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Applebaum: “Putin parla di elezioni a Kiev? A Mosca non ne fanno di vere da 20 anni”

La Russia non sta vincendo la guerra. E non sta nemmeno negoziando davvero. È netta l’analisi della storica Anne Applebaum, premio Pulitzer e firma di The Atlantic, intervistata dal Corriere della Sera. Un intervento che smonta alcune narrazioni diffuse sul conflitto e apre una riflessione più ampia sul futuro dei rapporti tra Stati Uniti ed Europa.

Secondo Applebaum, la guerra in Ucraina è entrata in una fase anomala, lontana dagli schemi tradizionali. «È importante capire che i russi non stanno vincendo», osserva, spiegando che Mosca non solo non starebbe avanzando, ma avrebbe perso terreno nelle ultime settimane.

«Una guerra mai vista prima»

La linea del fronte, sottolinea la storica, è oggi qualcosa di inedito nella storia militare: «Completamente trasparente». L’Ucraina dispone di droni tra i più sofisticati al mondo e ha sviluppato capacità di guerra elettronica tali da monitorare ogni movimento russo nella zona di combattimento. Questo, sostiene Applebaum, avrebbe portato a perdite significative tra le truppe di Mosca. Il conflitto, però, si è trasformato. Incapace di sfondare sul campo, la Russia avrebbe intensificato gli attacchi contro infrastrutture civili, sfruttando la superiorità aerea. Impianti energetici e centrali elettriche sono diventati bersagli strategici, soprattutto negli ultimi mesi, complice la riduzione delle difese aeree ucraine dopo il rallentamento del sostegno militare statunitense.

«Mosca non vuole davvero la pace»

Sul fronte diplomatico, Applebaum invita a non farsi illusioni. A suo giudizio, il Cremlino non avrebbe mai rinunciato al proprio obiettivo centrale: «La distruzione dell’Ucraina come nazione». Vladimir Putin, ricorda, non ha mai dichiarato di voler porre fine alla guerra. Gli ucraini, invece, hanno più volte manifestato apertura verso un cessate il fuoco, ma, spiega la storica, qualsiasi discussione sui confini o sulla gestione della centrale nucleare sarebbe prematura senza uno stop reale alle ostilità. «La guerra finirà quando i russi smetteranno di combattere», afferma, ribadendo che la superiorità numerica non garantisce automaticamente la vittoria.

Il ruolo degli Stati Uniti

Applebaum ridimensiona anche l’idea che Washington possa imporre una resa a Kiev. «Gli Stati Uniti hanno molto potere, ma non possono costringere gli ucraini alla resa», sostiene. Anzi, la Casa Bianca non fornirebbe più equipaggiamenti o fondi diretti da tempo, limitandosi al supporto di intelligence. Il peso maggiore del sostegno militare sarebbe oggi sulle spalle europee, mentre l’Ucraina avrebbe reinventato la propria industria della difesa, puntando su tecnologia e produzione di droni.

Il nodo delle elezioni

Tra i temi più controversi c’è quello delle elezioni in Ucraina. Per Applebaum, la discussione è paradossale. Zelensky non avrebbe preclusioni, ma «non si può votare sotto le bombe»: servirebbe una tregua stabile, non una pausa simbolica di poche ore. La storica osserva come il tema venga sollevato soprattutto da Mosca, un Paese che, sottolinea, «non tiene vere elezioni da vent’anni». Il fatto che il dibattito si concentri su Kiev, e non sul sistema politico russo, appare per lei quantomeno singolare.

Corruzione: uno sguardo comparato

Applebaum affronta anche le accuse di corruzione rivolte al governo ucraino. Un recente scandalo, ricorda, è stato scoperto dalle stesse istituzioni di Kiev e ha portato a dimissioni di alto profilo, incluso un consigliere vicino al presidente.

Ma invita ad allargare lo sguardo: la Russia resta tra i Paesi più corrotti al mondo, senza stampa libera né trasparenza. E non risparmia critiche agli Stati Uniti, dove, afferma, la politica estera sarebbe oggi segnata da conflitti di interesse senza precedenti in epoca moderna.

«Nulla tornerà come prima»

Infine, il futuro dell’alleanza transatlantica. Anche nell’ipotesi di un cambio alla Casa Bianca, Applebaum non crede in un ritorno alla normalità pre-bellica. «Gli Stati Uniti saranno un Paese diverso e anche l’Europa sarà diversa», osserva. La metafora scelta è storica e drastica: dopo Giulio Cesare, Roma non tornò più alla Repubblica. Un modo per dire che l’ordine internazionale precedente al 2022 difficilmente potrà essere ripristinato. La guerra in Ucraina, conclude implicitamente Applebaum, non è solo un conflitto territoriale. È uno spartiacque che ridefinirà equilibri e alleanze per anni.