Nel momento forse più solenne della serata, quello dedicato agli 80 anni della Repubblica, il Festival inciampa su un errore che fa rumore. E non poco. Sul palco dell’Ariston c’è Gianna Pratesi, 105 anni, arrivata da Chiavari. Una presenza simbolica, potente: aveva votato al referendum del 2 giugno 1946. Carlo Conti la presenta come «ospite d’onore del Festival», in un passaggio pensato per unire memoria, storia e spettacolo. Poi accade l’imprevisto.
L’errore che rovina il momento
Alle spalle della signora, sul grande ledwall, scorrono immagini in bianco e nero dell’Italia del dopoguerra. Accanto a una fotografia d’epoca compare la didascalia con il risultato del referendum: «Il 54 per cento alla Repupplica». Sì, proprio così. Repupplica. Con due “p”. Un refuso vistoso, proiettato in grande formato, in diretta nazionale, durante un omaggio istituzionale. Non una gag, non una citazione ironica: un errore grafico puro e semplice.
Solennità e sciatteria: un cortocircuito
Il contrasto è stato immediato. Da un lato la memoria storica, la celebrazione di una scelta fondativa per il Paese, la testimonianza viva di chi quel voto lo ha espresso davvero. Dall’altro, un errore elementare che tradisce superficialità. In un Festival che cura ogni dettaglio scenografico, che prova a essere impeccabile nella messa in onda, l’errore sulla parola “Repubblica” pesa più di altri scivoloni tecnici. Perché non riguarda uno sponsor, non riguarda un cantante. Riguarda la storia istituzionale italiana. È un dettaglio? Certo. Ma è il genere di dettaglio che, quando accade in un contesto solenne, diventa simbolico.
Il silenzio in sala e il rumore sui social
All’Ariston nessuno ha fatto cenno all’errore. Il momento è proseguito regolarmente, tra applausi e ringraziamenti. Ma sui social la svista è rimbalzata in pochi minuti, trasformandosi in meme, screenshot, commenti ironici. Un paradosso: si celebra la nascita della Repubblica e la si scrive male.
Un inciampo che fa riflettere
Gli errori capitano, certo. E la diretta non perdona. Ma quando si sceglie di inserire nel cuore dello show un momento di memoria civile, la cura dovrebbe essere doppia. Perché se il Festival vuole raccontare l’Italia (la sua musica, la sua cultura, la sua storia) allora deve farlo con rispetto. Anche ortografico. E invece, nel giorno della Repubblica celebrata all’Ariston, la “Repupplica” è diventata involontariamente protagonista.





