In Israele gli elettori non scelgono direttamente il primo ministro: votano una lista per eleggere i 120 membri della Knesset. Tutto il Paese costituisce un unico collegio e i seggi sono distribuiti con un sistema proporzionale fra le liste che superano la soglia del 3,25% dei voti validi. Solo dopo lo scrutinio si apre la trattativa per formare un governo. È il passaggio decisivo per capire perché chi ottiene più voti non è automaticamente il prossimo premier.
In breve: una scheda per una lista, 120 seggi, sbarramento al 3,25%, nessun collegio territoriale e nessuna preferenza per i singoli candidati. Il presidente dello Stato consulta i partiti, affida a un deputato l’incarico di formare il governo e la Knesset vota la fiducia. Le elezioni per la ventiseiesima Knesset sono fissate per il 27 ottobre 2026.
In questa scheda: che cosa si elegge · chi e come vota · soglia e seggi · formazione del governo · crisi ed elezioni anticipate · domande frequenti · fonti.
Che cosa si elegge: la Knesset, non il premier
La Knesset è il Parlamento israeliano ed è composta da 120 deputati. La Legge fondamentale sulla Knesset definisce le elezioni generali, nazionali, dirette, eguali, segrete e proporzionali. «Nazionali» significa che l’intero Stato è un solo collegio elettorale: non esistono seggi riservati a un distretto di Tel Aviv, Haifa o Gerusalemme. «Dirette» significa che i cittadini eleggono direttamente il Parlamento; non significa che eleggano direttamente il capo del governo.
La legislatura dura in linea generale quattro anni, ma la Knesset può essere sciolta prima. È per questo che nel dibattito politico israeliano le elezioni anticipate tornano spesso. Il sistema resta parlamentare: il governo trae la propria legittimazione dalla fiducia della Knesset. La fase sperimentale in cui gli elettori votavano separatamente per il primo ministro riguardò le consultazioni del 1996, 1999 e 2001; quella formula fu abbandonata e dal 2003 non si usa più.
Chi può votare e che cosa trova sulla scheda
Hanno diritto di voto i cittadini israeliani che hanno compiuto 18 anni entro il giorno delle elezioni e figurano nelle liste elettorali. Il voto non è obbligatorio. Nella cabina elettorale si sceglie il contrassegno di una lista di candidati, lo si inserisce in una busta e si deposita la busta nell’urna. Lo scrutinio avviene manualmente.
Le liste sono bloccate: l’elettore non può cambiare l’ordine dei candidati né esprimere una preferenza per una persona. Chi occuperà i seggi ottenuti da una lista dipende dalla graduatoria depositata prima del voto. I partiti decidono come comporre le proprie liste secondo le rispettive regole interne: primarie, organi di partito o altri procedimenti. Più partiti possono presentarsi insieme in una lista comune.
Di norma si vota nel seggio assegnato in base all’indirizzo registrato. Esistono modalità speciali per soldati, persone ricoverate, detenuti e cittadini con limitazioni della mobilità. La maggior parte dei cittadini israeliani che si trova all’estero non può votare dall’estero: il voto nelle sedi diplomatiche è riservato a categorie ristrette previste dalla legge, come alcuni dipendenti pubblici e loro familiari. La Commissione elettorale centrale sovrintende al procedimento ed è presieduta da un giudice della Corte suprema.
Come i voti diventano seggi: il 3,25% e il metodo Bader-Ofer
Prima si contano i voti validi. Una lista entra nella ripartizione dei 120 seggi solo se raccoglie almeno il 3,25% dei voti validi nazionali. La soglia è stata applicata a partire dalle elezioni del 2015. I voti dati a liste che restano sotto non vengono trasferiti ad altre formazioni e non partecipano alla successiva attribuzione dei seggi.
Tra le liste che superano lo sbarramento, i mandati sono distribuiti in modo proporzionale. Prima si calcola una quota sulla base dei voti delle sole liste ammesse e si attribuiscono i seggi interi; quelli che restano sono assegnati con il metodo Bader-Ofer, una procedura per ripartire i resti vicina al metodo D’Hondt. Due liste possono stipulare prima del voto un accordo sui voti residui: l’accordo opera fra liste ammesse e non salva una lista che non abbia raggiunto il 3,25%.
Un esempio semplificato aiuta a leggere lo scrutinio: una lista che ottiene circa il 10% dei voti validi può aspettarsi all’incirca un decimo dei 120 seggi, ma il numero esatto dipende dai voti alle liste escluse, dagli arrotondamenti e dagli accordi sui resti. Il primo dato da osservare nella notte elettorale non è dunque soltanto chi arriva primo: conta anche quali alleati superano la soglia. Pochi decimali possono cambiare i rapporti fra i blocchi.
Come si forma il governo dopo le elezioni
Pubblicati i risultati, il presidente di Israele consulta i rappresentanti dei gruppi parlamentari e affida l’incarico di formare il governo a un membro della Knesset. Le indicazioni dei partiti pesano, ma non esiste un automatismo a favore del leader della lista più votata. Il criterio politico è la possibilità concreta di costruire una maggioranza capace di sostenere un esecutivo. Nel 2009, per esempio, l’incarico andò al leader della seconda lista per numero di seggi.
Il primo incaricato ha 28 giorni per negoziare una coalizione, con una proroga complessiva possibile di 14 giorni. Se fallisce, il presidente può incaricare un altro deputato, che ha 28 giorni senza proroga. In un’ulteriore fase, 61 membri della Knesset possono indicare un terzo candidato, al quale spettano 14 giorni. Se nessun tentativo riesce, si torna alle urne secondo la procedura prevista dalla Legge fondamentale sul governo.
Quando l’accordo è raggiunto, il governo presenta alla Knesset i ministri e il programma e chiede la fiducia. La legge non impone per questa prima investitura 61 voti favorevoli in ogni circostanza: può bastare una maggioranza dei voti espressi, rendendo giuridicamente possibile un governo di minoranza. Politicamente, però, una coalizione stabile punta di norma ad almeno 61 seggi su 120. La distinzione conta: 61 è la maggioranza assoluta della Knesset, ma non va confusa automaticamente con la soglia legale di qualsiasi votazione parlamentare.
La trattativa riguarda programma, ministeri e impegni fra partiti. Poiché una sola lista non ha mai ottenuto da sola la maggioranza assoluta, i governi israeliani sono nati da coalizioni. La frammentazione rende anche i partiti più piccoli potenzialmente decisivi: possono sostenere un blocco, chiedere condizioni per entrarvi o restarne fuori pur consentendo la nascita di un governo.
Che cosa accade se il governo perde sostegno
Una crisi politica non porta necessariamente a nuove elezioni. La Knesset può sostituire il governo con una sfiducia costruttiva: per riuscirci, almeno 61 deputati devono sostenere nello stesso voto un governo alternativo, con premier, ministri e linee programmatiche. È una soglia diversa dalla fiducia iniziale e serve a evitare che un esecutivo cada senza che ne esista un altro pronto a subentrare.
Le urne anticipate possono arrivare anche con una legge di scioglimento approvata dalla Knesset, per il mancato varo del bilancio entro i termini o dopo il fallimento dei tentativi di formare un governo. La legislatura, dunque, è prevista per quattro anni ma la sua durata effettiva dipende dalla tenuta delle coalizioni e dalle procedure costituzionali.
Come leggere i risultati del 27 ottobre 2026
Le elezioni per la ventiseiesima Knesset sono fissate al 27 ottobre 2026. Alla chiusura delle urne, proiezioni ed exit poll possono indicare tendenze, ma i rapporti definitivi dipendono dallo scrutinio completo, anche dei voti espressi nelle sezioni speciali. È utile distinguere tre numeri: voti alle singole liste, seggi effettivamente assegnati dopo lo sbarramento e seggi dei possibili alleati.
Un blocco può risultare primo senza poter governare; un partito con meno seggi può diventare l’ago della bilancia. Perciò titoli come «ha vinto le elezioni» richiedono una precisazione: ha vinto nei voti o può formare un governo? Sono due domande diverse. Il confronto con l’Italia va fatto con cautela: anche qui la questione della rappresentanza e della governabilità torna nelle riforme, come mostra la nostra analisi del dibattito sulla legge elettorale italiana, ma i meccanismi dei due Paesi non coincidono.
Le domande più frequenti
Gli israeliani votano Netanyahu o un altro candidato premier? No: votano una lista per la Knesset. Il presidente affida poi l’incarico di formare il governo a un deputato sulla base delle consultazioni e delle prospettive di ottenere la fiducia.
La lista più votata ottiene un premio di maggioranza? No. I seggi sono ripartiti proporzionalmente fra le liste sopra il 3,25%. Chi arriva primo può restare all’opposizione se un altro schieramento riesce a formare una coalizione.
Servono sempre 61 voti per diventare primo ministro? Non necessariamente nella votazione iniziale di fiducia, che può essere vinta da una maggioranza dei voti espressi. I 61 seggi restano il riferimento per una maggioranza parlamentare stabile e sono necessari per una sfiducia costruttiva.
Un cittadino israeliano all’estero può votare per posta? In generale no. Il voto fuori dal Paese è ammesso solo per categorie ristrette stabilite dalla legge, nelle sedi diplomatiche; gli altri elettori devono rientrare in Israele per votare.
Fonti e documenti
- Knesset: sistema elettorale, legislatura e Commissione elettorale centrale.
- Knesset: distribuzione dei 120 seggi e metodo Bader-Ofer.
- Knesset: procedura di formazione del governo.
- Commissione elettorale centrale: calendario delle elezioni del 27 ottobre 2026.
- Israel Democracy Institute: struttura della Knesset, liste e sistema proporzionale.
- Israel Democracy Institute: incarichi e fiducia per la formazione del governo.
- Israel Democracy Institute: diritto di voto e modalità di voto per la 26ª Knesset.
A cura della redazione della Voce Nuova · Ultima revisione: 26 ottobre 2026. Questa è una scheda di spiegazione delle regole vigenti alla data indicata; risultati e coalizioni del voto del 27 ottobre richiederanno aggiornamenti separati.
