Respinta la richiesta di custodia cautelare per il ricercatore trentenne, fermato con l’accusa di aver promosso il canale Telegram “Movimento 17 ottobre”. Esclusa l’aggravante del terrorismo, la giudice ha rilevato l’assenza di gravi indizi che lo colleghino all’organizzazione delle violenze in città. La premier attacca la decisione sui social.
Lo scontro tra politica e magistratura si riaccende dopo la scarcerazione di Youssef Siher. A intervenire è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che in un video pubblicato sui social ha contestato duramente la decisione della giudice di Milano di non convalidare il fermo e di non applicare misure cautelari nei confronti del ricercatore trentenne. Siher era stato fermato nella notte di sabato con l’accusa di essere il promotore del canale Telegram “Movimento 17 ottobre”, ritenuto dagli investigatori un punto di riferimento per le iniziative legate alle proteste e ai disordini che hanno accompagnato le manifestazioni milanesi del 17 e 18 ottobre, durante le quali si sono verificati episodi di devastazione e danni ad attività commerciali.
La premier ha definito «vergognosa» l’ordinanza, sostenendo che una decisione del genere finisca per «mortificare in modo insopportabile» l’attività delle forze dell’ordine, degli inquirenti e del ministero dell’Interno. Secondo Meloni, provvedimenti di questo tipo rischiano di indebolire la capacità dello Stato di tutelare i cittadini dagli episodi di violenza che colpiscono le città.
La decisione della gip e l’ipotesi di terrorismo
Al centro della vicenda c’è l’ordinanza della gip milanese Tiziana Landoni, che ha respinto la richiesta di custodia cautelare avanzata dalla Procura. Le contestazioni formulate dagli inquirenti comprendevano l’ipotesi di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità terroristica. La giudice ha disposto la liberazione di Siher senza l’applicazione di misure cautelari, escludendo in particolare che dagli elementi raccolti emergessero i presupposti per riconoscere l’aggravante del terrorismo.
Nelle motivazioni, la gip ha sottolineato la mancanza di «gravi indizi di colpevolezza». Secondo quanto riportato nell’ordinanza, nei messaggi attribuiti al ricercatore non si troverebbero riferimenti espliciti al ricorso alla violenza, né indicazioni che presentino le devastazioni avvenute a Milano come un modello da seguire per organizzare le proteste. I contenuti esaminati, stando alla ricostruzione della giudice, riguardavano piuttosto forme di disobbedienza civile e la preparazione di cortei contro le politiche del governo.
Il nodo: protestare non significa organizzare violenze
Un altro punto decisivo riguarda il presunto collegamento tra Siher e gli episodi di danneggiamento. Per la gip, gli elementi disponibili non dimostrerebbero che il trentenne abbia organizzato gruppi intenzionati a ricorrere alla forza o a colpire beni e attività commerciali. Non sarebbe stata inoltre provata un’attività di incitamento o istigazione alle condotte violente contestate. La decisione si fonda dunque sulla distinzione tra la promozione di iniziative di protesta, anche radicali, e la responsabilità penale per atti violenti. Si tratta di una valutazione giudiziaria sugli elementi raccolti in questa fase del procedimento, non di un giudizio generale sulla legittimità delle manifestazioni o sulle responsabilità di altre persone coinvolte nei disordini.
La presa di posizione di Meloni porta nuovamente in primo piano il confronto tra governo e magistratura sul contrasto alla violenza nelle piazze e sull’interpretazione delle condotte contestate agli indagati. Da una parte, l’esecutivo rivendica la necessità di tutelare chi interviene per garantire l’ordine pubblico; dall’altra, l’ordinanza richiama la necessità che le misure cautelari siano sostenute da elementi probatori sufficienti.
La vicenda di Siher si colloca così al centro di una discussione che investe due questioni distinte ma strettamente connesse: la risposta dello Stato agli episodi di violenza e il rispetto delle garanzie previste dalla legge nell’accertamento delle responsabilità individuali.
