La corsa all’International Booker Prize 2026 entra nel vivo con l’annuncio della long list. La giuria (sostenuta da Bukhman Philanthropies e presieduta dalla scrittrice britannica Natasha Brown) ha selezionato 13 titoli su 128 candidati, tutti pubblicati nel Regno Unito o in Irlanda tra maggio 2025 e aprile 2026 e tradotti in lingua inglese.
Il premio, tra i più prestigiosi nel panorama letterario internazionale, celebra la migliore narrativa tradotta, riconoscendo in egual misura autore e traduttore. Un dettaglio non secondario, che ribadisce il valore della traduzione come ponte culturale e atto creativo. Quest’anno la selezione racconta un mondo attraversato da tensioni, memorie, conflitti e immaginazione: tra le opere scelte compaiono storie d’amore dal retrogusto amaro, fiabe oscure, narrazioni intrise di realismo magico e romanzi che esplorano identità, esilio e potere. E tra i tredici finalisti spicca anche un nome italiano.
Matteo Melchiorre nella long list con “Il duca”
A rappresentare l’Italia è Matteo Melchiorre con Il duca, pubblicato da Einaudi e tradotto in inglese da Antonella Lettieri con il titolo The Duke.
Un risultato significativo per l’autore veneto, che porta nella competizione una scrittura intensa e stratificata, capace di coniugare dimensione storica e introspezione. L’ingresso nella long list non è soltanto un riconoscimento individuale, ma un segnale della vitalità della narrativa italiana contemporanea nel panorama internazionale.
I 13 libri selezionati
La rosa dei candidati è ampia per provenienze e registri narrativi. Ecco i titoli scelti dalla giuria:
- Yáng Shuāng-zǐ, Taiwan Travelogue (traduzione dal cinese-mandarino di Lin King);
- Olga Ravn, The Wax Child (tradotto dal danese da Martin Aitken);
- Shahrnush Parsipur, Women Without Men (tradotto dal persiano da Faridoun Farrokh; in Italia uscirà come Donne senza uomini);
- Marie NDiaye, The Witch (traduzione dal francese di Jordan Stump; in Italia pubblicato come La strega);
- Matteo Melchiorre, The Duke (traduzione di Antonella Lettieri);
- Ana Paula Maia, On Earth As It Is Beneath (tradotto dal portoghese da Padma Viswanathan);
- Daniel Kehlmann, The Director (tradotto dal tedesco da Ross Benjamin; in Italia Il regista);
- Rene Karabash, She Who Remains (traduzione di Izidora Angel; in Italia Colei che resta);
- Ia Genberg, Small Comfort (tradotto dallo svedese da Kira Josefsson; in Italia I dettagli);
- Mathias Énard, The Deserters (traduzione di Charlotte Mandell; in Italia IB);
- Anjet Daanje, The Remembered Soldier (tradotto da David McKay);
- Gabriela Cabezón Cámara, We Are Green and Trembling (traduzione di Robin Myers);
- Shida Bazyar, The Nights Are Quiet in Tehran (tradotto dal tedesco da Ruth Martin; in Italia Di notte tutto è silenzio a Teheran).
Un mosaico che attraversa Asia, Europa e America Latina, restituendo un panorama letterario plurale, dove convivono memoria storica, inquietudine politica e sperimentazione stilistica.
Un premio che valorizza anche i traduttori
L’International Booker Prize non premia solo l’autore. Il riconoscimento economico (uno dei più rilevanti nel circuito letterario internazionale) viene infatti diviso equamente tra scrittore e traduttore. Un principio che sottolinea come la circolazione delle storie oltre i confini linguistici sia frutto di un lavoro condiviso. In un’epoca in cui la letteratura attraversa confini con sempre maggiore rapidità, la traduzione diventa elemento centrale nella costruzione di un dialogo culturale globale.
Le prossime tappe
La competizione proseguirà con l’annuncio della short list: il 31 marzo i titoli in gara passeranno da 13 a 6. Il vincitore sarà proclamato martedì 19 maggio 2026, insieme al riconoscimento per la migliore traduzione. La selezione di quest’anno conferma il premio come osservatorio privilegiato sulle tendenze della narrativa mondiale. Non solo una competizione, ma un termometro culturale capace di intercettare le inquietudini e le trasformazioni del nostro tempo. E mentre si attende la riduzione della lista, l’attenzione italiana resta puntata su Matteo Melchiorre. La partita è appena iniziata, ma il segnale è chiaro: la narrativa italiana può giocare la sua parte, anche su un palcoscenico globale.





