Napoli si è svegliata con una ferita nel cuore. Nella notte tra il 16 e il 17 febbraio 2026 un incendio ha devastato lo storico Teatro Sannazaro, nel quartiere Chiaia. Le fiamme hanno avvolto la cupola dell’edificio, che è poi crollata sulla platea. Quattro persone sono rimaste intossicate dal fumo, mentre per i residenti dello stabile, che al piano terra ospita il teatro, è stata disposta l’evacuazione.
I Vigili del Fuoco hanno lavorato per ore per domare l’incendio e mettere in sicurezza l’area. “I danni sono ingenti, il teatro purtroppo è stato completamente compromesso”, ha dichiarato il comandante provinciale Giuseppe Paduano. Le cause sono ancora in fase di accertamento: non si esclude l’ipotesi di un corto circuito, ma gli investigatori stanno valutando anche altre piste.
Il sindaco Gaetano Manfredi ha parlato di “una ferita profonda per la storia e la cultura della città”, assicurando l’impegno per restituire il teatro a Napoli. Ma oggi il colpo è durissimo: il Sannazaro non è solo un edificio, è un pezzo identitario della città.
Un teatro nato nel 1847: memoria viva di via Chiaia
Soprannominato la “bomboniera di via Chiaia” per la ricchezza delle decorazioni in oro e stucchi, il Sannazaro fu inaugurato il 26 dicembre 1847. Sorge sull’area dell’antico chiostro dei Padri Mercedari spagnoli, accanto alla Chiesa di Sant’Orsola, su progetto di Fausto Niccolini e per volontà del duca di Marigliano, Giulio Mastrilli. Da subito divenne uno dei luoghi simbolo del teatro napoletano. Qui debuttò nel 1889 ‘Na Santarella di Eduardo Scarpetta, e sempre qui il grande commediografo concluse la sua carriera. Sul suo palco si sono alternati nomi leggendari: Eleonora Duse, Tina Di Lorenzo, Emma Gramatica, Ermete Novelli, Antonio Gandusio, Ruggero Ruggeri. Negli anni Trenta il teatro fu trasformato in cinema, attraversando una fase di declino che sembrava segnarne il destino. Ma il Sannazaro è sempre stato un luogo capace di rinascere.
La rinascita con Luisa Conte e la continuità familiare
La nuova vita iniziò nel 1969 grazie a Luisa Conte, attrice e imprenditrice che avviò un’importante ristrutturazione conclusa nel 1971. Con Annella di Portacapuana il teatro tornò a respirare. Luisa Conte fece del Sannazaro la sua casa fino al 1994. Ancora oggi, tra fotografie, locandine e costumi, il suo nome è inseparabile da quello del teatro. Qui hanno trovato spazio interpreti della grande tradizione partenopea e non solo: Nino Taranto, Peppe Barra, Leopoldo Mastelloni, Lina Sastri, Benedetto Casillo, Biagio Izzo. Dal 2018 il Sannazaro è centro di produzione teatrale riconosciuto dal Ministero della Cultura, capace di custodire la memoria e allo stesso tempo formare nuove generazioni di interpreti.
Oggi la cenere, domani la ricostruzione?
In questi giorni era in scena Café Chantant, lo spettacolo che la direttrice artistica Lara Sansone rinnova ogni stagione con successo costante. Un omaggio alla tradizione del varietà napoletano e alla storia stessa del teatro. Il contrasto tra quel palco vivo e la devastazione di stanotte è doloroso. Il Sannazaro non è solo un luogo di spettacolo: è un presidio culturale, un simbolo della Napoli teatrale, un punto di incontro tra passato e futuro. Oggi restano le macerie, i focolai ancora da spegnere, le indagini da chiarire. Ma resta anche la memoria di quasi due secoli di storia.
E se Napoli ha dimostrato qualcosa, è che i suoi teatri, come la città, sanno rinascere.





