Tre milioni di spettatori in meno, sette punti di share persi rispetto allo scorso anno. Il Festival di Sanremo 2026 parte con il freno tirato. Non è un crollo, ma è un segnale. E i segnali, quando si parla dell’Ariston, contano. La sensazione, netta, è che la riproposizione dell’impianto dell’edizione precedente non abbia funzionato. Il meccanismo è rimasto lo stesso, ma l’energia no. Due elementi emergono con evidenza: un cast complessivamente meno incisivo rispetto al 2025 e l’assenza di un vero “momento televisivo”. Nessuna invenzione, nessuna improvvisazione, nessuna scena destinata a rimanere nella memoria collettiva. Tutto ordinato, tutto preciso. Ma anche tutto prevedibile. In sintesi: uno spettacolo pulito, ma piatto.
Carlo Conti: serenità e realismo
Carlo Conti, alla vigilia, aveva scelto la linea della prudenza. «Non mi esalto se va tutto benissimo, non mi abbatterò se i risultati non saranno quelli», aveva detto. E oggi, davanti ai numeri in flessione, mantiene la stessa postura. «Sono molto contento», assicura. «Non ho battuto me stesso, ma ho lo stesso sorriso e la stessa serenità dello scorso anno. È comunque un risultato altissimo: il quarto miglior dato dal 1997 a oggi. Io e Amadeus siamo nei primi quattro posti, e sono felice di condividere questo record con lui». I dati, però, parlano chiaro: 9,6 milioni di spettatori contro i 12 milioni e 600 mila del 2025. Share al 58% contro il 65,3% dell’anno scorso. Non un tracollo, ma una frenata sì.
Conti, incalzato, sorprende per franchezza: «In realtà pensavo peggio, immaginavo intorno al 55%, considerando la controprogrammazione e il fatto che siamo partiti venti giorni più avanti rispetto al 2025». E quando gli viene chiesto se l’eventuale responsabilità di un’ulteriore erosione degli ascolti sarebbe da attribuire alle canzoni o allo show, non si nasconde dietro formule di rito: «La colpa sarebbe del direttore artistico». Una risposta che è ironia, ma fino a un certo punto.
Trenta canzoni sono troppe?
Il tema ritorna più volte in conferenza stampa: 30 brani in gara sono un numero sostenibile? Conti non arretra. «Se rimprovererei al direttore artistico di averne scelte troppe? No. L’anno scorso, con lo stesso numero, abbiamo battuto tutti i record». Poi aggiunge, con una metafora enologica: «Le canzoni sono come il vino: ci sono annate e annate». E promette: «Il prossimo anno sarà un’annata strepitosa». Un modo elegante per dire che la qualità complessiva, quest’anno, non ha acceso la scintilla. C’è un altro dato da considerare: questo sarà l’ultimo Festival di Conti. Difficile immaginare che sia lui a mettere mano a una revisione strutturale del format.
Social in affanno: meno follower, meno interazioni
Non è solo la tv lineare a segnare il passo. Anche il dibattito digitale rallenta. Secondo le analisi di DeRev, i profili ufficiali del Festival hanno guadagnato circa 43 mila nuovi follower all’apertura di questa edizione. Nel 2025 erano stati 94 mila. Nel 2024, ultimo anno di Amadeus, addirittura oltre 146 mila. Anche le interazioni sono scese: da 3,5 milioni dello scorso anno a 1,7 milioni in questa prima fase. I cantanti hanno pubblicato meno contenuti e raccolto meno engagement. Persino l’incremento di follower per gli artisti è quasi dimezzato. Sanremo resta centrale, ma l’onda lunga social sembra meno impetuosa.
Refusi, ironie e il “caso Fiorello”
Durante la conferenza stampa non sono mancate le note leggere. Conti ha commentato con autoironia il refuso apparso sul ledwall durante il momento dedicato agli 80 anni della Repubblica – la celebre “Repupplica” – ammettendo: «Dobbiamo controllare tantissime cose… Mi dispiace. Ma chi non fa, non sbaglia». E su un possibile blitz di Fiorello, che sui social ha lasciato intendere un’incursione, il conduttore taglia corto: «Sarà uno dei suoi scherzi».
Uno spettacolo che deve ritrovare il brivido
La sensazione generale è che il Festival abbia perso un po’ di tensione narrativa. Tutto funziona, ma niente sorprende. E Sanremo vive di sorpresa, di imprevisto, di quel momento che il giorno dopo monopolizza conversazioni e timeline. Il dato resta solido, il marchio non è in discussione. Ma il messaggio è chiaro: non basta replicare una formula vincente per garantire lo stesso entusiasmo.
Stasera si riparte con la seconda serata e quindici artisti in gara. Accanto a Conti e Laura Pausini saliranno sul palco Pilar Fogliati, Achille Lauro, che renderà omaggio alle vittime di Crans-Montana, e Lillo, pronto a portare un po’ di imprevedibilità. Forse è proprio questo che manca: un colpo di teatro. Una scintilla. Perché un Festival può essere impeccabile. Ma se non emoziona, rischia di scivolare via.





