Nel 2002 il cinema compì un azzardo tecnico e poetico che ancora oggi fa scuola: Arca Russa di Aleksandr Sokurov. Novantasei minuti in un unico, vertiginoso piano sequenza dentro l’Museo dell’Ermitage, l’ex Palazzo d’Inverno degli zar. Nessun taglio visibile, nessuna rete di sicurezza. Solo la macchina da presa che scivola tra sale, fantasmi, epoche: da Pietro il Grande alla tragedia dell’assedio di Leningrado. Un museo che diventa corpo vivo della memoria russa, teatro della sua gloria e delle sue ferite.
Ventiquattro anni dopo, la sfida del piano sequenza torna in tv e cambia latitudine. Stasera su Rai 1 e in streaming su RaiPlay, Ulisse – Il piacere della scoperta porta gli spettatori dentro Reggia di Versailles con un unico movimento di camera lungo due ore e venti minuti. A guidarci sarà Alberto Angela: niente stacchi, niente seconda camera, droni compresi. Una maratona visiva che promette di restituire la misura reale degli spazi, l’architettura del potere, il respiro di un luogo pensato per abbagliare.
Non è (né vuole essere) la “Arca Russa” francese sul piano filosofico. Ma è un gesto televisivo ambizioso: trasformare la visita in esperienza immersiva, far sentire allo spettatore la continuità dei corridoi, l’altezza delle volte, la distanza tra un’anticamera e un’alcova. La camera seguirà Angela tra scalinate monumentali e passaggi nascosti, oltre porte segrete dove si mescolano intrighi, desideri e paure. Versailles non come cartolina, ma come organismo.
Il “cast” è quello che ha fatto la Storia. Luigi XIV di Francia, il Re Sole, che da un casino di caccia ricavò un altare alla propria grandezza e un dispositivo politico: costringere la nobiltà a corte per controllarla, dopo la Fronda. Luigi XV di Francia, che avvertì le crepe di un mondo dorato senza riuscire a fermarne il crollo. Luigi XVI di Francia e Maria Antonietta, travolti dalla Rivoluzione: lei, l’“Austriaca”, arrivata a 14 anni e diventata simbolo di tutto ciò che il popolo detestava.
Le stanze private della regina, restaurate di recente, promettono uno sguardo meno caricaturale: dalla frivolezza iniziale alla dignità nel finale tragico. E poi il celebre “gabinetto Fersen”, legato a Hans Axel von Fersen: amore platonico o passione reale? La corrispondenza lascia spazio al dubbio, e forse è giusto così.
Il percorso attraverserà oltre duemila stanze e altrettante finestre: etichetta ferrea, menù da parata, tappezzerie salvate dalla furia rivoluzionaria, sistemi di riscaldamento, balli, musica, giochi di carte e giochi sotto le lenzuola. Fino alla Galleria degli Specchi, tornata al suo splendore originario: uno specchio che moltiplica il potere e, oggi, riflette anche la nostra curiosità.
A chiudere il cerchio, la trasformazione voluta da Luigi Filippo di Francia, che nell’Ottocento fece della reggia un museo dedicato alle glorie nazionali, da qui fino a Napoleone Bonaparte.
Il piano sequenza è un rischio: se inciampa, non c’è montaggio che salvi. Ma quando funziona, regala una cosa rara: il tempo continuo della Storia. E stasera, per una volta, la tv prova a non tagliarlo.





