Carlo Conti non riesce a battere la propria edizione record. Neppure alla seconda serata. Il Festival di Sanremo 2026 si ferma a 9.055.000 spettatori, con uno share del 59,5%: un dato solido, ma distante dai fasti recenti. Un anno fa, sempre nella seconda serata, la media era stata di 11,8 milioni di spettatori con il 64,6% di share. Il confronto è inevitabile: oltre due milioni e mezzo di spettatori in meno e cinque punti di share persi. Se allarghiamo lo sguardo alle ultime quattro edizioni, questa risulta la più debole. Va però registrato un segnale positivo: rispetto alla prima serata (58%), lo share cresce di un punto e mezzo. Un piccolo recupero, che però non basta a cancellare il distacco dai numeri record della scorsa stagione.
Il dettaglio minuto per minuto
La prima parte della serata (21:46–23:34) ha raccolto 11.531.000 spettatori con il 58,2% di share. Nel 2025, nella stessa fascia, erano stati quasi 15 milioni con oltre il 63%. La seconda parte (23:39–1:10) è stata seguita da 5.947.000 spettatori, con uno share del 62,7%. Anche qui il confronto pesa: lo scorso anno si viaggiava oltre i 7,6 milioni e sopra il 67%. Il picco di share è stato registrato alle 00:49 (66,1%), mentre in valori assoluti il momento più visto è stato alle 21:57 con 13.706.000 spettatori. Numeri che restano alti in valore assoluto, ma che raccontano una parabola diversa rispetto al recente passato.
Il confronto con gli anni precedenti
La seconda serata 2025 era stata un trionfo assoluto: record dal 2000 al 2025 secondo Auditel, anche grazie all’introduzione del Total Audience, che aveva ampliato il perimetro di rilevazione includendo nuovi dispositivi. Il 2026 segna invece un arretramento sia rispetto all’ultimo Sanremo targato Amadeus, sia rispetto alla stessa gestione Conti dell’anno scorso. È un passo indietro che pesa, soprattutto perché arriva dopo un’edizione celebrata come storica.
La variabile Champions League
C’è però un fattore da non sottovalutare: la concorrenza. La seconda serata si è scontrata con una partita di Champions League ad altissimo richiamo — Juventus contro Galatasaray — conclusa solo dopo i tempi supplementari. La sovrapposizione con la prima parte del Festival ha inevitabilmente drenato pubblico Un competitor forte, forse il più insidioso possibile in una serata di metà settimana.
Conti aveva già messo le mani avanti
In conferenza stampa, Carlo Conti aveva mostrato realismo. “Non mi esalto se le cose vanno troppo bene, non mi abbatterò se i risultati non saranno quelli dell’anno scorso”, aveva dichiarato alla vigilia.
Aveva anche sottolineato il cambio di calendario e la diversa controprogrammazione. Ma i numeri parlano chiaro: i punti di share in meno sono oltre sette rispetto al 2025, e all’appello mancano circa tre milioni di spettatori. Quando gli è stato chiesto a chi attribuirebbe un eventuale calo ulteriore, la risposta ironica ma non troppo è stata: “Al direttore artistico”, riferendosi a sé stesso. Ha però difeso la scelta delle 30 canzoni in gara: lo scorso anno, con lo stesso numero di brani, il Festival aveva battuto ogni record. “Le annate sono come il vino”, ha commentato. “Il prossimo anno sarà strepitoso”.
Festival in difficoltà o fisiologico rientro?
Resta il dato politico-culturale: il Festival continua a essere l’evento televisivo più potente del panorama italiano, ma la curva discendente rispetto al 2025 è evidente. Conti, dal canto suo, si dice soddisfatto: “Non ho battuto me stesso, ma ho lo stesso sorriso. È il quarto miglior risultato dal 1997 a oggi”. Un modo per ricordare che, nonostante il calo, Sanremo resta una macchina enorme.
La vera domanda ora è un’altra: si tratta di una flessione fisiologica dopo il picco straordinario dello scorso anno, o di un segnale che qualcosa nel ritmo, nelle canzoni o nello spettacolo andrà ripensato?Le prossime serate diranno se il Festival saprà recuperare terreno o se il 2026 sarà ricordato come l’edizione della normalizzazione dopo l’euforia dei record.





