Che cosa accomuna Ernest Hemingway, Michail Bulgakov, Emily Dickinson, Mahmoud Darwish, Vincent van Gogh, Grazia Deledda e Italo Calvino? La risposta sta nel nuovo libro di Guendalina Middei, alias Professor X: Non rinnegare il cuore. Storie di scrittori senza tempo e di sogni che non si spengono, edito da Feltrinelli. L’intervista è stata pubblicata da Di Lei e mette al centro un libro che non è una semplice raccolta di biografie, ma un dialogo emotivo con figure che hanno attraversato il dolore, la censura, l’incomprensione e il fallimento senza mai tradire la propria voce. Middei non si limita a raccontare i grandi del passato: li interpella, li avvicina, li rende contemporanei. E soprattutto li trasforma in modelli non da imitare, ma da cui trarre coraggio.
“Ho scelto vite che sembrano romanzi”
Come nasce l’idea del libro? «Ho scelto questi autori perché le loro storie mi hanno colpita ed emozionata profondamente. Sono vite che sembrano romanzi», spiega Middei. Parla di Bulgakov, Darwish, Van Gogh come di «persone anticonvenzionali, ribelli, spesso in contrapposizione con la loro epoca», capaci di aprire strade nuove e resistere alla censura o al rifiuto. Il filo rosso è chiaro: «Raccontare chi, nonostante umiliazioni e incomprensioni, ha continuato ad ascoltare il proprio cuore». È qui che il titolo acquista senso. Non rinnegare il cuore diventa un manifesto: restare fedeli a sé stessi anche quando il mondo ti dice che non sei abbastanza.
Una saggistica “sui generis”
Middei definisce il libro una saggistica “sui generis”. Perché? «Il mio desiderio era rendere la letteratura — e soprattutto le biografie — più accessibili. Spesso vengono percepite come pesanti o un po’ noiose, mentre io volevo dare loro una forma più emotiva e coinvolgente». Nel testo si rivolge direttamente agli autori, dando loro del tu. «Li sento vicini», dice. È una scelta narrativa che crea uno specchio tra passato e presente, tra autore e lettore, annullando le distanze accademiche.
Il lato personale: “Mi sono sentita diversa”
Il libro è anche un racconto intimo. «Da bambina ero molto sensibile e timida, una di quelle persone che fanno fatica a trovare il proprio posto nel mondo». In Van Gogh ha riconosciuto le proprie fragilità e i fallimenti. In Bulgakov la lotta contro la censura, esperienza che ha sfiorato quando un suo libro è stato censurato sui social. E poi le figure femminili: Grazia Deledda ed Emily Dickinson, «donne che avrei voluto incontrare prima, che avrebbero potuto dirmi parole importanti quando ero più giovane». Darwish, invece, l’ha colpita per la capacità di trasformare il dolore in poesia. Non c’è ordine cronologico nel libro: «Ho preferito seguire l’istinto, il cuore, l’affinità emotiva. È stata una scelta più di sensibilità che di metodo accademico».
Un lavoro di ricerca profondo
Per scrivere Non rinnegare il cuore, Middei ha affrontato un lavoro intenso: lettere, diari, carteggi, traduzioni. «Quando studi le parole private di qualcuno (ciò che scriveva senza pensare a un pubblico) hai davvero la sensazione di avvicinarti alla persona oltre che allo scrittore».
E sul futuro? Per ora nessun seguito immediato, ma l’idea di un libro dedicato esclusivamente alle grandi donne la affascina. La missione divulgativa, intanto, continua: «Vorrei avvicinare alla cultura chi magari la teme un po’. I classici parlano di emozioni, e le emozioni sono universali».
Se dovesse consigliare un titolo a chi inizia, sceglierebbe Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij o Hemingway con Il vecchio e il mare. Il suo autore del cuore? «Ho un debole enorme per Dostoevskij». Tra quelli presenti nel libro, invece, Bulgakov resta quello che l’ha «sconvolta di più». In un tempo che invita spesso a uniformarsi, Non rinnegare il cuore ricorda una cosa semplice e radicale: le vite che cambiano il mondo sono quasi sempre quelle che hanno avuto il coraggio di non piegarsi.





