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“Moneta e promesse”, il riscatto dei banchieri nel libro di Paolo Zannoni

“Mai fidarsi dei banchieri!”, quante volte l’avete sentito dire? Ahinoi, questi ultimi non hanno mai goduto di buona reputazione e non soltanto in Italia. Anche la fiducia nei loro confronti è oggi ai minimi storici: ci sono correntisti che hanno paura, risparmiatori che non si sentono abbastanza tutelati, e ancora i cittadini che ritengono iniquo che si usi troppo denaro pubblico per salvare le banche dal fallimento. Nel libro “Moneta e Promesse”, edito da Rizzoli, (titolo originale Money and Promises: Seven Deals that Changed the World, difatti quella italiana è la traduzione del testo dall’inglese), Paolo Zannoni, attualmente presidente di Prada Holding S.p.A. e advisor internazionale per Goldman Sachs, già presidente di Prysmian, Autogrill e Fiat Usa, cerca di sdoganare il cliché del banchiere, visto perlopiù come algida figura interessata unicamente al profitto e ai propri guadagni.

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“Moneta e promesse”, il riscatto dei banchieri nel libro di Zannoni

Paolo Zannoni, che si è formato nelle università di Bologna, Firenze e Yale, mira a far comprendere al lettore cosa la banca è e cosa la banca fa, con uno sguardo più scrupoloso sulla natura del debito bancario, perché, come scrive lui «fin troppo spesso ne abbiamo una visione sbagliata». Del resto, per l’esperto, è lo stesso linguaggio quotidiano che riflette una concezione sbagliata: «Andiamo in banca a ritirare denaro, prendiamo denaro a prestito dalla banca. Sembra che le banche guadagnino prestando denaro che viene restituito in un momento successivo. In realtà, sia che paghiamo con un assegno un trasferimento digitale, una carta di debito o una carta di credito, i beni e i servizi che acquistiamo vengono pagati con i debiti della banca o moneta bancaria e questo denaro, questo valore, non è un mucchietto di moneta sonante depositata nei forzieri di un istituzione, ma è il debito dell’istituzione, le sue obbligazioni, la sua promessa di pagamento». Discorso questo che vale per i singoli, ma anche per gli Stati. Zannoni lo rimarca: «La moneta moderna è debito», e le «banche hanno fallito, falliscono e continueranno a fallire» perché «i banchieri sono e saranno sempre dei debitori».

“Moneta e promesse”, sette storie di banchieri che hanno plasmato il mondo moderno

“Moneta e Promesse” cerca coraggiosamente (va detto perché si tratta di istituzioni poco amate dai cittadini) di riscattare il ruolo delle banche, correggendo i malintesi sedimentati negli anni. «I banchieri sono sempre debitori verso i clienti e verso altri banchieri e soprattutto verso lo Stato. E i loro clienti sono perennemente in debito con la banca, un girotondo di debiti, un circolo a volte virtuoso e a volte vizioso», sottolinea Zannoni. Ed è proprio questo palleggio continuo di debiti tra banche e stati che può comportare immense opportunità di crescita, ma anche insidie. “Moneta e Promesse” è un viaggio indietro nel tempo, capace di far comprendere, senza annoiare, cosa si celi dietro le turbolenze dei sistemi bancari e finanziari di oggi. Il racconto prende il via nel XII secolo a Pisa e segue lo sviluppo dell’attività bancaria in quell’epoca e in quella città, mostrando in che modo i debiti bancari siano diventati la moneta della Repubblica. Poi si passa a Venezia, nel secolo XVII, con la descrizione della nascita del Banco di Giro, un nuovo tipo di banca che crea moneta per le istituzioni dello Stato, moneta che attraverso la spesa pubblica circola nella Repubblica e viene spesa anche da cittadini e mercanti. Il terzo capitolo è dedicato a Londra, in particolare al «tally», un legnetto che è stato il principale titolo di debito pubblico dell’Inghilterra per oltre sei secoli. Successivamente l’autore spiega attraverso l’esempio del Regno di Napoli che le banche sono nate anche per aiutare i poveri. Il quinto capitolo è dedicato invece a l’«Ecu de March», l’antenato dell’euro, una valuta privata capace di circolare in tutta Europa.

Perché non dobbiamo meravigliarci quando uno Stato salva una banca in crisi

La sesta sezione del libro rivela come il Congresso Continentale, organo di governo delle tredici colonie indipendenti e antenato del governo federale, si servì del debito delle banche per combattere gli inglesi. Il settimo capitolo affronta la storia dell’adozione della moneta bancaria da parte della Russia bolscevica negli Anni ’20. Zannoni, illustrando realtà distanti nel tempo e nello spazio (democrazie federali e parlamentari, imperi e regimi rivoluzionari) fa comprendere come alcune transazioni tra banche e Stato hanno plasmato il mondo di oggi. Basandosi su fonti conservate negli archivi di Venezia, Napoli, Philadelphia, Medina del Campo, Pisa e nei caveaux della Banca d’Inghilterra, l’insider finanziario di lungo corso, ci mostra come le banche hanno sempre conservato una posizione privilegiata. Ogni aneddoto, raccontato con piglio divertito e appassionato, vuol farci capire perché non dobbiamo meravigliarci quando uno Stato salva una banca in crisi.

“Moneta e Promesse” di Paolo Zannoni è “un piacevolissimo viaggio”, parola di Mario Draghi

“Moneta e Promesse” è arrivato nelle librerie italiane il 2 aprile del 2024. Un esordio per l’autore un po’ in sordina nel Belpaese. Complimenti ed elogi a Paolo Zannoni sono arrivati invece dall’estero per il suo lavoro di ricerca: «informatissimo e scorrevole», lo ha definito Angela Redish, docente di Economia alla University of British Columbia; «un racconto utile ed estremamente leggibile», il commento del Senior Chairman di Goldman Sachs Lloyd Blankfein. L’eccezione nostrana? Mario Draghi, governatore della Banca di Italia (2006-2011), presidente della Bce dal 2011 al 2019, e primo ministro della Repubblica dal 13 febbraio 2021 al 22 ottobre 2022, che sul saggio ha dichiarato: «È un piacevolissimo viaggio, frutto di un impressionante lavoro di ricerca, attraverso i complessi rapporti che legano il debito pubblico a quello privato. Paolo Zannoni descrive con vivacità le interazioni fra Stati e banche, spiegando come queste connessioni, a prescindere dai diversi ordinamenti sociali, dai sistemi politici e persino dall’epoca storica, siano sempre alla base della società e ne plasmino il destino».

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