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IL CASO

Milano, Youssef Siher in questura: indagato il presunto ideatore del Movimento 17 ottobre

Youssef Siher indagato

Il trentenne è stato rintracciato e perquisito a Milano, poi accompagnato negli uffici della polizia. Secondo ANSA è indagato per istigazione a delinquere aggravata. Gli investigatori ricostruiscono il suo ruolo nella rete social delle proteste. L’ISPI precisa: lo stage risale al 2024, da allora nessuna collaborazione.

L’indagine sul Movimento 17 ottobre arriva a Youssef Siher, trentenne residente nel Bresciano, indicato dagli investigatori come il presunto ideatore della pagina social attraverso cui sono state promosse le mobilitazioni contro il carovita. Nella mattinata di sabato 24 ottobre è stato rintracciato nell’abitazione di un’amica a Milano, sottoposto a perquisizione e accompagnato in questura.

Secondo l’aggiornamento diffuso da ANSA alle 15.49, Siher è indagato per istigazione a delinquere aggravata. La sua posizione resta al vaglio degli investigatori: l’identificazione del presunto gestore dei canali di mobilitazione non equivale all’accertamento di una responsabilità nei saccheggi e nelle violenze.

Le perquisizioni e il ruolo della pagina social

La notizia arriva nel giorno delle nuove manifestazioni annunciate in diverse città italiane, dopo il fine settimana di devastazioni del 17 e 18 ottobre. Gli accertamenti riguardano anche la rete digitale attraverso cui sono circolati appuntamenti, messaggi e indicazioni ai partecipanti.

Oltre all’intervento a Milano, le cronache riferiscono di una perquisizione nell’abitazione della famiglia nel Bresciano. Il lavoro investigativo dovrà ricostruire chi amministrasse i diversi spazi social, quali contenuti abbia pubblicato e quali rapporti esistessero tra le convocazioni online e le condotte avvenute nelle piazze.

La distinzione è centrale: promuovere una protesta, diffondere messaggi che istigano a commettere reati e organizzare materialmente un’aggressione sono condotte differenti. Per attribuire responsabilità individuali occorrono elementi specifici, che l’inchiesta è chiamata a verificare.

Chi è Youssef Siher

Italiano di origini marocchine, Siher ha un percorso di studi e di attività pubblica concentrato soprattutto sulla politica internazionale. La biografia pubblicata sul sito dell’ISPI riporta una formazione in Comunicazione e Scienze politiche all’Università degli Studi di Milano, con ricerche sull’Islam politico, sul nazionalismo arabo e sui rapporti tra movimenti islamici e monarchia in Marocco.

Durante gli anni universitari ha svolto attività di rappresentanza studentesca. Ha inoltre firmato contributi giornalistici e analisi sul Nord Africa e sul Medio Oriente, affiancando a questi interessi un’attività di partecipazione politica e di sostegno alla causa palestinese.

Sono elementi utili a ricostruirne il profilo pubblico. Non costituiscono, di per sé, elementi di responsabilità penale, che riguarda invece i comportamenti concretamente contestati.

La precisazione dell’ISPI: lo stage nel 2024

Sulle esperienze professionali del trentenne è intervenuto lo stesso Istituto per gli studi di politica internazionale. In una nota, riportata da Repubblica, l’ISPI ha precisato che Siher ha effettuato uno stage nel 2024 e che da allora non ha più collaborato con l’istituto.

La precisazione aggiorna il quadro rispetto alla biografia ancora consultabile online, che lo presenta come ricercatore tirocinante dell’Osservatorio sul Medio Oriente e Nord Africa. Una pagina biografica conservata nell’archivio non documenta necessariamente un incarico attuale.

Anche le collaborazioni giornalistiche vanno collocate nel tempo. Adnkronos riferisce di articoli pubblicati sul sito del Fatto Quotidiano nel 2024 e nel 2025, l’ultimo nel dicembre scorso, e di un singolo contributo per Il Foglio risalente a quattro anni fa. Non è quindi corretto trasformare automaticamente precedenti contributi in rapporti professionali continuativi ancora in corso.

Gli appuntamenti annunciati all’ultimo momento

Alla vigilia del 24 ottobre, la pagina del Movimento aveva comunicato l’annullamento dei punti di ritrovo già indicati, annunciando che nuove istruzioni sarebbero arrivate soltanto a ridosso delle manifestazioni.

Nel pomeriggio, secondo la ricostruzione del Fatto Quotidiano aggiornata alle 16.13, l’annuncio atteso per le 14.30 non era stato pubblicato. È un elemento della cronologia della giornata; da solo non chiarisce la struttura del movimento né l’eventuale presenza di altre persone nella gestione dei canali.

La ricostruzione delle responsabilità dovrà dunque tenere insieme messaggi, autori, tempi e comportamenti verificabili, senza sovrapporre automaticamente tutti i partecipanti alle proteste agli autori delle violenze. Gli sviluppi nelle diverse città sono raccolti nella diretta della Voce Nuova sulle manifestazioni del 24 ottobre.