Ogni 18 gennaio si celebra il Winnie the Pooh Day, una ricorrenza dedicata al compleanno di Alan Alexander Milne, lo scrittore britannico che ha dato vita a uno degli universi narrativi più riconoscibili e duraturi della letteratura per l’infanzia. Non si tratta soltanto di una celebrazione affettuosa, ma di un’occasione per riflettere sull’impatto culturale di Winnie The Pooh e dei suoi amici, personaggi capaci di attraversare il tempo senza perdere forza né significato.
Il Bosco dei Cento Acri è molto più di un’ambientazione fantastica: è uno spazio simbolico in cui si intrecciano amicizia, fragilità, ironia e una profonda riflessione sulla crescita. Per questo il Winnie the Pooh Day viene ricordato con letture, citazioni e iniziative che coinvolgono bambini e adulti, lettori di ieri e di oggi.
La nascita di Winnie The Pooh
All’origine di Winnie The Pooh c’è una storia intima e familiare. Il figlio di Milne, Christopher Robin, non si separava mai da un orsacchiotto di pezza chiamato inizialmente Edward e poi Teddy. L’immaginazione dell’autore trovò però un punto di svolta quando allo zoo di Londra arrivò un cucciolo d’orso rimasto orfano, donato alla struttura da Harry Colebourn, ufficiale veterinario canadese che lo aveva acquistato durante la Prima guerra mondiale. L’orsetta si chiamava Winnipeg, dal nome della città natale di Colebourn, presto abbreviato in Winnie. I bambini che visitavano lo zoo, Christopher Robin compreso, se ne innamorarono immediatamente. Dopo numerose visite, il bambino decise di ribattezzare il proprio pupazzo “Winnie-l’Orso”. Da quel momento, Winnie divenne il protagonista delle storie della buonanotte che Milne inventava per il figlio, trasformando un gioco domestico in letteratura.
Le prime pubblicazioni
Il 14 ottobre 1926 venne pubblicata la prima raccolta di racconti con protagonista Winnie The Pooh. Il libro ottenne un successo immediato, conquistando lettori di tutte le età. Due anni più tardi Milne tornò nel Bosco dei Cento Acri con La strada di Puh (The House at Pooh Corner, 1928), completando un dittico destinato a diventare un classico della letteratura per ragazzi.
Molto tempo dopo la morte dell’autore, nel 2009, quell’universo narrativo è stato ripreso con il sequel Ritorno al bosco dei Cento Acri, scritto da David Benedictus, a conferma della vitalità di un mondo capace di parlare anche al pubblico contemporaneo.
Le illustrazioni di Ernest H. Shepard
L’immagine stessa di Winnie The Pooh è inseparabile dal lavoro dell’illustratore Ernest H. Shepard. Shepard frequentò per un periodo la casa di campagna di Milne a Hartfield, nell’East Sussex, osservando i pupazzi di Christopher Robin e il boschetto dove il bambino giocava. Quel luogo reale divenne, nelle pagine dei libri, il Bosco dei Cento Acri, reso immortale da uno stile grafico delicato e riconoscibilissimo.
Da libro inglese a successo globale
Nel 1929 Milne vendette i diritti dei personaggi a Stephen Slesinger. Il passaggio decisivo avvenne però nel 1961, quando i diritti furono acquisiti dalla Walt Disney Company, che trasformò Winnie The Pooh nel protagonista di una lunga serie di cartoni animati e prodotti destinati a un pubblico mondiale. Le storie dell’orsetto sono state tradotte in numerose lingue. Tra le versioni più celebri c’è quella in latino, Winnie ille Pu (1958), che nel 1960 divenne il primo bestseller in lingua straniera nella classifica del New York Times. Con il nome di Vinni-Puch, il personaggio conobbe un grande successo anche nell’Unione Sovietica tra gli anni Sessanta e Settanta, grazie ai cartoni animati diretti da Fëdor Chitruk.
Gli amici di Winnie The Pooh
Attorno a Winnie si muove una vera e propria comunità: Ih-Oh, l’asinello malinconico; Pimpi, il maialino timido; Tigro, incontenibile ed esuberante; Kanga e il piccolo Roo; Tappo, il coniglio iperorganizzato; e Uffa, il gufo saputello. In epoca Disney si aggiunse anche il castoro De Castor. I pupazzi originali che ispirarono questi personaggi sono oggi conservati alla New York Public Library, come testimonianza concreta di un immaginario entrato a pieno titolo nella storia culturale del Novecento.
Il lato amaro del successo
Dietro la fama mondiale di Winnie The Pooh si nasconde però una nota dolorosa. Il successo travolgente delle storie pesò enormemente su Christopher Robin, che fu a lungo bullizzato dai compagni di scuola. Da adulto arrivò a sviluppare un rapporto difficile con il personaggio, con il padre e persino con se stesso. Un aspetto meno raccontato, ma essenziale per comprendere il prezzo umano della celebrità.
Winnie era femmina
Un’ultima curiosità ribalta un’idea diffusa: Winnie era femmina. L’orsetta reale che ispirò Milne era proprio Winnipeg, acquistata da Colebourn nel 1914. Quando l’ufficiale fu inviato al fronte in Francia, lasciò Winnie allo zoo di Londra, dove visse fino al 1934.
Questa storia è stata ricostruita dalla scrittrice Lindsay Mattick, bisnipote di Colebourn, nel libro La vera storia dell’orso Winnie. Un dettaglio che aggiunge profondità e concretezza a un personaggio apparentemente semplice, ma capace di racchiudere un secolo di immaginario collettivo.
A quasi cento anni dalla sua nascita editoriale, Winnie The Pooh continua a ricordarci che la vera saggezza sta nella gentilezza, nell’amicizia e nella capacità di rallentare.





