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Schlein: «Uno non vale uno». Il Pd rivendica la guida dell’alleanza e sfida Giorgia Meloni

ROMA – Un messaggio agli alleati, una rivendicazione del ruolo del Partito democratico e un duro attacco al governo di Giorgia Meloni. L’intervento di Elly Schlein alla Direzione nazionale del Pd mette al centro i prossimi passi per costruire l’alternativa progressista e, soprattutto, il nodo della leadership della coalizione. La segretaria dem parte dal programma e dagli equilibri tra le forze politiche che dovrebbero comporre l’alleanza. Il principio indicato è quello della condivisione, ma senza rinunciare a riconoscere il diverso peso elettorale dei partiti.

«Il programma si scrive con l’alleanza, sapendo bene che in quella discussione bisogna essere inclusivi ma anche che uno non è che vale uno», afferma Schlein. Poi rivendica il percorso compiuto dal Pd: «A noi non ci ha regalato niente nessuno, se siamo saldamente il primo partito di opposizione è perché ce lo siamo guadagnati con fatica, sudore e impegno a convincere le persone una per una». Secondo la segretaria, questo risultato si è tradotto in un consenso superiore a quello delle altre forze politiche di opposizione nelle recenti consultazioni: «Ci hanno consegnato il doppio dei voti delle altre forze politiche alle europee, alle regionali e alle comunali».

«Generosi sì, ingenui no»

Schlein ricorda anche la situazione del Pd all’inizio della sua segreteria e pone una domanda agli interlocutori interni ed esterni al partito. «Voglio solo fare una domanda, se fossimo rimasti a gennaio 2023, con il Partito democratico al 14% dei sondaggi, quindi seconda forza di opposizione, pensate che avremmo avuto lo stesso dibattito oggi? Io penso di no», ha affermato. Da qui la precisazione: «Generosi sì, ingenui no». Per Schlein, il riconoscimento del ruolo del partito più grande non rappresenterebbe un’affermazione di egemonia, ma una conseguenza del risultato elettorale. «In qualsiasi altro paese europeo non ci sarebbe stata questa discussione perché è normale che guidi il partito che prende un voto in più: non è egemonia, è democrazia». La linea indicata dalla segretaria è quindi chiara: «Prima il programma comune, poi la guida perché chi guida deve guidare l’intera alleanza non soltanto il suo partito».

«La coalizione esiste»

Schlein considera già avviato il processo di costruzione dell’alleanza progressista. «Oggi la coalizione esiste, siamo in grado di battere le destre e si sono superati steccati e diffidenze», sostiene. Il lavoro di confronto, però, non sarebbe ancora terminato. «Il cammino non è compiuto del tutto ma l’alternativa è già concreta e al lavoro», aggiunge. La segretaria risponde anche a chi, nelle ultime settimane, ha descritto il centrosinistra come ancora lontano da un’organizzazione comune: «Noi siamo pronti, possiamo partire anche subito. Basta che siamo tutti e basta che non partiamo da soli».

L’obiettivo è coinvolgere tutte le componenti dell’area progressista e anche realtà esterne ai partiti. «Il programma va affinato insieme a tutta l’alleanza progressista che già governa insieme nei territori, con tutti coloro che vogliono contribuire a costruire l’alternativa», spiega Schlein. E insiste sul metodo: «Per noi è irrinunciabile che questo percorso, come ho sempre detto in questi mesi, non si faccia chiusi nelle stanze dei partiti, ma si faccia tra le persone a confronto con il terzo settore, il mondo produttivo e sindacale».

Il percorso di ascolto e l’ipotesi primarie

Schlein ricorda di aver proposto agli alleati, dopo le elezioni regionali del 2025, un percorso comune di ascolto sul territorio. «Io ho proposto agli alleati a novembre dell’anno scorso 2025 dopo le regionali, un grande percorso di ascolto fatto insieme attraverso il paese», dice. La segretaria rivendica anche il lavoro svolto autonomamente dal Pd e richiama la mobilitazione legata al referendum: «Noi il nostro l’abbiamo fatto a febbraio, per essere pronti già il giorno dopo il referendum quando ho richiesto agli alleati di non disperdere quella grande mobilitazione popolare».

L’obiettivo, spiega, è intercettare anche quella parte di elettorato che negli ultimi anni si è avvicinata alle posizioni progressiste senza necessariamente votare Pd. Sul tema della leadership, Schlein non esclude il ricorso alle primarie: «Come ho sempre detto, se c’è qualcuno che non riconosce questo principio democratico», cioè che il candidato premier sia il leader del partito più grande, «noi siamo disponibili e pronti anche alle primarie e se le faremo, le vinceremo insieme». E aggiunge: «Non abbiamo paura del voto e non abbiamo paura della democrazia».

Programma comune, dal lavoro alla sanità

La segretaria chiede quindi alla Direzione il mandato per portare al tavolo dell’alleanza le proposte del Pd e lavorare alla definizione di un programma comune. «Ora dobbiamo affinare il programma comune affinché sia un patto vincolante per tutte e per tutti, un patto che facciamo anzitutto con il Paese, con gli italiani», afferma. Secondo Schlein, la coalizione può partire da un terreno già in parte condiviso: «Non partiamo da zero, partiamo dalle tante proposte sostenute insieme in questi anni, sul lavoro e sulla politica industriale, sulla sanità e sulla scuola, sulla sicurezza e sui diritti».

Ucraina, «troveremo una sintesi nel centrosinistra»

La politica estera rimane uno dei dossier sui quali le forze dell’opposizione presentano posizioni differenti. Schlein, però, invita a considerare anche ciò che unisce i diversi partiti. «Sulla politica estera è più quello che ci ha visto uniti di ciò che ci divide e su cui discuteremo e sono sicura che troveremo una sintesi alta», afferma. Il riferimento riguarda anche la posizione sull’Ucraina. La segretaria riconosce l’esistenza di «punti di vista differenti e dirimenti», ma aggiunge: «Se non fosse così saremmo un solo partito».

Lo scontro sulla legge elettorale

Dalla coalizione di centrosinistra alla maggioranza di governo. Schlein dedica un passaggio importante anche alla legge elettorale, contestando il metodo seguito dal centrodestra. «Hanno paura di perdere perché la novità siamo noi, c’è una alleanza compatta che può battere la destra. È una legge sbagliata contro cui continueremo a lottare», sostiene. Poi l’attacco diretto alla presidente del Consiglio: «L’unica priorità di Giorgia Meloni è la legge elettorale. La maggioranza cerca di costruirsi regole su misura a colpi di fiducia».

Schlein contesta inoltre la scelta di ricorrere alla fiducia su una materia che, ricorda, la stessa Meloni avrebbe considerato in passato di competenza parlamentare.

«Meloni mi ha chiesto una cosa vera, gliene dico dieci»

Il passaggio più duro nei confronti dell’esecutivo riguarda però l’economia e le condizioni sociali del Paese. «È notizia proprio di ieri che l’inflazione è arrivata al 4,2% e si sta letteralmente mangiando i salari degli italiani», afferma Schlein. Poi riprende una frase pronunciata nei giorni precedenti dalla premier: «Siccome Giorgia Meloni recentemente mi ha chiesto di dirle una cosa vera, io gliene sto dicendo 10 coi numeri alla mano perché i numeri sono testardi e non sono di sinistra». La segretaria dem elenca quindi una serie di dati e problemi che, nella sua lettura, rappresenterebbero il bilancio del governo: pressione fiscale, salari, costo dell’energia, povertà, liste d’attesa e natalità. «Dicevate che avreste abbassato le tasse siamo al record di pressione fiscale degli ultimi 12 anni», afferma, sostenendo inoltre che l’Italia abbia «gli stipendi tra i più bassi d’Europa» e un costo dell’energia particolarmente elevato.

Schlein cita anche il numero delle persone in povertà assoluta e quelle che rinunciano alle cure, collegando il problema alla difficoltà di accesso ai servizi sanitari. Sul fronte demografico sottolinea invece il calo delle nascite: «Nel 2025 sono nati 355.000 bambini, è il numero più basso dal dopoguerra». Secondo la leader Pd, il calo delle nascite non sarebbe riconducibile alla sola dimensione culturale o valoriale, ma soprattutto alle condizioni economiche e sociali. Tra i fattori indicati ci sono precarietà del lavoro, difficoltà per i giovani, accesso alla casa, carenza di asili nido e penalizzazioni delle madri sul mercato del lavoro. La sintesi politica è molto dura: «Più tasse più debito, caro vita alle stelle, stipendi bassi e nessuna crescita questa è l’eredità che lasciano».

«Prendete atto che avete fallito e andate a casa»

Da qui l’affondo rivolto direttamente al governo: «Prendete atto che avete fallito e andate a casa, prima si vota e meglio è per l’Italia», dice Schlein. La segretaria contesta anche l’idea che la permanenza al governo rappresenti di per sé una garanzia di stabilità positiva per il Paese. «Se la stabilità è immobilismo non si fa il bene del Paese. Si può stare a lungo a Palazzo Chigi mentre il Paese resta fermo, quello che ha fatto Meloni», sostiene. E aggiunge: «Pensate a che occasione storica ha sprecato Giorgia Meloni. Con quei numeri, con quella maggioranza poteva cambiare tutto, fare riforme coraggiose e sono riusciti a non fare nulla che cambiasse in meglio la vita degli italiani».

«La sorpresa saremo noi»

Nella parte conclusiva del suo intervento, Schlein parla anche delle resistenze che, a suo giudizio, accompagnano la possibilità di un futuro governo progressista. «Siamo a un passaggio decisivo per il nostro partito, la nostra comunità e per tutto il centrosinistra. Abbiamo davanti mesi che decideranno il futuro dell’Italia e dell’Europa e dobbiamo affrontarlo con senso di responsabilità, serietà e con quella unità che è stata la nostra più grande forza». Poi il riferimento a quelli che definisce gli ambienti contrari a un governo di centrosinistra: «Che ci sia un pezzo di establishment che non vuole un governo progressista, non è una novità, è la storia di questo paese».

Schlein rivendica quindi l’autonomia del Pd: «C’è chi vorrebbe condizionarci e darci la linea da fuori, c’è chi vorrebbe scegliere per noi, cercano di entrarci in casa ogni giorno per dividerci e per fare i comodi loro. Ecco: troveranno questa porta chiusa e troveranno la nostra comunità sempre più coesa». La segretaria guarda quindi alle prossime elezioni e ribadisce la strada scelta: «Noi andremo al governo solo vincendo le elezioni con la nostra alleanza progressista che vi piaccia o non vi piaccia».

«Avevano scommesso che non sarei durata sei mesi»

Nella parte finale Schlein torna sul percorso compiuto dal Pd sotto la sua segreteria e rivendica la tenuta del partito. «In questi anni avevano scommesso che ci saremmo scissi e invece siamo più uniti che mai, che non sarei durata 6 mesi e invece per la prima volta una segretaria arriva a fine mandato». La leader dem cita anche il lavoro svolto per costruire l’alternativa alla maggioranza: «Avevano scommesso che litigi e divisioni ci avrebbero impedito di costruire una alternativa e invece il Pd la guida». Ma il percorso, sottolinea, non è ancora terminato: «Abbiamo fatto tutto questo insieme ma non basta, manca l’ultimo miglio, il più importante, andare insieme e uniti fino alla vittoria. Non ci hanno fermato fino a qui e non lo faranno adesso».

La replica di Meloni: «Elenca dieci falsità»

La risposta di Giorgia Meloni arriva sui social: «Elly Schlein risponde oggi a una domanda che le ho fatto quasi due settimane fa. Con questi ritmi ce la vedo bene a risolvere i problemi degli italiani», scrive la presidente del Consiglio. Poi la premier replica direttamente all’elenco di accuse presentato dalla segretaria dem: «P.S. Ah, e ovviamente lo fa elencando dieci falsità». Il confronto tra le due leader si inserisce così in una fase politica nella quale il centrosinistra deve ancora definire nei dettagli il proprio progetto comune. Schlein ha indicato una sequenza precisa: prima il programma, poi la leadership.

Il Pd, da parte sua, rivendica il proprio peso all’interno dell’opposizione e la possibilità di esprimere la guida della coalizione in ragione del consenso ottenuto. Allo stesso tempo, la segretaria ha lasciato aperta la strada delle primarie qualora tra gli alleati non ci fosse un accordo. Il prossimo terreno di confronto sarà dunque quello della costruzione dell’alleanza: mettere insieme le diverse posizioni, definire un programma condiviso e stabilire il metodo con cui individuare la leadership del centrosinistra.