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Valentino, ai funerali a Roma il mondo della moda, i grandi divi e la gente comune

Roma si è fermata, per qualche ora, nel segno della bellezza. I funerali di Valentino Garavani, celebrati nella solenne cornice della Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, hanno avuto il passo lento e misurato dei grandi addii. Non una cerimonia mondana, ma un rito collettivo in cui la città, il mondo della moda e quello dello spettacolo si sono stretti attorno a una figura che ha segnato un’epoca. Una folla composta, silenziosa, consapevole di assistere all’uscita di scena non solo di uno stilista, ma di un simbolo culturale globale.

Una basilica vestita di bianco (e di rosso)

L’allestimento della chiesa parlava la lingua di Valentino: bianco assoluto, rose candide, linee essenziali. Qua e là, tra i fedeli, spuntava il rosso, il colore che più di ogni altro porta il suo nome e il suo mito. Copricapi, dettagli, piccoli omaggi discreti. Un gesto semplice ma eloquente: Valentino non è stato solo celebrato, è stato interpretato ancora una volta. Anche nell’ultimo atto, lo stile non era un accessorio, ma sostanza.

L’ingresso del feretro, la musica e il silenzio

L’ingresso del feretro è avvenuto sulle note della Lacrimosa di Mozart, accompagnato da un silenzio che pesava più di qualsiasi parola. Dietro la bara, Giancarlo Giammetti, compagno di vita e di lavoro, e Vernon Bruce Hoeksema, ultimo compagno dello stilista. La musica – Mozart, Schubert, Fauré, Puccini – ha scandito i tempi della cerimonia come una colonna sonora scelta con cura, non per commuovere a tutti i costi, ma per accompagnare un congedo che voleva essere alto, misurato, fedele all’uomo che si stava salutando.

Le parole della Chiesa: la bellezza come vocazione

Nell’omelia, don Pietro Guerini ha ringraziato Valentino per “la bellezza portata nel mondo”, parlando di una raffinatezza che non si esaurisce nel visibile ma che genera legami, amicizie, sogni. La bellezza, ha detto, come antidoto alla solitudine. Un passaggio che ha colpito perché restituiva allo stilista una dimensione quasi spirituale: non solo creatore di abiti, ma artigiano di immaginari, capace di influenzare generazioni ben oltre le passerelle.

Gli affetti: Giammetti e l’addio che non è un addio

Il momento più intenso è arrivato con l’intervento di Giancarlo Giammetti. Ha parlato di un cammino condiviso, di sogni fatti insieme e in parte realizzati, di una bellezza che li ha accompagnati per tutta la vita. Senza retorica, con una lucidità che nasce solo da un legame lungo e profondo. A sorpresa, ha preso la parola anche Vernon Bruce Hoeksema, in inglese, con la voce rotta: non un addio, ma un grazie. Valentino, ha detto, era la persona con cui parlava, non di cui parlava. Una frase semplice, devastante.

Il mondo della moda e dello spettacolo in prima fila

Tra le prime file, il gotha internazionale. Donatella Versace con la figlia Allegra, Anna WintourAnne Hathaway, Liz Hurley, Brunello Cucinelli, François-Henri Pinault, Pierpaolo Piccioli, Alessandro Michele. Presenze che non avevano il sapore dell’esibizione, ma della gratitudine. Ciascuno, a modo suo, ha riconosciuto in Valentino un maestro, un riferimento, un fondatore. Qualcuno ha parlato di lui come di uno dei grandi artisti del Novecento. Difficile dargli torto.

Il saluto finale e l’applauso di Roma

All’uscita del feretro, sulle note de Il nostro concerto di Umberto Bindi, la folla ha applaudito a lungo. Un applauso che non chiedeva bis, ma ringraziava. Valentino sarà sepolto nella cappella di famiglia al cimitero Flaminio di Prima Porta, ma il suo posto nella memoria collettiva resta ben saldo. Roma lo ha salutato così: con compostezza, con affetto, con quella miscela di sacro e profano che le riesce meglio di chiunque altro. E con una certezza: la bellezza, quando è autentica, non muore mai.