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Cosa sta succedendo alla Hoepli di Milano: futuro incerto per 89 dipendenti

La casa editrice Hoepli, uno dei nomi storici dell’editoria italiana con sede a Milano, sta attraversando una fase estremamente delicata. Gli 89 dipendenti dell’azienda sono a rischio cassa integrazione mentre prende sempre più corpo l’ipotesi di una liquidazione volontaria. Alla base della crisi, secondo quanto emerso nelle ultime ore, ci sarebbero forti tensioni interne tra i soci proprietari. Una situazione che avrebbe compromesso la stabilità della gestione e accelerato un percorso che ora potrebbe portare allo scioglimento della società. L’assemblea straordinaria degli azionisti, prevista entro la fine di febbraio, potrebbe deliberare formalmente la liquidazione. La data decisiva sarebbe il 25 febbraio. Se la decisione venisse confermata, si aprirebbe la fase di dismissione degli asset aziendali e la fine della gestione ordinaria.

Trattative per la cessione e interesse dei grandi gruppi

Parallelamente sarebbero già in corso trattative con un fondo internazionale interessato all’acquisizione di alcune attività, in particolare del catalogo scolastico, che rappresenta uno dei segmenti più solidi dell’azienda e detiene circa il 5 per cento del mercato di riferimento.

In una fase preliminare anche grandi gruppi editoriali italiani come Mondadori e Feltrinelli avrebbero valutato un’operazione di acquisto, senza però arrivare a una conclusione. Il nodo principale riguarda la governance. Il 75 per cento delle quote è detenuto da Ulrico Carlo Hoepli e dai suoi tre figli, mentre il restante 25 per cento appartiene ai fratelli Nava. Le tensioni tra i soci avrebbero reso impossibile una gestione condivisa, portando alla situazione attuale.

Un pezzo di storia culturale milanese

Fondata nel 1870, Hoepli non è soltanto una casa editrice: è un’istituzione culturale legata alla città di Milano e alla storica libreria di via Hoepli. Nel tempo ha costruito un catalogo che spazia dalla manualistica tecnica ai dizionari, dalla divulgazione scientifica ai testi scolastici.

La prospettiva di una liquidazione non riguarda dunque solo un’azienda, ma un marchio che ha contribuito alla formazione di generazioni di studenti e professionisti. L’eventuale cessione a un fondo solleva interrogativi sulla continuità editoriale e sull’identità culturale del brand.

I lavoratori e l’intervento dei sindacati

L’impatto più immediato riguarda i dipendenti, che si trovano ad affrontare settimane di forte incertezza. I sindacati di categoria (Uil, Cgil e Cisl) si sono già attivati per chiedere garanzie e monitorare l’evoluzione della vicenda. L’obiettivo è evitare che una crisi interna alla proprietà si traduca in un costo occupazionale per i lavoratori. Nei prossimi giorni si capirà se prevarrà una soluzione industriale in grado di garantire continuità oppure se la liquidazione segnerà la fine di una gestione storica. Per l’editoria italiana e per Milano si tratta di un passaggio che va oltre i numeri: è un pezzo di memoria culturale che rischia di cambiare forma.