Vladimir Putin ha vinto le elezioni presidenziali in Russia, conquistando il quinto mandato e con esso il diritto a guidare la Russia dal Cremlino per i prossimi sei anni. Per l’occasione, l’inviato del «Corriere della Sera», Luigi Ippolito, ha intervistato Ludmila Ulitskaya, la maggiore scrittrice contemporanea uscita dalla terra di Pushkin e Gogol. I suoi libri, da «Il dono del dottor Kukockij» a «Una storia russa», tradotti in 47 lingue, a fine gennaio sono stati ritirati dalle librerie moscovite e mandati al macero. Le hanno sospeso i diritti d’autore e revocato i suoi titoli accademici. Il motivo? Vovan e Lexus, gli stessi che hanno ordito uno scherzo telefonico alla premier italiana Giorgia Meloni, hanno contattato anche la Ulitskaya spacciandosi per il capo dell’ufficio di presidenza dell’Ucraina. Nel corso della conversazione lei ha rivelato così di aver destinato parte dei proventi dei suoi libri in aiuto di Kiev. Parole che sono state mal digerite dal Cremlino. (continua a leggere dopo le foto)
Leggi anche: Due anni dalla guerra in Ucraina: il piano di Zelensky per la pace

Elezioni in Russia, la scrittrice Ulitskaya: “Ho perso le speranze, meritano Putin”
L’agenzia di stampa ufficiale di Mosca, la Ria Novosti, l’ha definita «una donna provinciale che non ha mai saputo scrivere». Critiche che non hanno toccato minimamente Ludmila Ulitskaya, acclamata a livello internazionale, che ha oggi 81 anni, ma lo stesso spirito indomito della gioventù. La scrittrice, che nel 2014 ha ricevuto il Premio di Stato austriaco per la letteratura europea per le sue opere, ha commentato così al «Corriere della Sera» la notizia della vittoria di Putin alle recenti votazioni: «Lui è il presidente che il Paese si merita: né peggiore, né migliore. Ma il mio giudizio non ha alcun significato, perché io non amo nessun tipo di potere. Come diceva il poeta Osip Mandelstam, il potere è ripugnante come le mani di un barbiere. Nella Russia sovietica il potere era sempre strettamente legato con i servizi segreti e questo presidente è semplicemente scaturito da quella rispettabile organizzazione. Penso che lui svolga particolarmente bene i suoi compiti: questo non gli aggiunge simpatia».

Le parole sulla morte di Aleksei Navalny
Sulla morte di Aleksei Navalny, Ludmila Ulitskaya ha detto: «Il giorno stesso in cui si è appreso che Navalny sarebbe tornato in Russia, per molti è risultato chiaro che lo avrebbero ucciso. Penso che lui stesso potesse immaginarsi un tale esito del suo rientro: purtroppo, questo esito era prevedibile. Il potere in Russia è molto vendicativo, ma Navalny non ne aveva paura». Lei è costretta all’esilio, i suoi libri sono stati messi al bando, eppure lei continua a pensare alla sua terra natia: «La Russia è la mia patria, il russo è la mia lingua madre, lì in patria, in fin dei conti, sono rimasti i miei amici e i miei libri. Non ho perso la speranza che un giorno potrò tornare: ma è poco probabile». È utopia pensare che la Russia possa diventare un paese democratico un giorno? «Io non ho tali speranze», ha concluso Ulitskaya.
Leggi anche: Guerra in Ucraina due anni dopo, le sanzioni alla Russia “sono solo uno show”





