L’Ucraina andrà alle urne soltanto dopo un cessate il fuoco e con garanzie di sicurezza concrete. A ribadirlo è stato il presidente Zelensky intervenendo davanti ai giornalisti a Kiev. “Ho parlato di elezioni molte volte: le terremo quando saranno garantite tutte le necessarie condizioni di sicurezza”, ha dichiarato, secondo quanto riportato dai media ucraini. Il messaggio è netto: il voto non è escluso, ma subordinato alla fine delle ostilità e alla stabilizzazione del quadro militare.
Zelensky ha sottolineato che il tema delle elezioni viene sollevato da partner internazionali, non da Kiev. “L’Ucraina non ha mai posto la questione. Ma c’è la volontà di avviare un processo del genere”, ha spiegato. La condizione resta una sola: fermare i combattimenti.
La questione costituzionale e il contesto di guerra
La posizione del presidente si inserisce in un contesto giuridico preciso. In Ucraina la legge marziale, in vigore dall’invasione russa del febbraio 2022, impedisce lo svolgimento di elezioni nazionali. In teoria, il mandato presidenziale di Zelensky sarebbe scaduto nel 2024, ma la guerra ha congelato il calendario elettorale. Organizzare un voto in un Paese sottoposto a bombardamenti quotidiani, con milioni di cittadini sfollati o all’estero e vaste aree occupate dalle truppe russe, pone interrogativi pratici e politici. Garantire segretezza, partecipazione e sicurezza del processo elettorale in queste condizioni è, nei fatti, impossibile. Per questo Zelensky insiste su un punto: prima bisogna stabilizzare il fronte. “È molto semplice: stabilire un cessate il fuoco e ci saranno le elezioni. È una questione di sicurezza”, ha affermato.
Le pressioni internazionali e il ruolo degli Stati Uniti
Negli ultimi mesi, soprattutto in ambienti politici occidentali, si è riacceso il dibattito sulla necessità di rinnovare la legittimazione democratica delle istituzioni ucraine. Zelensky ha però chiarito che gli Stati Uniti non stanno esercitando pressioni né minacciano la revoca delle garanzie di sicurezza legandole al voto. “Washington non collega questa decisione alla questione elettorale”, ha precisato il presidente. Una puntualizzazione significativa, in un momento in cui l’equilibrio dei rapporti con gli alleati è centrale per la tenuta del Paese.
Elezioni e guerra: un equilibrio delicato
Il nodo è politico prima ancora che procedurale. In tempo di guerra, il principio democratico si intreccia con quello della sopravvivenza nazionale. Un’elezione celebrata in condizioni di insicurezza rischierebbe di essere contestata o strumentalizzata, sia all’interno sia all’esterno. Allo stesso tempo, il rinvio indefinito del voto espone Kiev a critiche sulla tenuta delle sue istituzioni democratiche. Zelensky prova a tenere insieme le due esigenze: ribadire l’impegno al ritorno alle urne, ma solo quando sarà possibile garantire un processo libero e sicuro. Il messaggio, in definitiva, è chiaro: la priorità resta la guerra. Finché le armi non taceranno, l’Ucraina non potrà tornare pienamente alla normalità politica. E per Kiev, la normalità inizia dal cessate il fuoco.





