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Come funziona davvero Schengen: cos’è, quali Paesi ne fanno parte e quando possono tornare i controlli

Schengen Come Funziona

L’Area Schengen è uno dei pilastri dell’integrazione europea e permette a milioni di persone di spostarsi ogni giorno senza controlli sistematici alle frontiere interne. Ma cosa significa realmente far parte di Schengen? Quali Paesi vi aderiscono? È vero che uno Stato può sospendere il trattato quando lo ritiene necessario? E cosa succede durante una crisi migratoria o un’emergenza per la sicurezza?

Negli ultimi anni il nome di Schengen è tornato spesso al centro del dibattito politico europeo, soprattutto in occasione di attentati terroristici, della pandemia di Covid-19 e delle più recenti crisi migratorie. Per capire cosa può fare davvero uno Stato membro è necessario distinguere tra il trattato, l’area di libera circolazione e le deroghe previste dalla normativa europea.

📌 APPROFONDIMENTO DI ATTUALITÀ

La crisi migratoria di Ceuta ha riportato Schengen al centro del dibattito europeo. Dopo l’arrivo di decine di migliaia di migranti nell’enclave spagnola, l’Italia ha reintrodotto temporaneamente i controlli sui collegamenti con la Spagna. Ma cosa cambia davvero per chi viaggia? Lo abbiamo spiegato in questo approfondimento:

👉 Controlli tra Italia e Spagna: cosa cambia davvero dopo la crisi di Ceuta

Che cos’è l’Area Schengen

L’Area Schengen è uno spazio di libera circolazione delle persone nel quale, in condizioni ordinarie, vengono eliminati i controlli alle frontiere interne tra gli Stati aderenti.

L’obiettivo è consentire ai cittadini europei e ai viaggiatori autorizzati di spostarsi da un Paese all’altro senza dover esibire il passaporto o sottoporsi ai controlli di frontiera ogni volta che attraversano un confine.

Il nome deriva dal piccolo comune di Schengen, in Lussemburgo, dove il 14 giugno 1985 venne firmato il primo accordo tra cinque Paesi europei: Belgio, Francia, Germania Ovest, Lussemburgo e Paesi Bassi.

Negli anni successivi il progetto si è progressivamente ampliato fino a diventare una delle conquiste più importanti dell’integrazione europea.

Quanti Paesi fanno parte di Schengen

Oggi l’Area Schengen comprende quasi tutti gli Stati dell’Unione europea, ai quali si aggiungono alcuni Paesi che non fanno parte dell’Ue ma hanno aderito agli accordi.

Ne fanno parte, tra gli altri:

  • Italia
  • Francia
  • Germania
  • Spagna
  • Portogallo
  • Austria
  • Belgio
  • Paesi Bassi
  • Lussemburgo
  • Grecia
  • Svezia
  • Finlandia
  • Danimarca
  • Polonia
  • Repubblica Ceca
  • Slovacchia
  • Slovenia
  • Ungheria
  • Croazia
  • Estonia
  • Lettonia
  • Lituania
  • Malta

Fanno inoltre parte di Schengen anche Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein, pur non essendo membri dell’Unione europea.

Alcuni Stati dell’Ue, invece, applicano ancora regole diverse o non partecipano pienamente al sistema.

Schengen e Unione europea non sono la stessa cosa

Uno degli equivoci più frequenti consiste nel ritenere che Unione europea e Area Schengen coincidano.

In realtà si tratta di due cose completamente diverse. L’Unione europea è un’organizzazione politica ed economica. Schengen è invece un accordo sulla libera circolazione.

Per questo motivo esistono Stati dell’Ue che non partecipano integralmente a Schengen ed esistono Paesi esterni all’Unione europea che invece ne fanno parte.

Si può sospendere Schengen?

Sì, ma non nel senso che spesso viene utilizzato nel dibattito politico.

Uno Stato non può uscire unilateralmente da Schengen per qualche giorno, ma può reintrodurre temporaneamente i controlli alle frontiere interne, come previsto dal Codice Frontiere Schengen.

Questa possibilità è prevista solo in circostanze particolari.

Tra queste:

  • grave minaccia alla sicurezza nazionale;
  • terrorismo;
  • grandi eventi internazionali;
  • emergenze sanitarie;
  • crisi migratorie eccezionali.

La misura deve essere temporanea, proporzionata e motivata.

La Commissione europea viene informata e monitora la situazione.

Che cosa succede quando vengono ripristinati i controlli

Quando uno Stato decide di ripristinare temporaneamente i controlli, la libera circolazione non viene abolita.

Semplicemente tornano i controlli di polizia alle frontiere.

Chi viaggia può essere fermato, identificato e sottoposto alle verifiche previste dalle autorità.

Nella maggior parte dei casi si tratta di misure limitate nel tempo.

Perché Schengen torna spesso al centro del dibattito

Negli ultimi anni diversi governi europei hanno reintrodotto controlli temporanei.

È accaduto durante:

  • gli attentati terroristici in Europa;
  • la pandemia di Covid-19;
  • alcune crisi migratorie;
  • grandi eventi internazionali;
  • emergenze legate alla sicurezza.

Ogni volta il dibattito politico si riaccende perché occorre trovare un equilibrio tra la libertà di circolazione e la tutela della sicurezza.

Il caso di Ceuta

La crisi migratoria esplosa nell’enclave spagnola di Ceuta ha riportato Schengen al centro dell’attualità.

Pur appartenendo alla Spagna, Ceuta si trova nel continente africano e segue un regime particolare. I collegamenti verso la Spagna continentale sono già soggetti a specifici controlli e chi entra irregolarmente nell’enclave non può raggiungere liberamente il resto dell’Europa.

Proprio per questo molti governi europei hanno sostenuto che la crisi di Ceuta non rappresentasse automaticamente un rischio per l’intero spazio Schengen, mentre altri Stati hanno ritenuto opportuno rafforzare temporaneamente i controlli interni come misura precauzionale.

Qual è il futuro di Schengen

La libera circolazione resta uno dei principi fondamentali dell’integrazione europea, ma negli ultimi anni è stata messa alla prova da terrorismo, pandemia, guerre e immigrazione irregolare.

L’Unione europea continua a lavorare per rafforzare la protezione delle frontiere esterne e migliorare la cooperazione tra gli Stati membri, cercando di preservare uno dei diritti più apprezzati dai cittadini europei: la possibilità di viaggiare senza frontiere interne.

Domande frequenti

Schengen è un trattato?

Sì. Nasce dall’Accordo di Schengen del 1985 e dalla successiva Convenzione di applicazione del 1990. Oggi le sue regole sono integrate nel diritto dell’Unione europea.

Si può viaggiare senza passaporto?

Tra i Paesi Schengen, normalmente è sufficiente un documento d’identità valido, salvo eventuali controlli temporanei reintrodotti dagli Stati.

Un Paese può chiudere le frontiere quando vuole?

No. Può reintrodurre controlli temporanei solo nei casi previsti dal Codice Frontiere Schengen e rispettando condizioni precise di necessità, proporzionalità e durata.

Schengen riguarda anche merci e servizi?

No. Schengen disciplina principalmente la circolazione delle persone. La libera circolazione di merci, servizi e capitali deriva invece dal mercato unico dell’Unione europea.

📌 APPROFONDIMENTO DI ATTUALITÀ

La crisi migratoria di Ceuta ha riportato Schengen al centro del dibattito europeo. Dopo l’arrivo di decine di migliaia di migranti nell’enclave spagnola, l’Italia ha reintrodotto temporaneamente i controlli sui collegamenti con la Spagna. Ma cosa cambia davvero per chi viaggia? Lo abbiamo spiegato in questo approfondimento:

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