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Crans-Montana, eseguita l’autopsia su Riccardo Minghetti

È stata eseguita questa mattina al Policlinico Gemelli l’autopsia sul corpo di Riccardo Minghetti, il sedicenne romano morto nella strage di Capodanno a Crans-Montana. Un passaggio doloroso ma decisivo per fare chiarezza sulle cause del decesso, ancora non del tutto definite.

I primi risultati dell’autopsia

Dai primi riscontri medico-legali sono emerse lesioni compatibili con ustioni, ma gli specialisti invitano alla cautela: per stabilire con certezza come e perché Riccardo sia morto saranno necessari ulteriori approfondimenti. Il team incaricato ha eseguito anche esami radiologici, Tac e analisi tossicologiche, ritenute fondamentali per chiarire se il ragazzo possa essere deceduto per asfissia da fumi prima ancora delle conseguenze dirette delle ustioni. In particolare, gli esami tossicologici serviranno ad accertare la presenza di monossido di carbonio o di altre sostanze inalate durante l’incendio, un elemento chiave per ricostruire gli ultimi minuti di vita delle vittime.

Scrive «Repubblica»: “I medici dell’ospedale Gemelli di Roma, infatti, hanno riscontrato numerose lesioni sul corpo del ragazzo. Si tratta di ferite dovute sia all’incendio sia al calpestamento della folla. Secondo le testimonianze, infatti, il titolare del locale, Jacques Moretti, adesso in carcere e indagato insieme alla moglie Jessica Maricnell’ambito dell’inchiesta condotta in Svizzera – ma non ancora in quella italiana – le persone in fuga dalle fiamme hanno cercato di salvarsi percorrendo l’unica via di fuga: una sola uscita, visto che le altre sarebbero state chiuse”.

L’inchiesta della Procura di Roma

L’esame autoptico è stato disposto dai pubblici ministeri di Roma, titolari del fascicolo aperto in Italia sulla tragedia. L’inchiesta procede con ipotesi di reato pesantissime: omicidio plurimo colposo, disastro, incendio e lesioni gravissime, tutte aggravate dalla presunta violazione delle norme sulla sicurezza e sulla prevenzione degli infortuni. Un quadro giudiziario che riflette la gravità dell’accaduto e la volontà di accertare eventuali responsabilità lungo tutta la catena decisionale e organizzativa.

La richiesta di un procuratore speciale fuori Cantone

Parallelamente, sul fronte svizzero, la vicenda conosce un nuovo sviluppo. È stata infatti depositata presso la Procura vallesana una richiesta formale per la nomina di un procuratore straordinario proveniente da fuori Cantone, con il compito di indagare sulla tragedia di Crans-Montana, che ha causato 40 vittime. La richiesta è stata presentata dall’avvocata losannese Miriam Mazou, che assiste la famiglia di una delle persone decedute. Un’iniziativa che punta a garantire massima imparzialità e trasparenza in un’indagine di enorme portata.

Le motivazioni: indagini anche sulle autorità

Intervistata dalla Rts, Mazou ha spiegato che il diritto vallesano prevede esplicitamente la possibilità di nominare un procuratore esterno in presenza di «motivi importanti». In questo caso, secondo la legale, tali motivi sono evidenti: la dimensione della tragedia e il fatto che le indagini potrebbero coinvolgere anche l’operato delle autorità locali, chiamate a verificare controlli, autorizzazioni e sistemi di sicurezza. Una richiesta che aggiunge ulteriore pressione istituzionale su un’inchiesta già complessa e seguita con attenzione anche fuori dai confini svizzeri.

Una verità ancora da ricostruire

Mentre le famiglie attendono risposte, gli accertamenti proseguono su più fronti. L’autopsia di Riccardo Minghetti rappresenta un tassello fondamentale per ricostruire la dinamica della strage e stabilire se e come le carenze di sicurezza abbiano inciso direttamente sulle morti. La sensazione, sempre più netta, è che la verità giudiziaria richiederà tempo, ma che difficilmente potrà prescindere da una revisione profonda di responsabilità, controlli e decisioni che hanno preceduto una notte destinata a segnare per sempre Crans-Montana.