All’inizio non c’era nulla che facesse presagire la catastrofe. Una serata come tante, il Capodanno che prende forma lentamente, la musica, i primi brindisi. È così che Jessica Moretti ha descritto le ore precedenti all’incendio di Crans-Montana: un avvio tranquillo, senza segnali d’allarme, senza tensioni. Il locale aveva aperto presto, intorno alle 22.30, quando dentro c’erano ancora pochissimi clienti. Anche un’ora e mezza dopo, ha raccontato, l’affluenza restava contenuta.
Il locale si riempie, ma resta sotto capienza
Solo dopo la mezzanotte, con il nuovo anno appena iniziato, il Constellation ha cominciato a popolarsi davvero. Secondo la ricostruzione fornita agli inquirenti, si sarebbe arrivati a circa un centinaio di ragazzi, un numero comunque inferiore alla capienza regolamentare, fissata a 200 persone. Una precisazione su cui i gestori insistono, nel tentativo di chiarire che la situazione, almeno fino a quel momento, era sotto controllo.
Le bottiglie, le scintille e la pratica tollerata
Il racconto si fa più teso quando entrano in scena le bottiglie servite ai tavoli con gli sparkler, le candeline pirotecniche che sprigionano scintille. Una pratica che, quella notte, ha attirato l’attenzione di tutti: una ragazza con il volto coperto da un casco, sollevata sulle spalle di un collega, ripresa mentre porta una bottiglia con il bengala acceso. Secondo quanto emerso, si tratterebbe di una cameriera. Jessica Moretti ha ammesso che quella consuetudine esisteva: “Non era una cosa che facevamo sempre, ma non era neppure la prima volta. Non l’ho mai ordinata, ma nemmeno vietata”. Ha però precisato che ai clienti non veniva mai permesso di usare le candele e che, una volta spente, venivano immerse in un bicchiere d’acqua. Un dettaglio che oggi pesa come un macigno.
La luce arancione e l’inizio dell’incubo
Poi qualcosa cambia all’improvviso. “Ho sentito un movimento di folla”, ha raccontato Jessica, “subito dopo ho visto una luce arancione in un angolo del bar”. Era il soffitto che stava iniziando a bruciare. Da quel momento, ogni secondo è diventato decisivo. La donna ha detto di aver urlato immediatamente “Fuori tutti!”, ordinando l’evacuazione, e di aver chiamato i pompieri. Erano le 1.28. Quasi nello stesso istante avrebbe avvisato il marito: “C’è del fuoco al Constel, vieni subito”.
Il tentativo disperato di salvare Cyane
Davanti agli investigatori, Jacques Moretti ha raccontato uno dei momenti più strazianti di quella notte. Ha detto di aver tentato disperatamente di salvare la cameriera ventiquattrenne Cyane Panine, rimasta intrappolata tra fiamme e fumo. “Ho provato a rianimarla per più di un’ora”, ha dichiarato. Con lui c’era anche il fidanzato della ragazza, cresciuto, ha spiegato, “come fosse mio figlio”. Hanno continuato fino all’arrivo dei soccorsi, quando è stato detto loro che non c’era più nulla da fare.
Minorenni e controlli difficili
Nelle dichiarazioni emerge anche un altro nodo cruciale: la possibile presenza di minorenni nel locale. I Moretti non lo hanno escluso, parlando apertamente delle difficoltà nei controlli: “Facciamo il massimo, ma tra documenti falsi e situazioni che non conosciamo non è impossibile”. Un’ammissione che ora è al vaglio degli inquirenti.
“Il dramma della mia vita”
Il racconto si chiude con parole cariche di dolore. Jessica Moretti ha definito quanto accaduto “il dramma della mia vita”, aggiungendo di non sapere come riuscirà ad andare avanti. Una frase che racchiude il senso di una notte iniziata come una festa e finita in tragedia, lasciando dietro di sé vittime, domande e una ferita destinata a segnare per sempre Crans-Montana.




