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Vigilanza Rai: si dimettono tutti i commissari, scontro tra maggioranza e opposizione

Vigilanza Rai

La crisi della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai arriva al punto di rottura. Dopo mesi di stallo e tensioni politiche, tutti i componenti della bicamerale hanno rassegnato le dimissioni: prima la presidenteBarbara Floridiae i rappresentanti delle opposizioni, poi anche i membri della maggioranza. Un epilogo senza precedenti che certifica il fallimento del confronto politico su uno degli organi di garanzia più importanti del Parlamento. La Commissione, chiamata a vigilare sul servizio pubblico radiotelevisivo, era da tempo paralizzata dal mancato accordo sulla governance della Rai e, in particolare, sulla nomina del presidente dell’azienda.

Floridia: “Un organo di garanzia tenuto in ostaggio”

Ad annunciare per prima il proprio passo indietro è stata Barbara Floridia, presidente della Commissione ed esponente del Movimento 5 Stelle. In una lunga nota ha spiegato di aver maturato una decisione “sofferta ma inevitabile”, accusando la maggioranza di aver impedito per mesi il normale funzionamento della Vigilanza. “Non era mai accaduto nella storia della nostra Repubblica che un organo di garanzia fosse tenuto in ostaggio da chi governa“, ha scritto Floridia, sostenendo che la Commissione sia stata svuotata delle proprie funzioni e ridotta a una semplice formalità istituzionale.

Secondo la senatrice, il blocco dei lavori avrebbe impedito di svolgere audizioni, esercitare il controllo parlamentare e affrontare temi centrali per il servizio pubblico, mentre l’Italia resta ancora in ritardo nell’attuazione delMedia Freedom Act, il regolamento europeo dedicato all’indipendenza e al pluralismo dei media.

Le opposizioni: “Atto politico necessario”

Anche i rappresentanti diPartito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi-Sinistra e Italia Vivahanno motivato le dimissioni parlando di un “atto politico necessario”. Nella nota congiunta spiegano che la Commissione non sarebbe più nelle condizioni di esercitare la propria funzione di garanzia, denunciando il progressivo deterioramento della situazione della Rai. Tra le critiche figurano il calo degli ascolti, la perdita di credibilità del servizio pubblico, la riduzione del pluralismo editoriale e una gestione che, a loro giudizio, avrebbe privilegiato logiche di appartenenza politica rispetto al merito.

Anche la maggioranza lascia la Commissione

Dopo il passo indietro dell’opposizione è arrivata anche la decisione dei componenti della maggioranza di rassegnare le dimissioni, portando di fatto all’azzeramento della Commissione. Lo scontro tra i due schieramenti, che si trascina ormai da mesi, ha così raggiunto il suo punto più critico, trasformando la Vigilanza Rai nel simbolo di un confronto politico ormai completamente bloccato.

Una crisi che investe il servizio pubblico

La vicenda si inserisce in una fase particolarmente delicata per la governance della Rai. L’azienda continua infatti a operare senza un presidente pienamente insediato, una situazione già richiamata nei mesi scorsi dal presidente della RepubblicaSergio Mattarella, che aveva sollecitato il pieno funzionamento degli organi di garanzia. Con le dimissioni di tutti i commissari, la crisi istituzionale compie ora un ulteriore salto di qualità.

Resta da capire quali saranno le prossime mosse del Parlamento per ricostituire la Commissione e riportare alla normalità un organismo chiamato a garantire il controllo democratico sul servizio pubblico radiotelevisivo.