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Padova, minacce a David Parenzo per il libro su Israele: presentazione spostata in luogo segreto

Minacce e insulti antisemiti costringono David Parenzo a cambiare sede per la presentazione del suo libro a Padova. L’incontro previsto per domani pomeriggio alla Scuola della Carità, in via San Francesco, è stato trasferito in una località che resta riservata. La nuova sede è stata comunicata esclusivamente via mail agli iscritti, su indicazione delle forze dell’ordine.

Al centro delle tensioni c’è il volume Lo scandalo Israele (Rizzoli), già ampiamente pubblicizzato sui canali social del giornalista. Secondo quanto riferito dagli organizzatori, una serie di minacce ricevute nelle ultime ore ha reso necessario il cambio di location per ragioni di sicurezza. Parenzo non nasconde l’amarezza ma minimizza sul piano personale. «Non ho paura, sono abituato alle minacce», afferma. «Ogni volta che affronto il tema di Israele succede la stessa cosa. Ringrazio le forze dell’ordine per il lavoro che fanno, ma è paradossale che debbano intervenire per garantire il semplice diritto di parola».

Padovano, ebreo e laico, noto al grande pubblico per la conduzione de La Zanzara su Radio 24 insieme a Giuseppe Cruciani, Parenzo è stato negli ultimi mesi più volte oggetto di contestazioni. Episodi analoghi si erano verificati anche in occasione di eventi universitari, tra cui un incontro alla Sapienza di Roma. Nel mirino degli attivisti pro-Palestina c’è soprattutto la sua posizione sull’uso del termine «genocidio» riferito alla guerra a Gaza. Parenzo sostiene che il termine venga utilizzato in modo improprio nel dibattito pubblico. «Vengo accusato di essere complice di genocidio solo perché ritengo che quella definizione non sia corretta nel caso di Gaza», spiega. «Molti di quelli che mi contestano non hanno nemmeno letto il libro. Basta la parola “Israele” nel titolo per scatenare minacce».

Il giornalista ribadisce una distinzione che considera fondamentale: l’obiettivo dichiarato da Israele sarebbe l’eliminazione di Hamas, non l’annientamento del popolo palestinese. «Il termine genocidio implica la volontà specifica di distruggere un intero popolo», sostiene.

Una posizione condivisa anche da Liliana Segre e dalla scrittrice padovana di origine armena Antonia Arslan, che più volte ha richiamato il significato giuridico del termine. Arslan ricorda che la definizione fu elaborata nel 1944 dal giurista Raphael Lemkin e formalizzata dall’Onu nel 1948. «Genocidio è quando un governo decide di eliminare una parte della propria popolazione ritenuta indegna», ha spiegato in diverse occasioni, citando i casi degli armeni, degli ebrei, del Ruanda e della Cambogia. Proprio su questo terreno Parenzo lancia una proposta: un confronto pubblico con Arslan sul significato e l’uso del termine. «Spero di poter essere presto a Padova, in una grande sala, insieme a lei per discuterne apertamente», dice. La scrittrice ha già dato la propria disponibilità: «Accetto volentieri un dibattito pubblico, se ci verrà consentito di farlo. È grave che qualcuno minacci nell’ombra. Bisogna portare il confronto alla luce».

Nel libro, Parenzo struttura il racconto attorno a sette storie emblematiche, un numero che richiama simbolicamente il 7 ottobre 2023, data dell’attacco di Hamas ai kibbutz israeliani al confine con Gaza. In quell’occasione furono uccise circa 1.200 persone e 251 vennero prese in ostaggio, tra cui donne e bambini. Il giornalista sottolinea anche il ruolo dell’editore. «Rizzoli ha dimostrato coraggio pubblicando questo libro», afferma. «E ha pubblicato anche il volume di Francesca Albanese. È la dimostrazione che esiste ancora una vera pluralità editoriale».

Resta il fatto che, ancora una volta, un evento culturale deve essere blindato. E che a scatenare tensioni non è tanto il contenuto di un dibattito, quanto la possibilità stessa che quel dibattito si svolga.