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Elezioni Israele, sfida tra Netanyahu ed Eisenkot: affluenza in crescita e rebus maggioranza

Urne aperte per eleggere i 120 membri della Knesset. Il premier uscente cerca un nuovo mandato, mentre l’opposizione punta a cambiare gli equilibri politici. Ma i sondaggi non assegnano a nessuno dei due blocchi i numeri necessari per governare da solo.

Israele torna alle urne in una giornata decisiva per il futuro politico del Paese. Oggi, martedì 27 ottobre, oltre 7,3 milioni di cittadini sono chiamati a eleggere i 120 membri della Knesset, il Parlamento israeliano. La sfida è tra il Likud del primo ministro Benjamin Netanyahu e Yashar, il partito centrista guidato dall’ex capo di Stato maggiore Gadi Eisenkot. Sullo sfondo, una situazione di sicurezza ancora tesa e una campagna elettorale dominata dal confronto sulla leadership nazionale.

I seggi sono aperti dalle 7 alle 22, ora locale. I primi dati diffusi dalla Commissione elettorale indicano una partecipazione in aumento: alle 10 l’affluenza era del 16,68%, contro il 15,9% registrato alla stessa ora nelle elezioni del 2022. Un segnale da seguire, anche se sarà necessario attendere i dati successivi per capire se questa tendenza si tradurrà in una maggiore mobilitazione complessiva.

Herzog: «Una festa della democrazia»

Isaac Herzog ha votato a Gerusalemme insieme alla moglie Michal, invitando i cittadini a partecipare senza lasciare spazio a intimidazioni o interferenze. «Spero che questa sia una vera festa della democrazia. Non si può permettere a nessuno di rovinarla o minarla», ha dichiarato.

Herzog ha definito il voto un diritto fondamentale e un’occasione in cui tutti i cittadini possono far sentire la propria voce. Parole pronunciate in un clima particolarmente delicato, mentre la sicurezza e la gestione del conflitto restano temi centrali nel dibattito pubblico.

La tensione in Cisgiordania pesa sulla campagna

A complicare ulteriormente il quadro è la nuova escalation in Cisgiordania. Dopo un attacco a un checkpoint nel quale sono morti due soldati israeliani, l’esercito ha avviato un’operazione militare su vasta scala nell’area di Hebron, disponendo chiusure, perquisizioni e arresti. Le autorità israeliane sostengono che l’obiettivo sia smantellare le reti responsabili degli attacchi e individuare armi e militanti.

Le autorità palestinesi denunciano invece misure punitive che colpiscono anche la popolazione civile. Le operazioni si inseriscono in un contesto segnato dall’espansione degli insediamenti israeliani e dalle crescenti tensioni tra coloni e palestinesi.

Netanyahu contro Eisenkot: nessuno ha la vittoria in tasca

Il vero nodo delle elezioni, tuttavia, potrebbe emergere soltanto dopo la chiusura delle urne. Le rilevazioni della vigilia descrivono infatti un Parlamento frammentato, nel quale nessuno dei due schieramenti sembra avere una strada sicura verso la maggioranza assoluta di 61 seggi.

Secondo un sondaggio citato da Maariv, il blocco legato a Netanyahu si fermerebbe a 48 seggi, mentre le forze di opposizione ne otterrebbero 54. Ai partiti arabi andrebbero altri 14 seggi. Yashar sarebbe accreditato di 21 deputati, contro i 19 del Likud; la formazione dell’ex premier Naftali Bennett arriverebbe a 15. Per Eisenkot, dunque, la sfida non consiste soltanto nel superare Netanyahu, ma nel trovare alleati sufficienti a costruire un governo. La difficoltà principale riguarda il possibile sostegno delle formazioni arabe, un’ipotesi che incontra resistenze in una parte dell’opposizione. Netanyahu, dal canto suo, punta sulla sicurezza nazionale e sulla propria esperienza alla guida del Paese.

Come si forma il nuovo governo

Gli israeliani non votano direttamente il primo ministro, ma scelgono una lista di partito. Per entrare alla Knesset, ogni formazione deve superare la soglia del 3,25% dei voti validi. I seggi vengono poi distribuiti proporzionalmente. Dopo la proclamazione dei risultati, Herzog consulterà i rappresentanti dei partiti e affiderà l’incarico al candidato che riterrà maggiormente in grado di formare una coalizione.

Il successo elettorale, quindi, non garantisce automaticamente il governo: decisive saranno le trattative tra le diverse forze politiche. È questo il paradosso del voto israeliano: si può arrivare primi senza riuscire a governare. E mentre Netanyahu cerca di conservare il potere ed Eisenkot tenta di costruire un’alternativa, il risultato potrebbe aprire una lunga fase di negoziati. Con il rischio, se nessuno riuscirà a raccogliere i consensi necessari, di un nuovo stallo politico.