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Leggere 30 minuti al giorno fa bene al cervello e ci difende dal “brain rot”

Nel rumore continuo delle notifiche, tra scroll infiniti e video da pochi secondi, la lettura sembra aver perso terreno. Eppure proprio oggi potrebbe essere la nostra migliore alleata. Diversi studi seguiti dalla Oxford University Pressindicano infatti che leggere con regolarità rappresenta un antidoto concreto contro quello che è stato definito brain rot, letteralmente “marciume cerebrale”: un progressivo impoverimento dell’attenzione e della qualità del pensiero dovuto all’eccesso di stimoli digitali. Viviamo immersi in un flusso costante di contenuti frammentati. La tecnologia ha reso l’informazione più accessibile che mai, ma il prezzo è una soglia di attenzione sempre più bassa. Passiamo da un’app all’altra, consumiamo notizie in forma compressa, accumuliamo input senza approfondirli davvero. Il risultato? Meno concentrazione, più distrazione, maggiore fatica nel sostenere un ragionamento complesso.

Cos’è davvero il “brain rot”

Secondo i dati più recenti, trascorriamo online in media oltre sei ore al giorno. Non si tratta solo di tempo sottratto ad altre attività, ma di un cambiamento nel modo in cui il cervello elabora le informazioni. La Oxford University Press ha scelto “brain rot” come parola dell’anno 2024 proprio per descrivere questo fenomeno: una sorta di deterioramento cognitivo legato alla sovraesposizione a contenuti rapidi, superficiali e spesso emotivamente iperstimolanti.

Non è un’allarmismo generico. L’uso intensivo dei social network è stato associato a difficoltà di memoria, riduzione della capacità di concentrazione e maggiore vulnerabilità alla cosiddetta brain fog, la nebbia mentale che rende più complicato organizzare pensieri e prendere decisioni.

Perché leggere è un allenamento per la mente

La buona notizia è che il rimedio è semplice. Leggere almeno 30 minuti al giorno, secondo diverse ricerche, contribuisce a ridurre il rischio di declino cognitivo, migliora l’attenzione e stimola empatia e creatività. A differenza dei contenuti digitali veloci, un libro chiede al cervello di compiere operazioni complesse: seguire una trama, costruire immagini mentali, comprendere sfumature, memorizzare dettagli. Non importa il genere: romanzi, saggi, fumetti, biografie. Ogni pagina letta è un esercizio che mantiene attive le connessioni neurali. È un tempo lento, profondo, che costringe a sostare invece che scorrere. Secondo Libraccio, storica catena italiana impegnata nella promozione della lettura, dedicarsi quotidianamente ai libri può rappresentare una risposta concreta alla saturazione digitale. Non solo cultura, ma benessere mentale.

Un problema antico, non solo digitale

Curiosamente, il concetto di “brain rot” non nasce con TikTok. Già nell’Ottocento Henry David Thoreau, in Walden ovvero vita nei boschi, denunciava la tendenza della società a semplificare e banalizzare il pensiero. La differenza è che oggi la velocità ha moltiplicato l’impatto di questo fenomeno. Il rischio non è solo perdere tempo online, ma perdere profondità.

La lettura come rifugio e disciplina

Carlotta Sanzogni, responsabile Social & PR di Libraccio, sottolinea come la lettura rappresenti una pausa consapevole dalla frenesia digitale: un momento in cui recuperare immaginazione, concentrazione e silenzio mentale. Non è fuga dalla realtà, ma rientro in sé stessi. Inserire la lettura nella routine quotidiana non richiede rivoluzioni. Può bastare un capitolo prima di dormire, seguendo quella tendenza “early night” sempre più diffusa tra i più giovani. Oppure dieci pagine al mattino, prima di accendere lo smartphone.

Una buona abitudine che cambia il cervello

A differenza dello scroll compulsivo, leggere attiva aree cerebrali legate al linguaggio, alla comprensione e alla memoria a lungo termine. È un investimento invisibile ma concreto sulla salute mentale. In un’epoca che consuma attenzione, i libri la ricostruiscono. E forse la vera forma di ribellione, oggi, è proprio questa: spegnere lo schermo e aprire una pagina.