Si è spento a 92 anni Cees Nooteboom, romanziere, poeta, giornalista e instancabile viaggiatore olandese. A darne notizia è stata la sua casa editrice, De Bezige Bij, spiegando che lo scrittore è morto serenamente nella sua amata Minorca, isola dove trascorreva lunghi periodi dell’anno. Con lui scompare una delle voci più autorevoli e originali della letteratura europea del secondo Novecento. Un autore capace di muoversi con naturalezza tra romanzo, poesia, reportage e letteratura di viaggio, sempre con una cifra inconfondibile: uno sguardo colto, ironico, profondamente europeo.
Un testimone del Novecento europeo
Nato all’Aja nel 1933, Nooteboom ha vissuto tra Paesi Bassi, Spagna e Germania, ma il suo vero domicilio è sempre stato il viaggio. Negli anni ha attraversato l’Europa e l’Oriente, osservando da vicino alcuni dei momenti cruciali della storia del continente. Come giornalista fu testimone dell’ingresso delle truppe sovietiche a Budapest nel 1956, delle proteste studentesche parigine del 1968 e della caduta del Muro di Berlino. Non era un semplice cronista: sapeva leggere negli eventi una dimensione simbolica, trasformando l’attualità in riflessione culturale.
La sua produzione letteraria è vasta e attraversa generi diversi. Esordì con Philip and the Others, romanzo ispirato anche ai suoi viaggi giovanili in autostop tra Francia e Scandinavia, diventato un classico della narrativa olandese. Tra le opere più celebri spicca Rituali, che lo impose all’attenzione internazionale: un romanzo sul tempo, sull’identità e sul senso del destino, costruito con una struttura rigorosa e una prosa limpida, quasi geometrica.
Il viaggiatore come filosofo
Grande scrittore di viaggio, con Verso Santiago raggiunse una delle vette del genere, tanto che la rivista Time lo indicò come un punto di riferimento della travel literature contemporanea. Per Nooteboom il viaggio non era mai semplice spostamento: era un esercizio di conoscenza, un modo per interrogare la memoria dei luoghi e il destino dell’Europa. Il continente, del resto, è stato uno dei suoi temi centrali. L’Europa, sosteneva, non è solo un’entità politica ma uno spazio dello spirito, un territorio dell’anima attraversato dalla letteratura. Nei suoi libri emerge un’idea alta e insieme fragile di identità europea, fatta di stratificazioni culturali e di memoria condivisa. Spesso indicato come possibile vincitore del Nobel per la Letteratura, premio che non ha mai ricevuto, Nooteboom non ne fece mai una questione. Considerava i riconoscimenti secondari rispetto alla forza della scrittura.
Un autore amato in Italia
I suoi libri sono stati tradotti in oltre venticinque lingue e hanno trovato lettori in tutto il mondo. In Italia, negli ultimi anni, è stato pubblicato da Iperborea, che nel 2024 ha riproposto in una nuova edizione Rituali, contribuendo a riportarlo al centro dell’attenzione.
Sposato con la fotografa Simone Sassen, Nooteboom ha continuato a scrivere fino in tarda età. In Tumbas – Tombe di poeti e pensatori rifletteva sul rapporto tra memoria e morte, sostenendo che i poeti non smettono davvero di parlare. Ed è forse questa l’immagine più giusta per salutarlo: uno scrittore che ha attraversato il mondo e la storia senza mai rinunciare alla profondità, convinto che la letteratura sia uno spazio vivo, capace di resistere al tempo. Con la sua scomparsa, l’Europa perde una delle sue coscienze più lucide. Ma la sua voce, come accade ai veri poeti, continuerà a farsi sentire.





