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Chi è Mojtaba Khamenei: cosa sappiamo del possibile leader dell’Iran

Tra gli analisti iraniani circola anche un’ironia amara. Farnaz Sabet prova a smorzare il clima cupo con una battuta: se davvero la guida suprema dell’Iran dovesse passare da padre a figlio, «sarebbe un curioso paradosso: sia la Repubblica islamica sia la sua principale opposizione avrebbero un’anima monarchica». Il riferimento è evidente. La rivoluzione del 1979 nacque per abbattere il potere dinastico dello Scià, ma l’eventuale nomina di Mojtaba Khamenei, figlio dell’ayatollah Ali Khamenei, finirebbe per introdurre proprio quella logica familiare che la Repubblica islamica ha sempre dichiarato di combattere.

Una successione che sa di dinastia

Se Mojtaba diventasse davvero nuova Guida Suprema, la teocrazia iraniana assumerebbe i tratti di una successione dinastica. Un passaggio di potere interno alla famiglia che ricorderebbe da vicino il sistema monarchico contro cui la rivoluzione khomeinista si era sollevata. Uno schema non del tutto inedito nella regione. Dopo la morte di Hassan Nasrallah, anche Hezbollah aveva tentato una continuità familiare indicando come possibile leader il cugino Hashem Safieddine, poi eliminato dagli attacchi israeliani. Nel caso iraniano, però, il simbolismo sarebbe ancora più forte: la Repubblica islamica trasformata in una sorta di monarchia religiosa.

Una carriera costruita nell’ombra

Mojtaba Khamenei, 57 anni, è il secondogenito e figlio prediletto dell’ayatollah Ali Khamenei. La sua carriera si è sviluppata lontano dai riflettori, dentro i meccanismi più opachi del potere iraniano: quello che molti osservatori definiscono il deep state legato ai Pasdaran e agli apparati di sicurezza.

A differenza di altri dirigenti iraniani, Mojtaba ha quasi sempre evitato la scena pubblica. Ha viaggiato poco all’estero e la sua influenza è cresciuta soprattutto dietro le quinte, nelle reti politiche e militari che sostengono l’ala più radicale del regime. La sua eventuale ascesa al ruolo di rahbar, guida suprema, segnerebbe anche il passaggio di potere a una nuova generazione ultraconservatrice emersa dalle crisi degli ultimi anni.

Dalla guerra Iran-Iraq al potere religioso

Il suo percorso politico inizia molto presto. A soli 17 anni entra nei Guardiani della Rivoluzione e combatte nella guerra Iran-Iraq, arruolato in unità particolarmente ideologizzate. Tra queste c’era anche una formazione fondata dal comandante Ahmad Motevaselian, figura nota per il suo radicalismo e per la retorica fortemente antisraeliana. Dopo il conflitto, Mojtaba prosegue la formazione religiosa nel seminario sciita di Qom, uno dei principali centri teologici del mondo sciita. Terminati gli studi, torna a Teheran e inizia a lavorare nell’ufficio della Guida Suprema, cioè nella struttura guidata dal padre. Nel tempo quel ruolo gli consente di costruire una rete di relazioni influenti tra Pasdaran, apparati di sicurezza e ambienti economici.

Influenza politica e affari internazionali

Dalla posizione privilegiata nell’ufficio della Guida Suprema, Mojtaba consolida il proprio peso politico. Secondo alcune inchieste giornalistiche, tra cui una pubblicata da Bloomberg, sarebbe anche collegato a una rete di interessi economici all’estero, con investimenti immobiliari tra Londra e altre capitali occidentali. Un elemento che mostra quanto il potere iraniano non si limiti ai confini nazionali ma abbia sviluppato negli anni una rete di influenze economiche e finanziarie molto più ampia.

Il ruolo nella repressione delle proteste

Il nome di Mojtaba emerge con forza nella politica interna iraniana nel 2005, quando sostiene la candidatura ultraconservatrice di Mahmoud Ahmadinejad alla presidenza. Negli anni successivi viene indicato da molti osservatori come uno degli uomini chiave nella gestione della repressione delle proteste. Il suo ruolo sarebbe stato decisivo durante l’Onda Verde del 2009, il movimento che contestò la rielezione di Ahmadinejad denunciando brogli elettorali. Una linea dura che, secondo diverse fonti, sarebbe stata mantenuta anche durante le successive ondate di proteste, come quelle del 2019 contro l’aumento del prezzo del carburante.

La cerchia ultraconservatrice

Attorno a Mojtaba ruota un gruppo ristretto di religiosi e ideologi ultraconservatori. Tra questi figure come Alireza Panahian e Mohammad Qomi, entrambi contrari a qualsiasi apertura culturale o sociale che possa indebolire l’impianto ideologico della Repubblica islamica. Per questo molti analisti ritengono che, se dovesse davvero salire al vertice del sistema iraniano, Mojtaba non rappresenterebbe una svolta moderata. Al contrario, potrebbe incarnare una continuità ancora più rigida rispetto alla linea seguita finora dal padre. In altre parole, la Repubblica islamica non cambierebbe rotta. Potrebbe semmai radicalizzare ulteriormente la propria identità politica e ideologica.