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Luca Bianchini in libreria con “Le ragazze di Tunisi”, ispirato alla storia di sua madre

Un viaggio per capire da dove si viene, e forse anche chi si è diventati. Luca Bianchini in libreria con Le ragazze di Tunisi (Mondadori), un romanzo che affonda nelle sue radici familiari e riporta alla luce una storia privata che diventa collettiva. Le protagoniste (sua madre e le sue zie) sono donne di origine siciliana cresciute in Tunisia, come Claudia Cardinale, prima che il Paese nordafricano conquistasse l’indipendenza dalla Francia.

Non è solo un libro di memorie. È il racconto di un’Italia che si è spostata, che ha attraversato il mare in cerca di opportunità, e che ha costruito altrove pezzi di identità. Una vicenda che dialoga idealmente con chi, in direzione opposta, oggi lascia il proprio Paese per approdare in Europa. È il caso dei personaggi de Gli Antropologi di Ayşegül Savaş, dove migrazione, spaesamento e desiderio di appartenenza diventano materia narrativa.

Tunisi come memoria viva

Il cuore del romanzo di Bianchini è Tunisi, città che nel libro si accende di colori e contrasti. Non un semplice sfondo, ma un luogo che respira. Case bianche, persiane blu, terrazze ricoperte di maioliche, la luce che cambia con le ore del giorno. Chi arriva oggi in città non trova soltanto cartoline mediterranee, ma una metropoli stratificata, dove la Medina convive con antenne paraboliche e fili elettrici intrecciati come una trama urbana disordinata ma viva. È una città che si lascia attraversare con la sensazione di tornare a qualcosa di noto, come accade quando si rientra in un amore mai davvero concluso. Bianchini la racconta come una Babele affettuosa, in cui differenze linguistiche e culturali si sciolgono nella volontà di capirsi. Un luogo dove la mescolanza è la norma e l’identità si costruisce per stratificazione.

Una famiglia, molte storie

Al centro della narrazione c’è la famiglia Brancata. Una famiglia siciliana emigrata, come tante, che negli ultimi anni di permanenza in Tunisia si confronta con il cambiamento e con la fine di un’epoca. La figura di Anna, giovane donna orgogliosa e determinata, è modellata sui ricordi della madre dell’autore. Non un ritratto nostalgico, ma un personaggio che incarna la libertà e il desiderio di affermarsi in un contesto complesso. Il romanzo scorre tra intimità domestica e grandi trasformazioni storiche. L’indipendenza tunisina non è solo un fatto politico: diventa spartiacque emotivo, frattura nelle vite private, momento in cui si decide se restare o partire.

Come nasce un romanzo

Ricordi, aneddoti familiari, frammenti ascoltati da Bianchini quand’era bambino. C’è anche un interesse costante per il giallo, inteso non tanto come genere puro, ma come tensione narrativa. Un elemento che ritroviamo, ad esempio, nella Sardegna raccontata da Piergiorgio Pulixi in Il nido del corvo, dove mistero e paesaggio si intrecciano.

Tornare per capire

Nel romanzo di Bianchini il ritorno a Tunisi non è un semplice viaggio geografico. È un movimento interiore. Si torna per fare i conti con ciò che si è ereditato, con le scelte compiute da chi ci ha preceduto. La città diventa specchio di un’identità ibrida, fatta di partenze e approdi, di appartenenze multiple. E il libro, pur affondando nelle radici personali dell’autore, parla a una generazione che continua a muoversi, a cercare altrove possibilità e futuro. Le ragazze di Tunisi è quindi più di una saga familiare: è una riflessione sulla memoria, sulla migrazione e su quel filo sottile che lega ogni storia privata alla Storia con la S maiuscola.