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Stabilicum, il Senato approva la nuova legge elettorale: come funziona e cosa cambia per gli elettori

Il Senato ha approvato la nuova legge elettorale, il cosiddetto Stabilicum, con 113 voti favorevoli, 71 contrari e due astenuti. Il provvedimento deve ora tornare alla Camera per la terza lettura: se Montecitorio approverà lo stesso testo senza ulteriori modifiche, la riforma diventerà definitivamente legge. Il voto finale è atteso verosimilmente entro la prima settimana di ottobre.

La riforma modifica in maniera significativa il sistema con cui vengono eletti deputati e senatori. L’impianto è proporzionale, ma viene introdotto un consistente premio di governabilità per la coalizione che arriva prima e supera il 42% dei voti. Tornano inoltre, almeno parzialmente, le preferenze: gli elettori potranno scegliere alcuni dei candidati, mentre i capilista continueranno a essere determinati dai partiti.

Il risultato è un sistema che cerca di tenere insieme due esigenze tradizionalmente difficili da conciliare: rappresentare proporzionalmente il voto degli elettori e garantire una maggioranza parlamentare stabile a chi vince le elezioni. Per capire quali effetti potrebbe produrre, però, bisogna entrare nel funzionamento concreto della nuova legge.

Che cos’è lo Stabilicum

Il nome Stabilicum non è quello ufficiale della legge, ma l’etichetta con cui il nuovo sistema è stato progressivamente identificato nel dibattito politico. Il riferimento è alla sua finalità principale: aumentare la probabilità che dalle elezioni emerga una maggioranza sufficientemente solida da sostenere un governo per l’intera legislatura.

Il sistema mantiene una base proporzionale. In linea generale, quindi, i seggi vengono distribuiti in rapporto ai voti ottenuti dalle diverse liste e coalizioni. A questa struttura viene però sovrapposto un premio di governabilità destinato alla coalizione che arriva prima, a condizione che superi una determinata soglia.

La soglia fissata dal testo approvato dal Senato è il 42%. È uno dei punti centrali dell’intera riforma perché determina il confine tra una normale distribuzione proporzionale dei seggi e l’attribuzione del premio.

Come funziona il premio di maggioranza al 42%

Se una coalizione arriva prima e ottiene almeno il 42% dei voti, scatta il premio di governabilità. Alla coalizione vincente vengono assegnati 70 deputati e 35 senatori aggiuntivi, secondo le modalità previste dalla legge, con l’obiettivo di assicurarle una maggioranza parlamentare stabile.

Il premio non viene quindi attribuito semplicemente alla coalizione che prende più voti. Bisogna raggiungere almeno il 42%.

È una differenza fondamentale. Una coalizione potrebbe arrivare prima con il 39 o il 40% e non avere automaticamente diritto al premio. In quel caso la composizione del Parlamento dipenderebbe dalla distribuzione proporzionale dei seggi e diventerebbero determinanti i rapporti di forza tra i diversi partiti dopo il voto.

Il sistema cerca così di evitare che una coalizione con un consenso troppo distante dalla maggioranza assoluta possa ottenere attraverso il premio una rappresentanza parlamentare eccessivamente superiore ai voti ricevuti.

Cosa succede se nessuno raggiunge il 42%

Uno dei punti più importanti per gli elettori riguarda proprio lo scenario nel quale nessuna coalizione raggiunga la soglia prevista.

Nel corso della discussione politica era stata valutata l’ipotesi di un secondo turno tra le due coalizioni più votate. Il ballottaggio è però stato abbandonato.

Se nessuno raggiunge il 42%, dunque, non si torna alle urne per scegliere tra i primi due schieramenti. Il premio non scatta e prevale il meccanismo proporzionale previsto dalla legge.

Questo significa che il Parlamento potrebbe non avere una maggioranza precostituita e che, in uno scenario particolarmente frammentato, potrebbero diventare necessarie intese politiche successive alle elezioni per formare un governo.

È il principale limite alla promessa di stabilità contenuta nello stesso soprannome attribuito alla riforma: lo Stabilicum aumenta fortemente le possibilità di avere una maggioranza certa quando qualcuno supera il 42%, ma non può garantirla in qualsiasi scenario elettorale.

Il ritorno delle preferenze, ma soltanto in parte

L’altra grande novità riguarda il modo in cui vengono scelti i parlamentari.

La riforma introduce un ritorno parziale alle preferenze, superando almeno in parte il sistema delle liste interamente bloccate. L’elettore potrà quindi incidere sulla scelta di una parte dei candidati destinati a entrare in Parlamento.

Il ritorno alle preferenze non è però completo perché i capilista restano bloccati. Per queste posizioni decisive l’ordine viene stabilito dai partiti e l’elettore non può modificarlo attraverso la preferenza.

Si crea quindi un sistema misto all’interno delle stesse liste: una parte degli eletti continua a dipendere direttamente dalle scelte delle segreterie politiche, mentre per gli altri candidati aumenta il peso della decisione dell’elettore.

È un compromesso nato dopo un confronto particolarmente acceso all’interno della stessa maggioranza e rappresenta uno degli aspetti politicamente più delicati della riforma.

Cosa significa avere un capolista bloccato

Per capire la portata della norma bisogna chiarire cosa significhi concretamente capolista bloccato.

Quando un elettore vota una lista, il candidato collocato in testa non ha bisogno di ottenere preferenze personali per beneficiare della posizione assegnatagli dal partito. La sua possibilità di elezione dipende essenzialmente dal risultato della lista e dalle regole di attribuzione dei seggi.

Gli altri candidati devono invece competere attraverso le preferenze.

Il partito conserva così la possibilità di garantire una posizione privilegiata ad alcuni esponenti considerati strategici, mentre gli elettori acquistano maggiore potere sulla scelta degli altri parlamentari.

Per i sostenitori della soluzione è un equilibrio tra il diritto degli elettori a scegliere i propri rappresentanti e l’esigenza dei partiti di assicurare l’elezione di alcune figure. Per i critici, invece, una parte significativa della selezione dei parlamentari continua a rimanere nelle mani delle segreterie.

Il nodo della rappresentanza femminile

Proprio il sistema delle preferenze e dei capilista ha aperto anche una discussione sulla rappresentanza di genere.

Il tema non riguarda soltanto quante donne verranno candidate, ma soprattutto in quali posizioni. In un sistema nel quale una parte degli eletti è determinata dai capilista bloccati e un’altra dalla competizione sulle preferenze, le regole sulla composizione delle liste diventano decisive per stabilire quale possa essere l’effettiva presenza femminile nel prossimo Parlamento.

Le norme sulla parità e sull’alternanza devono quindi essere valutate insieme al meccanismo elettorale complessivo. La presenza formale di un numero equilibrato di uomini e donne nelle candidature, infatti, non garantisce automaticamente lo stesso equilibrio tra gli eletti se le posizioni con maggiore probabilità di successo vengono distribuite in maniera differente.

È uno degli effetti della riforma che potranno essere misurati pienamente soltanto quando i partiti costruiranno concretamente le proprie liste.

Perché è stata scelta la soglia del 42%

La soglia del 42% rappresenta il punto di equilibrio politico intorno al quale è stata costruita gran parte della riforma.

Una soglia troppo bassa avrebbe rischiato di attribuire una maggioranza parlamentare molto ampia a una coalizione sostenuta da una quota relativamente ridotta degli elettori. Una soglia troppo alta avrebbe invece reso il premio quasi impossibile da ottenere in un sistema politico caratterizzato da più schieramenti competitivi.

Il 42% viene quindi considerato dai promotori della riforma un livello sufficientemente alto da giustificare il premio e, contemporaneamente, realisticamente raggiungibile da una coalizione capace di vincere nettamente le elezioni.

Naturalmente questa valutazione è anche politica. La legge elettorale viene approvata sulla base di principi generali, ma partiti e coalizioni non possono ignorare i rapporti di forza esistenti nel momento in cui stabiliscono le soglie.

Ed è proprio per questo che ogni riforma elettorale italiana finisce inevitabilmente per essere letta anche attraverso le convenienze degli schieramenti che la approvano.

Un esempio concreto: cosa accade con il 43%

Immaginiamo che alle prossime elezioni una coalizione ottenga il 43% dei voti e sia la più votata.

Avendo superato la soglia del 42%, entrerebbe in funzione il meccanismo del premio previsto dalla legge. La coalizione beneficerebbe quindi dell’attribuzione dei seggi aggiuntivi stabiliti dallo Stabilicum, con l’obiettivo di raggiungere una maggioranza sufficientemente solida in Parlamento.

Se la stessa coalizione si fermasse invece al 41%, pur risultando nettamente prima rispetto agli avversari, il premio non scatterebbe.

Un solo punto percentuale potrebbe quindi modificare radicalmente gli equilibri parlamentari.

Nel primo caso dalle urne potrebbe uscire immediatamente una maggioranza di governo. Nel secondo, il risultato potrebbe rendere necessarie trattative successive tra partiti.

È questa la caratteristica più importante del nuovo sistema: la soglia del 42% non determina soltanto chi vince politicamente le elezioni, ma può determinare se dalle elezioni emerga o meno una maggioranza parlamentare autosufficiente.

Perché il ballottaggio è stato eliminato

Durante il lungo confronto sulla riforma era stata presa in considerazione anche una soluzione diversa: se nessuno avesse raggiunto la soglia, le due coalizioni più votate sarebbero potute andare a un secondo turno.

Il meccanismo avrebbe garantito quasi certamente l’individuazione di un vincitore e avrebbe rafforzato ulteriormente la logica maggioritaria della legge.

Questa ipotesi è però tramontata.

La scelta elimina il rischio che una coalizione inizialmente molto lontana dalla maggioranza dei voti possa ottenere al secondo turno un premio molto consistente, ma contemporaneamente lascia aperta la possibilità che dalle urne esca un Parlamento senza una maggioranza politica definita.

La riforma, quindi, non trasforma l’Italia in un sistema elettorale a doppio turno e non garantisce in ogni circostanza che il giorno successivo alle elezioni sia già possibile sapere quale maggioranza sosterrà il governo.

Non è l’elezione diretta del presidente del Consiglio

Un altro punto sul quale è facile generare confusione riguarda il rapporto tra la legge elettorale e la scelta del presidente del Consiglio.

Lo Stabilicum non introduce l’elezione diretta del premier.

L’Italia resta una Repubblica parlamentare e continuano ad applicarsi le regole previste dalla Costituzione: il presidente della Repubblica nomina il presidente del Consiglio e, su proposta di quest’ultimo, i ministri. Il governo deve poi ottenere la fiducia delle Camere.

La legge elettorale può rendere politicamente molto evidente quale sia il candidato alla guida del governo sostenuto dalla coalizione vincente, ma questo non equivale a trasformare il voto degli elettori in un’elezione diretta del presidente del Consiglio.

La distinzione è importante soprattutto nel caso in cui dalle urne non emerga una maggioranza autosufficiente.

Proporzionale e maggioritario insieme

Lo Stabilicum viene spesso descritto come un sistema proporzionale con premio di governabilità. È probabilmente la definizione più semplice per comprenderne la natura.

La parte proporzionale serve a rappresentare il peso elettorale dei diversi partiti. Il premio introduce invece un elemento maggioritario, perché modifica la distribuzione finale dei seggi a favore dello schieramento che supera la soglia stabilita.

È quindi un sistema ibrido.

La filosofia che lo sostiene è quella che accompagna da decenni il dibattito sulle leggi elettorali italiane: trovare un equilibrio tra rappresentanza e governabilità.

Se il sistema è troppo proporzionale, aumenta il rischio di maggioranze costruite dopo le elezioni e governi politicamente fragili. Se è troppo maggioritario, aumenta invece il rischio di trasformare una minoranza di voti in una maggioranza molto ampia di seggi.

Il 42% e il premio previsto dalla nuova legge rappresentano la risposta scelta dal Parlamento a questo dilemma.

Cosa cambia davvero per chi va a votare

Per l’elettore le novità possono essere riassunte in alcuni cambiamenti concreti.

Il voto continua innanzitutto ad avere una funzione proporzionale: il consenso ottenuto dalle liste determina la loro forza parlamentare. Ma se una coalizione supera il 42%, il risultato elettorale produce un effetto aggiuntivo attraverso il premio.

L’elettore torna inoltre ad avere la possibilità di incidere direttamente sulla scelta di una parte dei parlamentari attraverso le preferenze, pur senza poter modificare la posizione dei capilista bloccati.

Non è quindi un ritorno integrale ai sistemi di preferenza utilizzati in passato e non è neppure la conservazione delle liste completamente determinate dai partiti.

Per il cittadino significa avere più possibilità di scegliere chi mandare in Parlamento, ma non un controllo completo sulla composizione della delegazione eletta.

I punti critici della nuova legge

Come ogni sistema elettorale, anche lo Stabilicum presenta vantaggi e problemi.

Il principale argomento dei sostenitori è evidente: una coalizione che ottiene oltre il 42% avrebbe una forte legittimazione popolare e, grazie al premio, potrebbe disporre di una maggioranza sufficientemente stabile per governare senza dipendere da continue trattative parlamentari.

I critici contestano invece l’effetto di amplificazione prodotto dal premio. Una coalizione sostenuta da poco più di quattro elettori su dieci potrebbe ottenere una maggioranza parlamentare molto più ampia rispetto alla propria percentuale di voti.

C’è poi il problema opposto: se nessuno arriva al 42%, la promessa della governabilità viene meno e il sistema torna sostanzialmente a produrre una distribuzione proporzionale dalla quale potrebbe non emergere alcuna maggioranza.

Restano infine il peso dei capilista bloccati, gli effetti delle preferenze sulla competizione interna ai partiti e le conseguenze sulla rappresentanza di genere.

Perché la legge elettorale è politicamente decisiva

Le leggi elettorali non sono semplicemente strumenti tecnici utilizzati per trasformare voti in seggi. Influenzano il comportamento dei partiti ancora prima delle elezioni.

Una soglia del 42% accompagnata da un premio molto rilevante incentiva la formazione di coalizioni ampie. Per un partito medio o piccolo può infatti diventare più conveniente entrare in uno schieramento capace di avvicinarsi alla soglia piuttosto che presentarsi autonomamente.

La nuova legge potrebbe quindi modificare non soltanto il risultato delle prossime elezioni, ma anche il modo in cui centrodestra, centrosinistra e forze esterne ai due blocchi costruiranno le proprie alleanze.

Ogni punto percentuale guadagnato o perso in prossimità del 42% potrebbe assumere un valore molto superiore rispetto a quello che avrebbe in un sistema proporzionale puro.

Ed è proprio questo meccanismo a rendere la riforma particolarmente importante in vista delle prossime elezioni politiche.

Cosa succede adesso

Con il voto del Senato il percorso parlamentare è ormai vicino alla conclusione. Il testo è stato approvato con 113 sì, 71 no e due astensioni e deve tornare alla Camera perché le modifiche introdotte richiedono una nuova deliberazione di Montecitorio.

Quella sarà la terza lettura.

Se la Camera approverà il testo esattamente nella formulazione uscita dal Senato, non sarà necessario un nuovo passaggio a Palazzo Madama e la legge potrà concludere il proprio iter parlamentare. Il voto definitivo è atteso, secondo le indicazioni disponibili, entro la prima settimana di ottobre.

Se invece la Camera modificasse nuovamente anche una sola parte del provvedimento, il testo dovrebbe tornare ancora una volta al Senato. Per questo, arrivati a questa fase, l’obiettivo della maggioranza è chiudere l’iter senza ulteriori modifiche.

Lo Stabilicum non è dunque ancora legge definitiva, ma dopo il voto di Palazzo Madama manca ormai soltanto l’ultimo passaggio della Camera.

Ed è un passaggio tutt’altro che secondario: una volta approvata definitivamente, la riforma stabilirà le regole con le quali gli italiani sceglieranno il prossimo Parlamento e potrebbe determinare, attraverso quel decisivo 42%, se dalle urne uscirà immediatamente una maggioranza oppure se il governo dovrà essere costruito attraverso accordi successivi.

Fonti

  • Senato della Repubblica – Testo della riforma, emendamenti e documentazione parlamentare sulla nuova legge elettorale.
  • Camera dei deputati – Iter parlamentare e documentazione relativa alle precedenti letture del provvedimento.
  • ANSA – Esito della votazione al Senato del 15 settembre 2026.
  • Il Post – Ricostruzione del funzionamento dello Stabilicum