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“Tre nomi” di Florence Knapp sbarca in Italia: quando una scelta cambia il destino

Un nome può davvero cambiare una vita? È attorno a questa domanda semplice e insieme vertiginosa che ruota Tre nomi, romanzo d’esordio di Florence Knapp, arrivato in Italia per Garzanti (traduzione di Federica Merati) dopo aver conquistato il pubblico britannico nella primavera del 2025. Oltre 24 Paesi ne hanno già acquistato i diritti: segno che la storia tocca un nervo scoperto, universale.

Una madre, un neonato, una decisione

La scena iniziale è potente: una tempesta che sferza la città, un bambino appena nato, una madre che lo stringe al petto mentre fuori il mondo sembra cedere. Ma il vero terremoto non è meteorologico. È interiore. Cora deve scegliere il nome del figlio. Il marito, Gordon, medico rispettato dalla comunità ma autoritario e inquietante tra le mura domestiche, pretende che il bambino porti il suo stesso nome, come tradizione familiare impone. Una continuità maschile che sa di eredità, ma anche di controllo. Cora però esita. Potrebbe chiamarlo Julian, un nome che per lei evoca protezione e spiritualità. Oppure Bear, come suggerisce la figlia maggiore Maia, con l’innocenza e la libertà dell’infanzia. Tre possibilità. Tre futuri.

Tre vite parallele

L’intuizione narrativa di Knapp è semplice e geniale: raccontare trentacinque anni di vita attraverso tre linee temporali alternative, ognuna generata da una scelta diversa compiuta in quell’ufficio dell’anagrafe. Non siamo nel terreno della fantascienza, ma in quello delle possibilità umane. Ogni nome diventa una traiettoria. Non solo per il bambino, ma per l’intero nucleo familiare. Il romanzo si muove così su un crinale affascinante: quanto delle nostre vite è scritto nelle circostanze? Quanto dipende dalle scelte? E quanto, invece, dalla forza o dalla fragilità delle relazioni che ci circondano?

Il cuore oscuro: l’abuso domestico

Al centro del libro non c’è solo un esperimento narrativo. C’è un tema doloroso e attualissimo: l’abuso domestico. Gordon non è una caricatura, ma un uomo rispettato fuori casa e opprimente dentro. Il doppio volto del potere, privato e pubblico. Knapp non indulge nel melodramma. Racconta con misura, ma senza sconti, gli effetti a catena della violenza psicologica, la paura silenziosa, il senso di colpa, il peso della sottomissione. E insieme esplora la possibilità di rottura, di emancipazione, di guarigione.

Il nome, in questo contesto, diventa simbolo. Può essere eredità o ribellione, appartenenza o liberazione.

Una scrittura che tiene il ritmo

La narrazione alterna le tre linee temporali con precisione quasi chirurgica. Non è un gioco intellettuale, ma un meccanismo emotivo: il lettore si affeziona, si smarrisce, si chiede continuamente “cosa sarebbe successo se…”. Lo stile è scorrevole ma non superficiale. C’è tensione, ma anche delicatezza. Knapp riesce a intrecciare dimensione intima e riflessione più ampia senza perdere ritmo.

Si percepisce la maturità di una scrittura già consapevole, nonostante si tratti di un esordio.

Un romanzo sul potere delle scelte

Tre nomi non è solo la storia di una madre davanti a un registro anagrafico. È un romanzo sul libero arbitrio, sulle catene invisibili delle tradizioni familiari, sulla possibilità di interrompere cicli tossici. Soprattutto, è un libro che costringe a guardarsi dentro. Quante volte scegliamo per quieto vivere? Quante volte un gesto apparentemente piccolo diventa il punto di svolta di un’intera esistenza? Knapp suggerisce che nulla è irrilevante. Nemmeno un nome.

Perché leggerlo

Perché è un romanzo che tiene insieme struttura originale e forza emotiva. Perché affronta il tema della violenza domestica senza retorica. Perché parla di responsabilità, maternità, identità, libertà.

E perché, chiudendo l’ultima pagina, resta una domanda sospesa: se potessimo tornare indietro a una sola decisione della nostra vita, la cambieremmo?