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La storia di Roberto, l’uomo che raccoglie messaggi dal mare

Il mare sa parlare, ma son pochi quelli che han voglia di ascoltarlo. Tra questi, Roberto Regnoli, 74 anni, ex primario di ortopedia a Termoli, che dal 2005 ad oggi ha raccolto dal mar Adriatico quasi 900 messaggi in bottiglia. Tutto è partito per caso: aveva bisogno di portare a passeggio il suo gigante Pastore del Caucaso. «Il primo foglietto trovato conteneva insulti, così l’abbiamo buttato; poi ne sono arrivati altri e abbiamo iniziato a cercarli di proposito, constatando allo stesso tempo come quelle spiagge fossero discariche a cielo aperto. Non solo bottiglie, ma anche elettrodomestici, plastiche di ogni genere», ha raccontato l’uomo in un’intervista al «Corriere della Sera».

A distanza di 17 anni Roberto Regnoli ha raccolto 831 messaggi: una media di quasi 49 l’anno, sebbene i primi anni siano stati i più proficui. Non ne ha buttato nessuno, li conserva in casa. Da qualche tempo il medico ha deciso di conservarli anche in un archivio online: «Il più bello è il numero 13, un messaggio d’addio che inizia così: ‘Amore, sono seduto sulla spiaggia a guardare l’immensità del mare, che in questo momento è l’unica cosa che mi dà tranquillità; e penso che nonostante la sua grandezza, sia un granello nella sabbia in confronto all’amore che provo per te’. Ci sono degli errori grammaticali nel messaggio; l’uomo doveva essere stravolto».

I messaggi, come ha raccontato Roberto Regnoli, arrivano da ogni parte del mondo: «Alcuni degli autori ho avuto modo di incontrarli come i due ragazzi di Genova che, nella speranza di incontrare una ragazza, hanno lasciato al mare la loro offerta: una bottiglia di vino in regalo a chi sarebbe riuscito a raccogliere il foglietto. Ci siamo incontrati al Salone Nautico di Genova e hanno comunque mantenuto la promessa».

Dietro ogni ritrovamento c’è una storia: «Questo è il caso della nipote del mio amico Piero: in gita scolastica a Porto Potenza Picena la bimba gli inviò un messaggio in bottiglia. Lo trovammo qualche mese dopo. Incredibile, il mare è quasi meglio delle poste». Il messaggio più curioso?

Si tratta di un biglietto datato 1804 scritto da un’ipotetica principessa imprigionata in cerca di un principe azzurro che potesse salvarla. Una vicenda che ricorda la canzone di Cesare Cremonini “Il comico (Sai che risate)” del 2012. Ricordate? “Tu vestita da bambina, prigioniera, vuoi scappare da una perfida regina. Così seria da star male, non so dirti una parola, non ho niente di speciale, ma se ridi poi vuol dire che una cosa la so fare”.