Un’indagine delicata, ancora tutta da chiarire, e due versioni che si scontrano. Davanti al giudice per le indagini preliminari di Roma, uno degli indagati ha scelto di non rispondere, ma ha comunque fornito una propria ricostruzione dei fatti, distante da quella delineata dagli inquirenti.
Al centro dell’inchiesta ci sono accuse gravi: violenza sessuale su minori, produzione e detenzione di materiale pedopornografico. Ma mentre la magistratura procede, gli indagati negano ogni responsabilità.
Davanti al gip: silenzio formale, dichiarazioni spontanee
L’uomo, 48 anni, comparso davanti al gip nella giornata di ieri, si è avvalso della facoltà di non rispondere, una scelta prevista dal codice di procedura penale. Allo stesso tempo, però, ha deciso di rilasciare dichiarazioni spontanee. In queste, secondo quanto emerge, avrebbe fornito una versione alternativa dei fatti, in netto contrasto con l’impianto accusatorio costruito dalla procura. Una strategia difensiva che lascia aperto il confronto tra le parti e che potrebbe avere un peso nelle prossime fasi dell’indagine.
La posizione della donna: “Non ho fatto nulla”
Sulla stessa linea si colloca la posizione della coindagata, una donna di 52 anni, attualmente detenuta nel carcere della Giudecca. Attraverso il proprio legale, ha fatto sapere di respingere ogni accusa. “Sono distrutta, ma non ho fatto nulla di ciò che mi viene contestato”, avrebbe dichiarato. Parole che confermano una linea difensiva chiara: negare integralmente i fatti e contestare le accuse mosse dalla magistratura.
L’inchiesta lascia Roma e approda a Venezia
Un passaggio importante riguarda la competenza territoriale. Secondo quanto emerso, gli atti dell’indagine saranno trasferiti a Venezia, in base al luogo in cui si sarebbero verificati i presunti reati. Un cambio di sede che non modifica la sostanza dell’inchiesta, ma che segna l’inizio di una nuova fase procedurale, con il coinvolgimento della magistratura veneta.
Le accuse: reati gravi e reiterati
Il quadro accusatorio resta pesante. I due indagati sono chiamati a rispondere di reati che includono: violenza sessuale su minori, pornografia minorile e infine detenzione e accesso a materiale illecito. Secondo l’ordinanza che ha portato agli arresti, firmata il 10 marzo, gli episodi contestati si sarebbero protratti per mesi.
Le motivazioni del gip: rischio di reiterazione
Nello stesso provvedimento, il giudice sottolinea la presenza di esigenze cautelari rilevanti. In particolare, viene evidenziato il rischio concreto che gli indagati possano commettere nuovamente reati della stessa natura. Una valutazione basata sia sulle modalità dei fatti contestati sia sulla personalità degli indagati, descritta nell’ordinanza come priva di freni inibitori. È proprio su questo punto che si fonda la decisione di applicare misure restrittive.
Due versioni opposte, indagine ancora aperta
Al momento, l’inchiesta si trova in una fase iniziale ma già complessa. Da un lato, la ricostruzione degli inquirenti, che parla di episodi gravi e reiterati. Dall’altro, la difesa degli indagati, che respinge ogni accusa e propone una lettura completamente diversa dei fatti. Sarà il prosieguo delle indagini tra accertamenti tecnici, testimonianze e verifiche a chiarire quale delle due versioni reggerà. In casi come questo, più che altrove, la distanza tra accusa e difesa è totale. E il lavoro della magistratura diventa decisivo per ricostruire, punto per punto, ciò che è realmente accaduto.





