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“Come nascono i classici”, la mostra all’Accademia dei Lincei

Come prendono forma i grandi capolavori della letteratura italiana? Quali dubbi, cancellature e cambi di rotta precedono testi che oggi consideriamo intoccabili? A queste domande prova a rispondere la mostra Come nascono i classici. Gli autografi della letteratura italiana, in programma dal 27 gennaio al 25 aprile a Roma, negli spazi di Villa Farnesina, sede dell’Accademia Nazionale dei Lincei. L’esposizione invita il pubblico a guardare oltre l’idea del capolavoro come oggetto definitivo e cristallizzato, per entrare nel vivo del processo creativo. Un percorso che restituisce la letteratura alla sua dimensione più umana e artigianale, fatta di tentativi, ripensamenti e riscritture.

Un progetto lungo vent’anni

La mostra nasce nell’ambito di un’iniziativa di ampio respiro promossa dall’Accademia dei Lincei in collaborazione con la Sapienza Università di Roma, con il sostegno della Fondazione Changes. È il risultato del progetto “Autografi dei letterati italiani”, diretto da Matteo Motolese ed Emilio Russo, che in vent’anni di lavoro ha coinvolto centinaia di studiosi tra paleografi, filologi, storici della lingua, della letteratura e del libro. Il bilancio è imponente: oltre ottomila manoscritti autografi e postillati d’autore, databili dal Medioevo al Rinascimento, recuperati, studiati e catalogati. Un patrimonio che consente di ricostruire dall’interno la genesi di molte opere fondative della tradizione letteraria italiana.

Il capolavoro non nasce perfetto

Il filo conduttore dell’esposizione è proprio questo: smontare l’illusione del testo “immobile e perfetto”. I manoscritti mostrano una scrittura in movimento, segnata da cancellature, aggiunte, correzioni, talvolta da vere e proprie svolte di pensiero. Un modo di fare letteratura che oggi, nell’epoca dei file digitali e delle revisioni invisibili, appare sempre più distante e quasi destinato a scomparire.

Attraverso gli autografi, il visitatore assiste al momento in cui l’opera prende forma, quando l’autore esita, cambia parola, riscrive un verso o riorganizza un intero passaggio. È qui che il classico rivela la sua fragilità originaria.

Da Boccaccio a Montale, le carte che hanno fatto la letteratura

Il percorso espositivo riunisce testimonianze di straordinario valore, provenienti da importanti istituzioni italiane e straniere. Tra i pezzi più significativi figurano il codice su cui Giovanni Boccaccio copiò il Decameron, i fogli autografi di Ludovico Ariosto relativi agli ultimi canti dell’Orlando furioso, il quaderno di lavoro di Giacomo Leopardi per le Operette morali. Particolarmente suggestivo è anche il taccuino tascabile su cui Eugenio Montale annotò, con una semplice penna a biro, i versi di “Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale”. Carte che restituiscono la dimensione quotidiana e concreta della scrittura, lontana dall’aura monumentale che spesso circonda questi autori.

Il convegno e le nuove prospettive di ricerca

A fare da cornice scientifica alla mostra sarà un convegno internazionale in programma dal 26 al 28 gennaio tra l’Accademia dei Lincei e la Sapienza. L’incontro offrirà un bilancio critico dei vent’anni di ricerche del progetto “Autografi dei letterati italiani” e aprirà nuove prospettive di studio e valorizzazione, con particolare attenzione alle possibilità offerte dagli strumenti digitali.

Il comitato scientifico

Il comitato ordinatore della mostra è composto da Roberto AntonelliLina BolzoniMarco CursiMarco Mancini, Matteo Motolese, Emilio Russo, Carlo Vecce e Alessandro Zuccari. Il risultato è una mostra che non celebra i classici come reliquie, ma li restituisce alla loro natura più autentica: opere vive, nate dal dubbio e dal lavoro paziente della scrittura.