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Raffaele Ariante, l’artista infaticabile innamorato di Assisi

Di San Francesco parlano tutte le pietre, le case, i vicoli di Assisi. Tra le strade di questa cittadina, immersa nel verde, circondata da sconfinati campi di girasoli e adagiata sul fianco occidentale del Monte Subasio, si avverte il bisogno sincero di ritrovare sé stessi. È qualcosa che va oltre il misticismo, che oscilla tra il pensiero e la ragione, tra mondo umano e ultraterreno; forse non è nient’altro che quell’inquietudine che spinge alla disperata ricerca di una purezza ideale. Ad Assisi, famosa in tutto il mondo per essere la città dove sono nati, vissuti e morti il patrono d’Italia e Santa Chiara, il tempo sembra essersi fermato. Il rumore della città, i ritmi frenetici, le giornate tutte uguali appaiono lontani. Probabilmente, è per questo, che ad Assisi si comprende meglio che altrove che aveva ragione Papa Ratzinger quando a chi era ateo rispondeva: «Veluti si Deus daretur». Ossia «comportati come se Dio esistesse». Perché, secondo il pontefice scomparso nel dicembre del 2022, solo postulando l’esistenza di Dio, avremo delle solide strutture per costruire un sistema più giusto.

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Raffaele Ariante, l’artista infaticabile innamorato di Assisi

Sulla scia della scommessa di Pascal, Benedetto XVI propose di capovolgere “l’assioma degli illuministi, l’etsi Deus non daretur nel cui segno nasce la modernità, poiché anche chi non riesce a trovare la via dell’accettazione di Dio dovrebbe comunque cercare di vivere e indirizzare la sua vita veluti si Deus daretur”, come osserva Massimo Adinolfi. E la bellezza di Assisi risiede in questo: nessuno qui si sente solo. Assisi abbraccia tutti: il laico, il cristiano; Assisi dà una carezza a chi non crede e a chi crede. Che sia un pellegrinaggio spirituale, o un semplice vagabondare, non importa: il soggiorno ad Assisi resta comunque impresso nella mente del viaggiatore. San Francesco è riuscito a scavare nel cuore tormentato di Dino Campana, che ne «I Canti Orfici» del 1914 racconta del suo incontro col monte de La Verna, dove il Santo ricevette le stimmate e mise in atto la regola di vivere al servizio degli altri senza tenere nulla di proprio. «Assisi, come tante città dell’Umbria, ma forse in misura maggiore, dà la felicità che deriva dalla grazia e dalla perfezione di tutto quello su cui posano gli occhi. Senza che nulla di stridente si intruda a interromper la contemplazione e a guastare l’abbandono», le parole di Guido Piovene. Ad Assisi ho soggiornato molte volte, l’ultima qualche settimana fa. E ho avuto la fortuna di incontrare Raffaele Ariante, che nel 1997 ha lasciato la Campania per la città di San Francesco.

Di San Francesco parlano tutte le pietre, le case, i vicoli di Assisi

Cercavo un buon ristorante dove cenare con l’«allegra brigata» che era con me. D’altronde, l’Umbria è anche questo: cucina deliziosa, risate di cuore e buon vino. Raffaele Ariante era a spasso a pochi passi dalla Basilica di San Francesco col suo cane, Caruso. È stato il nome di quest’ultimo a conquistarmi. Un po’ per la passione per l’indimenticabile Lucio Dalla, un po’ per il mio amore per Sorrento. Ogni due frasi venivamo interrotti, perché qualcuno si fermava a salutarlo. Eh sì, perché Raffaele è conosciutissimo in paese. Quasi un’istituzione, verrebbe da dire. Quella sera non solo ho mangiato bene, ma ho scoperto delle cose sul patrimonio artistico di Assisi che ignoravo.

Raffaele Ariante e la scelta di vivere ad Assisi

Raffaele Ariante, classe 1958, è un artista, che vive ad Assisi, ma arriva dal mare, da Pozzuoli. È un uomo curioso, che vede la bellezza ovunque. Mi ha ricordato un po’ il Cesare Zavattini pittore. Dipinge ogni giorno e proprio attraverso il colore ha cercato di fare suo per poi donare agli altri il messaggio d’amore universale di San Francesco. Ariante ha ad Assisi un suo studio-galleria, a pochi metri dalla piazza principale. Un luogo diventato ormai un punto di attrazione per persone provenienti da tutto il mondo. Porta la sua firma l’«Omaggio a Francesco», una scultura permanente collocata nei pressi di Porta Nuova. «Ho voluto utilizzare l’acciaio corten, un materiale che resiste agli agenti atmosferici. Ho realizzato l’albero della vita e la Sacra Famiglia, ripercorrendo la scenografia che San Francesco volle creare per dare un’immagine viva all’Avvento», racconta. «La Piramide», altra scultura pubblica, è collocata nei giardini dell’ospedale di Assisi.

Tante le opere sue: da «Ma-Donna Mea Domina» alle coloratissime “Bombe d’amore”

Nel 2005, Ariante ha dato vita al progetto «Bombe d’amore, di colore, di pace, di passione», presentandolo al Carcere Minorile di Airola, in provincia di Benevento, confidando che le sue «bombe» esplodessero nel posto dove l’amore ha necessità di nascere. Le sue «bombe» sono state donate nel corso del tempo ad innumerevoli personaggi che si sono distinti nell’arte, nella musica e nella politica, come Emma Bonino e la moglie di Paulo Coelho. Non solo, sono state adottate anche dal Pozzuoli Jazz Festival per omaggiare i musicisti della manifestazione.

Raffaele Ariante è autore anche de «La colonna d’amore» ad Omegna

La sua ultima esposizione, dal titolo «Ma-Donna Mea Domina», è stata creata durante il periodo della pandemia, tragedia che ci ha cambiati un po’ tutti. Si tratta di un chiaro omaggio alla donna, vista come simbolo di rinascita. Ogni opera è ricca di simbolismi: dalla luna al sole, dalle stelle ai fiori. Una vivace policromia che esprime la ricchezza stessa della vita. Il catalogo è stato arricchito dai pensieri della teologa Enrichetta Cesarale, dal filosofo Nicola Magliulo e da Daniela Bazzoffia, redattrice della Cittadella Editrice. Un’altra sua fatica è la «Colonna d’Amore», scultura permanente situata ad Omegna, la cui inaugurazione si è tenuta a maggio del 2023. Noto anche all’estero, l’autore ha presentato la mostra dedicata a Dante “Coloro l’Inferno di Dante nelle stampo di Dorè”, che è stata esposta a Boston, a Venezia e ad Assisi, nella straordinaria cornice della Basilica, che ogni giorno accoglie pellegrini provenienti da ogni angolo del pianeta. Cos’altro dire? Se siete arrivati fin qui, l’avrete capito: Raffaele Aliante è un infaticabile artista. Vecchia scuola, di quelli che si fa fatica a trovare. Assomiglia sul serio alle parole di San Francesco: «È un artista chi lavora con le mani, la testa e con il cuore». Un intellettuale schietto, sinceramente innamorato di Assisi.

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QUI per visitare il sito ufficiale di Raffaele Ariante.