Può un regalo diplomatico trasformarsi in un piccolo caso internazionale? È quanto è accaduto al termine del vertice Nato di Ankara, dove il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha scelto di consegnare ai capi di Stato e di governo dell’Alleanza un dono decisamente insolito: una pistola revolver personalizzata con il nome del destinatario, custodita in una teca di legno insieme a una scatola di munizioni.
Secondo un retroscena ricostruito dal Corriere della Sera, il dono avrebbe creato non pochi imbarazzi tra le delegazioni, costrette a confrontarsi con norme doganali, protocolli di sicurezza e legislazioni nazionali molto diverse sul possesso delle armi. Il contesto del vertice rende il regalo tutt’altro che casuale. Ad Ankara il tema dominante è stato il rafforzamento delle capacità militari dell’Alleanza Atlantica, con l’aumento delle spese per la difesa e nuovi programmi di riarmo. In questo scenario, la scelta di Erdogan è stata letta da molti come un richiamo simbolico al ruolo della Turchia, che dispone del secondo esercito più numeroso della Nato.
Le reazioni, però, sono state molto differenti. Alcuni leader hanno preferito non portare immediatamente con sé l’arma. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier olandese Rob Jetten e il primo ministro britannico Keir Starmer avrebbero deciso di lasciarla temporaneamente ad Ankara per farla rendere inutilizzabile prima del trasferimento nei rispettivi Paesi. Diversa la scelta del premier canadese Mark Carney, che avrebbe portato con sé il revolver lasciando invece in Turchia le munizioni.
Anche l’Italia ha seguito una procedura istituzionale. La pistola destinata alla presidente del Consiglio Giorgia Meloniè stata trasferita a Roma e affidata all’Ufficio del Cerimoniale di Palazzo Chigi, dove sarà registrata e custodita insieme agli altri doni ufficiali ricevuti nel corso delle missioni internazionali.

Più complicata la situazione in Belgio. Il primo ministro Bart De Wever, secondo quanto riferito dal suo staff, avrebbe realizzato soltanto una volta rientrato a Bruxelles che il dono consisteva in un’arma vera e propria. Il revolver è stato quindi consegnato alla polizia aeroportuale per essere custodito secondo le procedure previste. Anche la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen avrebbe ricevuto la pistola, destinandola però a un museo militare, mentre il premier svedese Ulf Kristersson ha fatto sapere che il trasferimento dell’arma avverrà nel rispetto della normativa nazionale.
Nessun commento, invece, da parte del presidente americano Donald Trump. Un silenzio che ha lasciato spazio anche a qualche ironia: il dono del leader turco, in fondo, non era d’oro. E chi conosce il gusto di Trump per gli oggetti più appariscenti potrebbe non stupirsene.
