Vai al contenuto

Renzi apre alle primarie: “L’importante è vincere”, poi l’attacco frontale a Meloni

Matteo Renzi

Il leader di Italia Viva rilancia il tema dell’unità del centrosinistra, ma rivendica l’autonomia del suo progetto politico. «Non voglio i voti del Pd e del M5S»

In vista delle prossime elezioni, Matteo Renzi riapre il dibattito sul futuro del centrosinistra, lasciando intendere che il nodo del candidato premier non rappresenta la questione decisiva. «Per me basta vincere», afferma il leader di Italia Viva-Casa Riformista duranteAdnTalks, sottolineando che, in assenza di un accordo politico, le primarie restano uno strumento possibile. «Se il candidato non si trova con un’intesa, si sceglie con le primarie. Il punto vero, però, è il programma». Per l’ex presidente del Consiglio, il campo progressista dovrebbe concentrarsi su alcune priorità condivise, dalla lotta all’inflazione al rientro dei giovani emigrati all’estero, lasciando maggiore libertà di posizione sugli altri temi.

«Non cerco i voti di Pd e M5S»

Matteo Renzi respinge anche le ricostruzioni secondo cui punterebbe a garantirsi un seggio attraverso un accordo con Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. «Io i voti del Pd e del M5S non li voglio», afferma. «Se entrerò in Parlamento sarà con i voti del centro e della Casa Riformista, non grazie al premio di maggioranza». Per il leader di Italia Viva, parlare di un suo possibile “seggio blindato” è «una bischerata», usando un’espressione tipicamente fiorentina.

L’affondo contro Meloni

Gran parte dell’intervento è dedicata al giudizio sull’operato del governo. Renzi sostiene che Giorgia Meloni non sia riuscita a realizzare le grandi riforme annunciate all’inizio della legislatura. «L’unica riforma che porterà a casa sarà quella elettorale», osserva. «Sul resto non è riuscita a cambiare il Paese». Secondo l’ex premier, proprio questa situazione avrebbe aperto uno spazio di contestazione anche alla destra del governo, citando l’iniziativa politica di Roberto Vannacci. «Vannacci accusa Meloni di aver fallito sulla sicurezza, sui rimpatri, sulla fuga dei cervelli e sulla tutela dei proprietari di casa».

«Salvini? Restituiamolo ai mojito»

Non manca una battuta sul ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, dopo il ritardo del treno con cui Renzi ha raggiunto Roma. «Salvini deve essere restituito ai mojito», ironizza. «Facciamo una petizione: “Restituisci anche tu il mojito a Salvini”». Nel suo personale giudizio sui ministri dell’esecutivo, Renzi indica Adolfo Urso come il peggiore, seguito da Antonio Tajani e dallo stesso Salvini.

Quirinale, nessun nome adesso

Sul prossimo Presidente della Repubblica, Renzi invita a evitare pronostici prematuri. «Il nome del Capo dello Stato viene sempre fuori alla fine», osserva, ricordando come Sergio Mattarella fosse considerato poco prima della sua elezione. L’ex premier interpreta inoltre le recenti dichiarazioni di Giorgia Meloni sul Quirinale come il segnale della volontà della destra di esprimere il prossimo Presidente della Repubblica. «È una posizione legittima», precisa, ma avverte: «Se il centrosinistra si divide e manda Meloni al Quirinale, sarà rincorso con i forconi dal suo stesso elettorato».

Dalla politica estera al nucleare

Nel corso dell’intervista Renzi affronta anche diversi temi internazionali. Sulla guerra in Ucraina ribadisce il sostegno alle sanzioni contro la Russia e all’invio di aiuti a Kiev, indicando nel presidente del Consiglio europeo Antonio Costa una possibile figura capace di favorire un negoziato. Critico invece il giudizio sul disegno di legge del governo dedicato al nucleare: «Siamo favorevoli all’energia nucleare, ma il provvedimento dell’esecutivo non rappresenta un vero via libera. È una presa in giro per chi non legge le carte». Infine, sul rapporto con i Paesi del Golfo, Renzi rivendica la propria linea di dieci anni fa: «Quando Meloni li criticava sbagliava. Oggi che da presidente del Consiglio va in Arabia Saudita e negli Emirati fa bene. Semplicemente è arrivata dopo».