Tutte le famiglie hanno una pecora nera. Ma quando la famiglia è quella reale britannica, le conseguenze non restano confinate tra le mura di casa: diventano questione istituzionale, reputazionale, geopolitica, come scrive giustamente Luigi Ippolito su «Il Corriere della Sera». L’ex principe Andrea, oggi Andrew Mountbatten-Windsor, incarna da anni questo ruolo scomodo. Per qualche ora anche detenuto comune, ma soprattutto protagonista di una lunga sequenza di scandali che hanno incrinato l’immagine della Corona. Cresciuto tra privilegi, protezioni e indulgenze, Andrea è stato a lungo il figlio prediletto di Elisabetta II. E proprio questa protezione materna avrebbe contribuito a rafforzare in lui la convinzione di essere intoccabile.
Il favorito della regina e l’ombra sulla successione
Alla nascita, Andrea era secondo nella linea di successione al trono, subito dopo il fratello maggiore Carlo. Lo è rimasto fino alla nascita di William. Per anni, dunque, l’ipotesi che potesse diventare re non era affatto remota. Oggi, pur privato dei titoli e dei doveri ufficiali, resta formalmente inserito nell’ordine di successione. Una posizione simbolica ma non irrilevante, che alimenta il paradosso: un uomo travolto dagli scandali ancora legato, seppure marginalmente, al destino della monarchia. A Londra hanno sempre circolato voci mai confermate sulla sua paternità, illazioni che non hanno mai trovato riscontri ma che testimoniano quanto Andrea sia stato oggetto di chiacchiere e sospetti fin dalla giovinezza.
L’ossessione per il potere e il sesso
Se la Corona è stata per lui una possibilità istituzionale, il sesso è stato il suo vero tallone d’Achille. Il soprannome “Randy Andy” circolava da anni negli ambienti londinesi. Frequentazioni discutibili, feste esclusive, relazioni con donne molto giovani: un comportamento che, in un aristocratico, poteva forse essere tollerato in privato, ma che diventava devastante quando incrociava nomi come quello di Jeffrey Epstein. Il legame con il finanziere statunitense, condannato per reati sessuali, ha segnato il punto di non ritorno. Andrea ha sempre negato qualsiasi illecito, ma l’amicizia con Epstein e le accuse di Virginia Giuffre (allora minorenne) hanno travolto la sua immagine pubblica. Il risarcimento extragiudiziale versato negli Stati Uniti ha chiuso il fronte civile, ma non quello morale. La conseguenza è stata drastica: perdita dei titoli militari, ritiro dagli incarichi ufficiali, isolamento progressivo dalla vita pubblica.
Il fratello Carlo e il peso della decisione
Re Carlo III non ha mai nascosto una certa diffidenza nei confronti del fratello minore. Già nei primi anni Duemila, secondo indiscrezioni, avrebbe espresso perplessità sulla sua nomina a inviato speciale per il commercio internazionale. Eppure il legame familiare ha rallentato scelte più radicali. Andrea è stato progressivamente allontanato, ma non completamente reciso. Sfrattato dal Royal Lodge, è stato accolto nella tenuta privata di Sandringham. Una soluzione che ha il sapore della gestione prudente: meglio tenerlo sotto controllo, lontano dai riflettori ma non abbandonato. Una pecora nera sì, ma custodita nell’ovile.
Gli affari opachi e il caso Sunninghill
Se lo scandalo sessuale ha incrinato la sua reputazione, sono gli affari ad aver alimentato sospetti ancora più pericolosi. Un’inchiesta della BBC ha riportato l’attenzione sulla vendita di Sunninghill Park, la villa nel Berkshire regalata a Andrea da Elisabetta II per le nozze del 1986. Nel 2007 la proprietà fu ceduta all’oligarca kazako Timur Kulibayev per 15 milioni di sterline: tre milioni in più del prezzo richiesto e quasi il doppio del valore stimato.
Un’operazione che sollevò interrogativi fin dall’inizio. Successivamente è emerso che l’acquirente avrebbe utilizzato fondi collegati a schemi di tangenti. Una compravendita che, secondo i critici, avrebbe potuto rappresentare un’operazione di riciclaggio mascherata da investimento immobiliare. Andrea ha sempre respinto ogni accusa di irregolarità. Ma la coincidenza tra la cifra anomala e i legami con ambienti oligarchici ha lasciato un’ombra persistente.
Uno stile di vita sopra le possibilità ufficiali
Secondo il biografo Andrew Lownie, durante gli anni da inviato commerciale Andrea avrebbe intrattenuto rapporti con ambienti d’affari di dubbia trasparenza, beneficiando indirettamente di relazioni con regimi autoritari. Nulla di penalmente accertato, ma un insieme di circostanze che spiegano come abbia potuto mantenere uno stile di vita sontuoso, apparentemente sproporzionato rispetto ai redditi ufficiali. Le indiscrezioni parlano anche di dossier e materiale compromettente in mano a governi stranieri, dalla Russia alla Cina. Elementi non verificati, ma sufficienti a far emergere un rischio evidente: la vulnerabilità. Per una monarchia che fonda la propria forza sulla stabilità e sulla reputazione, la ricattabilità è un problema sistemico.
Una ferita difficile da rimarginare
Andrea Mountbatten-Windsor è oggi un simbolo ingombrante. Non ricopre incarichi pubblici, non rappresenta la Corona, non partecipa alla vita ufficiale. Eppure la sua storia continua a proiettare un’ombra sull’istituzione. La monarchia britannica ha attraversato guerre, crisi costituzionali, divorzi e scandali. Ma ciò che rende il caso Andrea particolarmente delicato è la combinazione tra privilegio, imprudenza e potenziale vulnerabilità geopolitica. Non è solo la storia di un uomo che ha sbagliato. È la dimostrazione di quanto, nelle famiglie reali, la fragilità individuale possa trasformarsi in questione di Stato. Una pecora nera si può isolare. Ma non sempre si può sbiancare.





