Press "Enter" to skip to content

La Corte Suprema boccia i dazi di Trump: “Sentenza vergognosa”, scontro sui poteri del presidente

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato illegali i dazi imposti dal presidente Donald Trump, stabilendo che per introdurre nuove tariffe doganali era necessaria un’autorizzazione esplicita del Congresso. Si tratta della più rilevante battuta d’arresto politica per il capo della Casa Bianca dall’inizio del suo secondo mandato.
Nel mirino dei giudici sono finite le tariffe annunciate il 2 aprile dello scorso anno, comprese quelle legate alla cosiddetta “guerra al fentanyl” contro Cina, Canada e Messico. In gioco ci sono circa 175 miliardi di dollari già incassati dall’amministrazione federale, somme che ora potrebbero essere oggetto di contenziosi.

Perché la Corte Suprema ha bocciato i dazi

Per giustificare l’imposizione delle tariffe, Trump aveva invocato l’International Emergency Economic Powers Act (1977), sostenendo che i deficit commerciali rappresentassero un’emergenza nazionale tale da legittimare un intervento diretto dell’esecutivo.

La decisione è arrivata con un voto di sei giudici contro tre. A favore della bocciatura si sono espressi il presidente della Corte, John Roberts, insieme ai conservatori Neil Gorsuch e Amy Coney Barrett – entrambi nominati da Trump – e ai tre giudici dell’area liberal. Hanno votato contro Clarence Thomas, Samuel Alito e Brett Kavanaugh.

La maggioranza ha ritenuto che il presidente non possa esercitare un potere così ampio in materia commerciale senza un mandato chiaro del Parlamento, riaffermando il principio costituzionale della separazione dei poteri.

Cosa stabilisce la sentenza

Nelle oltre venti pagine della decisione, Roberts ha scritto che il presidente rivendica un “potere straordinario di imporre unilateralmente dazi di importo, durata e portata illimitati”. Proprio per l’ampiezza di tale pretesa, secondo la Corte è necessaria una chiara autorizzazione del Congresso.
In assenza di questo via libera, tutte le tariffe risultano quindi illegittime.

La sentenza, tuttavia, non chiarisce quale debba essere il destino delle somme già raccolte. I giudici dissenzienti hanno sottolineato il rischio di caos amministrativo e finanziario, poiché parte dei fondi è stata già utilizzata, ad esempio per compensare gli agricoltori penalizzati dalle ritorsioni commerciali straniere. La questione dei rimborsi sarà ora demandata ai tribunali inferiori, aprendo la strada a una possibile pioggia di ricorsi.

Le possibili mosse della Casa Bianca

Il rappresentante per il commercio Jamieson Lee Greer aveva anticipato che, in caso di sconfitta davanti alla Corte Suprema, l’amministrazione avrebbe valutato il ricorso ad altre basi normative per reintrodurre i dazi. Resta però incerto quali strumenti giuridici possano essere utilizzati e se possano superare il vaglio dei giudici, dopo che la Corte ha ribadito la necessità di un coinvolgimento diretto del Congresso.

Trump ha definito la decisione “una vergogna”, assicurando di avere un piano alternativo, ma senza fornire dettagli.

Le conseguenze politiche ed economiche

La sentenza arriva in un momento delicato per l’economia statunitense. Nell’ultimo trimestre dell’anno scorso il Pil è cresciuto dell’1,4%, un dato inferiore alle attese che alimenta le critiche sulla gestione economica dell’amministrazione.

Il doppio fronte – giudiziario ed economico – rischia di pesare sulle prossime elezioni di midterm di novembre, trasformando la vicenda dei dazi in un tema centrale dello scontro politico tra Casa Bianca e Congresso.

La decisione non incide solo sulla politica commerciale, ma ridefinisce anche i confini dei poteri presidenziali in materia economica, con effetti destinati a protrarsi ben oltre l’attuale mandato.