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IL RETROSCENA

Meloni e il voto anticipato: l’indiscrezione sulla primavera che cambia gli scenari

Le indiscrezioni su un possibile passo indietro della premier riaprono il dossier elezioni anticipate. Sul tavolo c’è una data che potrebbe ridisegnare il calendario politico e intrecciare il voto nazionale con le amministrative nelle grandi città.

A Palazzo Chigi, almeno per ora, la linea ufficiale non cambia: la legislatura deve arrivare alla sua scadenza naturale, prevista nell’autunno del 2027. Eppure, dietro le dichiarazioni pubbliche, circola uno scenario che potrebbe rimettere in discussione il calendario politico dei prossimi mesi. Al centro delle indiscrezioni c’è Giorgia Meloni e una possibile decisione da prendere in primavera, con conseguenze dirette sulla data delle prossime elezioni.

A rilanciare l’ipotesi è la Repubblica, secondo cui la presidente del Consiglio italiana potrebbe valutare le dimissioni dopo il Consiglio europeo in programma a Roma a marzo, in occasione delle celebrazioni legate ai Trattati di Roma, firmati nel 1957 e considerati uno degli atti fondativi del percorso d’integrazione europea. È bene precisarlo: si tratta di un’indiscrezione, non di una decisione annunciata dal governo. Ma l’eventualità apre una serie di interrogativi sulle strategie della maggioranza e sulle scadenze elettorali.

Il possibile incastro con le amministrative

Se lo scenario prendesse forma, il voto per il rinnovo del Parlamento potrebbe essere anticipato a maggio. Una seconda possibilità sarebbe quella di concentrare le elezioni politiche e quelle amministrative in un’unica tornata a giugno, attraverso il cosiddetto election day.

In quel caso, gli italiani sarebbero chiamati a scegliere non soltanto i nuovi rappresentanti in Parlamento, ma anche diversi sindaci. Tra le città coinvolte figurano Milano, Torino, Roma, Napoli e Bologna: centri strategici, nei quali la partita locale avrebbe inevitabili riflessi sugli equilibri nazionali. L’eventuale anticipo, dunque, non riguarderebbe soltanto la data delle urne. Potrebbe diventare anche un passaggio decisivo per organizzare le candidature, definire gli accordi tra gli alleati e impostare la campagna elettorale.

Perché il calendario è un problema

C’è poi una questione tecnica che pesa sulle valutazioni. Per arrivare al voto dopo lo scioglimento delle Camere sono necessari tempi previsti dalla legge, generalmente compresi tra 45 e 60 giorni. Rispettare le scadenze senza anticipare la consultazione potrebbe rendere più complicata la gestione del calendario. Il rischio, nello scenario descritto, sarebbe quello di spostare le elezioni verso la fine dell’anno, in coincidenza con la fase più delicata per l’approvazione della legge di Bilancio. Una sovrapposizione che potrebbe ridurre lo spazio di manovra del Parlamento uscente e lasciare al successivo governo tempi stretti per intervenire sulle scelte economiche.

Intanto, un altro elemento sembra già definito: Carlo Nordio ha dichiarato che non intende tornare a ricoprire l’incarico di ministro della Giustizia in un eventuale nuovo esecutivo.

La partita parallela nelle grandi città

Sul fronte del centrodestra resta aperto anche il capitolo delle candidature alle amministrative. Le scelte dei nomi dovranno tenere insieme le ambizioni dei singoli partiti e la necessità di presentarsi con candidati condivisi. A Milano, la Lega starebbe puntando su Silvia Sardone, mentre Fratelli d’Italia e Forza Italia avrebbero orientamenti differenti. A Napoli, tra i nomi citati figura quello di Pasquale Perrone Filardi, presidente della Società italiana di cardiologia. Per Roma viene indicata Roberta Angelilli, vicepresidente della Regione Lazio, mentre a Torino circola il nome di Maurizio Marrone.

Sono ipotesi ancora da verificare e accordi che, allo stato attuale, non possono essere considerati definitivi. Ma è proprio qui che i due dossier potrebbero incontrarsi: la data del voto nazionale e la scelta dei candidati nelle città più importanti. Per ora, la scadenza ufficiale della legislatura resta quella dell’autunno 2027. La domanda è se il calendario politico resterà quello previsto o se, nei prossimi mesi, matureranno condizioni per anticipare la sfida elettorale. La risposta, almeno per il momento, resta affidata alle indiscrezioni e alle prossime mosse della maggioranza.