Secondo due funzionari statunitensi citati dalla Cnn, le forze americane in Medio Oriente sarebbero già in grado di avviare nuovi attacchi entro quattro giorni dal via libera della Casa Bianca. Tra i possibili obiettivi anche infrastrutture energetiche e siti nucleari. Teheran e gli Houthi potrebbero reagire colpendo interessi Usa nella regione.
Gli Stati Uniti starebbero preparando la possibilità di una nuova offensiva militare contro l’Iran, con forze dispiegate in Medio Oriente che potrebbero entrare in azione entro 96 ore dall’eventuale ordine del presidente Donald Trump. È quanto riferisce la Cnn, citando due funzionari americani secondo i quali nella regione sarebbero già presenti risorse sufficienti per condurre operazioni di ampia portata.
Al momento non si tratta di un attacco annunciato né di un ordine confermato della Casa Bianca. Le informazioni raccolte dall’emittente descrivono una capacità operativa e una pianificazione militare che potrebbero tradursi in un’azione concreta qualora Trump decidesse di autorizzarla.
Secondo le fonti citate dalla Cnn, l’eventuale campagna andrebbe oltre i raid limitati contro radar, sistemi di lancio e altre infrastrutture militari, strutture che possono essere ripristinate in tempi relativamente brevi. L’ipotesi sul tavolo sarebbe quella di un’operazione più estesa, con obiettivi di maggiore rilevanza strategica.
«Sarà un grande sforzo», avrebbe spiegato uno dei funzionari americani all’emittente. Anche altri interlocutori, in servizio o in pensione e con conoscenze dirette della pianificazione militare, considererebbero concreta la possibilità di una nuova offensiva. Resta però incerto se e quando il presidente deciderà di dare il via libera: secondo le valutazioni riportate dalla Cnn, una decisione potrebbe arrivare entro la fine dell’anno, con un’eventualità ritenuta più probabile dopo le elezioni di metà mandato negli Stati Uniti.
Quali sarebbero gli obiettivi degli Stati Uniti
Il Pentagono e il Comando Centrale americano avrebbero predisposto un ampio ventaglio di possibili obiettivi. La lista comprenderebbe installazioni militari, infrastrutture energetiche e impianti legati al programma nucleare iraniano. L’estensione degli obiettivi potenziali rifletterebbe la complessità di un’operazione che, secondo le fonti citate, non si limiterebbe a colpire strutture facilmente riparabili. I funzionari americani riconoscono tuttavia che una nuova campagna potrebbe rivelarsi più difficile rispetto a precedenti operazioni: le forze iraniane avrebbero acquisito una maggiore familiarità con le tattiche statunitensi e potrebbero quindi rendere più complicato individuare e neutralizzare tutti i bersagli.
Il Pentagono, da parte sua, ha richiamato il proprio ruolo istituzionale nella preparazione delle opzioni militari. «Il Dipartimento è un’organizzazione di pianificazione», ha dichiarato un alto funzionario alla Cnn, spiegando che il suo compito consiste nello sviluppare e attuare le opzioni eventualmente ordinate dal presidente. La precisazione non equivale a una conferma dell’imminenza di un attacco. Indica piuttosto che la pianificazione di possibili scenari militari rientra nelle attività delle strutture di difesa americane.

Iran e Houthi, il rischio di una risposta contro gli Usa
Uno degli elementi più delicati riguarda le possibili conseguenze di una nuova offensiva. Secondo due fonti informate sulle valutazioni dell’intelligence americana, sia l’Iran sia i ribelli Houthi dello Yemen considererebbero seriamente la possibilità di nuovi attacchi statunitensi e, potenzialmente, israeliani. In caso di raid contro il territorio iraniano, Teheran e gli Houthi potrebbero rispondere prendendo di mira personale e infrastrutture degli Stati Uniti nella regione. Le conseguenze, secondo le valutazioni riferite alla Cnn, potrebbero estendersi anche oltre il Medio Oriente. Le fonti citate dall’emittente segnalano inoltre un’intensificazione degli sforzi iraniani per colpire il personale americano e un avanzamento delle attività di pianificazione in Medio Oriente e in altri Paesi.
Si tratta di indicazioni attribuite a valutazioni dell’intelligence statunitense, che non costituiscono di per sé la prova che un attacco sia stato deciso o che una rappresaglia sia inevitabile.
Trump davanti alla scelta: preparativi e tempi ancora incerti
Il quadro descritto dalla Cnn restituisce una situazione di preparazione militare avanzata, ma lascia aperti gli interrogativi fondamentali: se Trump autorizzerà l’operazione, quali obiettivi sceglierà e quali conseguenze potrebbe avere una nuova escalation. Le 96 ore rappresentano il tempo indicato dalle fonti per la possibile attivazione delle forze americane dopo un eventuale ordine presidenziale, non un conto alla rovescia già iniziato. Anche la finestra temporale ipotizzata per una decisione (entro la fine dell’anno e forse dopo le elezioni di metà mandato) resta una valutazione attribuita agli interlocutori della Cnn, non un calendario ufficiale. Per ora, dunque, il dato centrale è la capacità degli Stati Uniti di preparare un’operazione su vasta scala e il rischio che un nuovo attacco possa allargare il confronto, coinvolgendo interessi americani nella regione e aprendo un ulteriore fronte di instabilità.
