mattino di domenica. In serata è uscito a bordo di una delle tre auto dei militari ed è stato condotto nel carcere di Civitavecchia. Un trasferimento avvenuto sotto la supervisione del sostituto procuratore Alberto Liguori, presente durante le fasi più delicate dell’operazione.

Carlomagno si trovava in quel momento nell’abitazione dei genitori, non nella casa coniugale di via Tevere. Un particolare che gli investigatori stanno valutando nel quadro complessivo della vicenda. Poco dopo le 13, un’ambulanza dell’Ares 118 è arrivata a sirene spiegate nella caserma, entrando direttamente nel cortile interno del complesso militare. Un passaggio che ha alimentato interrogativi e tensione, anche se al momento non sono stati diffusi dettagli ufficiali sulle ragioni dell’intervento sanitario.

La svolta maturata nella notte

L’accelerazione decisiva dell’inchiesta sarebbe maturata nella tarda serata di sabato. Durante un vertice tra gli investigatori, alcuni elementi già acquisiti sono stati rivalutati alla luce di nuovi riscontri. Da qui la decisione di organizzare, all’alba di domenica, una nuova e mirata sessione di scavi nella sede tecnica dell’azienda del marito.

Una scelta che si è rivelata tragicamente efficace. In poche ore, infatti, gli scavi hanno restituito quello che per giorni era stato solo un timore: il corpo senza vita di Federica Torzullo. Un epilogo che ha confermato i sospetti e che ora apre una fase ancora più delicata dell’indagine, quella dell’accertamento delle responsabilità penali.

Le tracce di sangue e il quadro indiziario

Già sabato la Procura aveva reso noto che gli accertamenti tecnici avevano portato a una «copiosa repertazione di tracce ematiche». Un’espressione che, letta oggi, assume un peso ancora maggiore. Secondo quanto comunicato ufficialmente, i primi elementi raccolti, «per gravità, precisione e concordanza», avevano superato la soglia della gravità indiziaria nei confronti del marito di Federica Torzullo. Le indagini dei carabinieri di Anguillara Sabazia e del Nucleo Investigativo di Ostia, con il supporto del Ris di Roma, hanno consentito di rilevare «tracce ematiche dappertutto»: all’interno dell’abitazione dei coniugi, sugli abiti da lavoro dell’uomo, nella sua auto, all’interno di una cava e persino su un mezzo meccanico utilizzato nell’azienda familiare. Un mosaico di indizi che domenica mattina ha trovato la sua conferma più crudele con il ritrovamento del corpo.

Un’indagine che entra nella fase decisiva

Ora l’inchiesta entra nella sua fase più complessa. L’autopsia, i rilievi scientifici e gli interrogatori serviranno a chiarire cosa sia accaduto a Federica Torzullo dopo l’8 gennaio e a stabilire eventuali responsabilità. La comunità di Anguillara, intanto, resta sospesa tra dolore e sgomento, di fronte a una vicenda che da scomparsa misteriosa si è trasformata in un caso di cronaca nera destinato a lasciare un segno profondo.