Un anno fa, al convegno Assiom Forex di Torino, Fabio Panetta aveva messo in guardia sui rischi che tensioni geopolitiche e conflitti rappresentavano per l’economia mondiale. Oggi, intervenendo al Lido di Venezia, il governatore della Banca d’Italia torna sul tema in un contesto ancora più complesso.
Le tensioni non si sono attenuate, anzi. A pesare è anche la recente decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti, che ha di fatto smontato l’impianto più aggressivo della politica commerciale promossa da Donald Trump. Uno scenario che aggiunge incertezza a un sistema già attraversato da spinte protezionistiche e da una crescente frammentazione.
Una “terza via” tra ritorno al passato e rottura degli equilibri
Panetta non indulge in nostalgie. «Un ritorno all’assetto precedente non è realistico», osserva. Ma allo stesso tempo invita a non cedere alla logica della disgregazione. La sua proposta è una sorta di terza via: adattarsi alla nuova realtà senza rinunciare ai benefici dell’integrazione. In un mondo segnato da tensioni persistenti, sostiene, è necessario rafforzare i canali di cooperazione esistenti e, se necessario, ricorrere a accordi bilaterali e plurilaterali per contenere i rischi e garantire continuità agli scambi. Questo non significa accettare come inevitabile la frammentazione dell’economia globale. Il sistema multilaterale, pur imperfetto, ha garantito per decenni crescita e prosperità. Smantellarlo sarebbe un errore strategico.
Interdipendenza e regole condivise
Il governatore richiama un dato di fatto: l’interdipendenza è ormai strutturale. Economia, tecnologia e finanza sono intrecciate su scala globale. Pensare di isolarsi, o di spezzare i legami commerciali senza costi, è illusorio. Secondo Panetta, anche le grandi potenze hanno interesse a preservare un quadro di regole condivise. Aggiornare le istituzioni comuni, adattarle alle nuove dinamiche geopolitiche, non è un atto di debolezza ma di lungimiranza. La sicurezza e la geopolitica, ammette, sono ormai componenti centrali delle scelte economiche. Ma proprio per questo serve una governance più robusta, non meno cooperazione.
Il nodo degli Stati Uniti e degli alleati
La tendenza alla frammentazione commerciale non nasce oggi. Da anni si assiste a un progressivo irrigidimento delle politiche tariffarie, culminato con l’applicazione di dazi statunitensi anche verso Paesi alleati. Eppure, sottolinea Panetta, una rottura strutturale tra Stati Uniti e alleati storici appare poco plausibile. I legami economici sono profondi e interconnessi. Una lacerazione avrebbe costi elevati per tutti, Washington compresa. Per questo il commercio internazionale va ripensato, non demolito. La sfida è salvaguardare l’integrazione, tenendo conto delle nuove priorità strategiche.
In questa prospettiva, vengono valutati positivamente gli accordi commerciali siglati dall’Unione europea con Mercosur e India, segnali di un’Europa che cerca nuove sponde senza rinunciare alla logica delle regole.
Cooperare per non arretrare
Panetta insiste sulla necessità di rafforzare i legami con i Paesi che continuano a riconoscere il valore di relazioni fondate su principi condivisi. È una visione pragmatica: collaborare con chi è disposto a farlo, evitando che i blocchi geopolitici diventino muri invalicabili. Arrendersi alla frammentazione, conclude, significherebbe accettare un impoverimento collettivo. In un sistema globale interdipendente, nessuna economia può prosperare a lungo isolandosi.
La ricetta non è semplice: serve rispetto reciproco, visione politica e capacità di guardare oltre il breve periodo. Ma è l’unica strada, secondo il governatore, per evitare che la competizione si trasformi in una spirale di chiusure e ritorsioni. Il messaggio è chiaro: realismo sì, ma senza rinunciare all’idea che cooperare convenga a tutti.





