Quando un romanzo giudiziario funziona davvero, il passaggio allo schermo non è mai una semplice trasposizione. È un salto di linguaggio, ma anche un’occasione per ampliare il racconto, dare corpo ai personaggi e scavare ancora più a fondo nelle loro contraddizioni. È quello che accade con “Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti” di Gianluca Ferraris, da cui nasce la serie “Avvocato Ligas”, prodotta da Sky e disponibile dal marzo 2026 su Sky Atlantic e NOW. Un legal drama italiano che prova a fare una cosa non banale: raccontare la giustizia senza semplificarla.
Un protagonista imperfetto (e per questo credibile)
Al centro della storia c’è Lorenzo Ligas, avvocato penalista milanese fuori dagli schemi. Non è l’eroe impeccabile da fiction classica. Anzi. È brillante, intuitivo, ma anche profondamente irrisolto, con una vita personale che procede a fatica tra errori e scelte discutibili. Nel romanzo, lo incontriamo in un momento di caduta. La sua carriera ha subito uno stop improvviso: i soci lo hanno allontanato dallo studio dopo che il confine tra lavoro e vita privata si è fatto troppo sottile. Un passaggio che non è solo narrativo, ma anche simbolico: Ligas è un uomo che vive costantemente sul filo, dentro e fuori dal tribunale. Alle spalle ha un matrimonio finito, davanti un rapporto complicato con la figlia, e nel mezzo una reputazione ormai incrinata. Ma è proprio da qui che riparte.
Il caso che cambia tutto
Come spesso accade nei migliori legal thriller, la svolta arriva con un caso apparentemente già risolto. Un poliziotto è stato ucciso, e per l’opinione pubblica il colpevole è già stato individuato.
Fine della storia? Non per Ligas. Dove gli altri vedono certezze, lui cerca le crepe. È la sua ossessione, ma anche il suo talento. Indaga, ricostruisce, smonta. Tra chat cancellate, dispositivi sospetti e testimonianze fragili, il quadro si complica e il processo diventa un terreno scivoloso. Ma il punto non è solo scoprire chi ha ragione. È capire cosa significhi davvero “giustizia”.
La legge come campo di battaglia
Il romanzo di Ferraris non si limita a costruire un intreccio avvincente. Va oltre. Mette in discussione il rapporto tra verità e sistema giudiziario. Per Ligas, difendere un cliente non significa credergli innocente a tutti i costi. Significa pretendere che venga giudicato sulla base delle prove, non delle percezioni. È una posizione scomoda, ma necessaria. E infatti Ligas finisce per difendere proprio quelli che nessuno vuole: gli imputati già condannati dall’opinione pubblica, i “perdenti” del titolo. Figure marginali, spesso respinte prima ancora di entrare in aula. È qui che il personaggio diventa interessante: ambiguo, a tratti provocatorio, ma profondamente umano.
La serie: un racconto più ampio e visivo
L’adattamento televisivo prende questa base e la espande. “Avvocato Ligas” diventa così il primo vero legal drama originale italiano targato Sky, articolato in sei episodi. A interpretare il protagonista è Luca Argentero, che costruisce un Ligas carismatico ma tormentato, quasi una “rockstar del tribunale”. Ogni processo diventa una sfida, ogni aula un palcoscenico, ma dietro la sicurezza si intravede sempre una fragilità irrisolta. La serie segue il personaggio nel momento successivo alla caduta: costretto a ricominciare, Ligas accetta casi difficili, spesso impopolari. Accanto a lui c’è Marta Carati, giovane praticante che rappresenta lo sguardo esterno curioso, critico, in crescita. Il loro rapporto è uno degli elementi più riusciti: fatto di attriti, insegnamenti e fiducia che si costruisce lentamente.
Milano, tra eleganza e contraddizioni
C’è poi la città. Milano non è solo uno sfondo, ma una presenza costante. I tribunali, i quartieri eleganti, le zone più opache: tutto contribuisce a creare un ambiente coerente con il tono della serie. Una città che riflette le stesse ambiguità della giustizia che ospita. Lontana dall’immagine patinata, emerge una Milano più realistica, dove potere e fragilità convivono.
Dal libro alla serie: cosa cambia davvero
Il passaggio dalla pagina allo schermo comporta inevitabilmente delle trasformazioni. Nel romanzo, la narrazione resta molto legata al punto di vista dell’avvocato e al caso centrale. La serie, invece, apre il racconto: introduce più personaggi, sviluppa le relazioni e costruisce una trama orizzontale che accompagna lo spettatore episodio dopo episodio. Non è solo una storia di processi, ma anche di vite che si incrociano, di scelte personali e conseguenze. Il risultato è un equilibrio tra thriller giudiziario e dramma umano. Due livelli che si intrecciano senza sovrapporsi.
Il cuore del racconto: il dubbio
Alla fine, ciò che tiene insieme libro e serie è un’idea semplice ma potente: la verità non è mai lineare. Nel mondo raccontato da Ligas, il dubbio non è un limite. È uno strumento. Difendere qualcuno che tutti considerano colpevole non significa negare la realtà, ma metterla alla prova. E forse è proprio questo il messaggio più forte: la giustizia non vive di certezze assolute, ma della capacità di interrogarle. Ed è qui che il racconto, sulla pagina e sullo schermo, trova la sua forza.





